2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il sole dei morenti – Jean-Claude Izzo

IL SOLE DEI MORENTI
Jean-Claude Izzo
Traduzione di F. Doriguzzi

E/O 2004 

Torno a Izzo per l’ultima volta, in questa specie di tributo che gli ho voluto dedicare. Ci torno per ascoltare ancora quella sua voce che diffonde un calore che penetra nel petto e nella pancia man mano che volti le pagine, riempie il palato e si infila giù per la laringe, l’esofago, fino allo stomaco, dove inizia a diffondere i colori e i profumi del mare e delle donne.

A Izzo si torna per ascoltarlo mentre ti racconta i tuoi pensieri, proprio i tuoi, i tuoi ricordi e le tue sensazioni. Quelle sentite sulle mani, sulla lingua e negli occhi, un giorno, una volta, un’altra vita. Quelle che rimpiangi e hanno lasciato un vuoto. E quelle che rincorri ancora, in qualche modo. Donne, compagne, amori svaniti, sfasciati, vita che fu, tutto ciò che si è dileguato, ma che continua a ritornare, come un’immagine tremula nella luce trasparente del mare all’alba sul golfo di Marsiglia, che colora di azzurro i tetti delle case e di rosa il cielo.

Questa è la lettura maschile di Izzo. Ce ne è una anche femminile. Lo so che qualcuno o qualcuna alzerà il sopracciglio domandandosi “Lettura maschile? Lettura femminile? Ma che stai dicendo?”
Eppure io sono convinto che sia proprio così, Izzo si legge diversamente, se si è lettori o lettrici e lui lo sapeva bene.
Agli uomini racconta i loro ricordi, il profumo delle donne che hanno attraversato le loro vite e che non dimenticheranno mai, i loro sogni perduti, le loro parole non dette, quelle cose che sono andate in un certo modo e non c’era nulla da fare.
Alle donne, Izzo racconta ciò che non conosceranno mai, perchè è quello che viene dopo di loro, quando non ci sono più, lontane, in un’altra direzione. Racconta loro dell’amore e della debolezza degli uomini quando rimangono soli.
È questo senso di profonda umanità, carnale, sudata e palpitante ciò che incanta delle sue pagine.

Il sole dei morenti è l’ultimo libro che ha scritto, il più buio, senza gioia.
Rico, il protagonista, è un barbone, diventato tale dopo essere stato abbandonato dalla moglie, Sophie, essere caduto nell’alcolismo, aver perso il lavoro, la dignità, tutto.
Storia di molte storie vere.
Vede morire Titì, il suo amico e compagno di vita di strada a Parigi. Quella fine segna la fine anche per Rico, che parte alla volta di Marsiglia, per rivedere Lea, tutto il mondo degli uomini di Izzo ruota intorno alle donne. Lea è la donna che lui, Rico, abbandonò molti anni prima, per Sophie. L’errore originale, forse, chissà, lo sbaglio che ne ha deciso la sorte, fin dal principio. Rimpianti e ricordi che si confondono.
Ne Il sole dei morenti, Rico è condannato alla deriva fin dalla prima riga. Lo sa Rico e lo sai tu che leggi che cadrà sempre più in basso, fino alla fine, quando anche i ricordi sono diventati nebbia.
Il cerchio si chiude. L’ultimo sole che sorge.
Il libro racconta la storia di questo finale annunciato.

Izzo lo scrisse quando già era malato e sarebbe facile da questo concludere che in quelle pagine abbia parlato di sè, della propria agonia.
Si potrebbe dire che Rico è lo stesso Izzo.
Ma non è così. Non lo credo affatto.
Izzo non ha scritto di sè più di quando scriveva la trilogia di Fabio Montale (Casino totale – Chourmo – Solea), non ha narrato il proprio ultimo sole di morente, non ha trasposto i propri rimpianti.
No, non lo ha fatto.
Izzo ha scritto, come sempre, del proprio amore per la vita e le sue meraviglie, siano esse il caleidoscopio di Marsiglia o un gesto, una parola, l’odore della pelle di una donna.

Libro tragico e toccante che segue il canone tracciato nella trilogia ma senza l’ambientazione noir di contorno, solo il racconto di come finisce un uomo. Non raggiunge il fascino multicolore della saga di Fabio Montale, non è così inebriante di colori e profumi, manca l’alternarsi di squarci di felicità e ferite che non si chiudono mai, con il mare solo all’orizzonte invece di essere una luce costante e donne la cui pelle non profuma di menta e basilico, perchè lontane, rimpiante, desiderate, causa di dolore e gonfie di dolore, dispensatrici di gioia tardiva, tra anime morte. Infine ultimo miraggio confuso, poi solo luce del sole riflessa sul golfo.

Libro comunque da amare, come il suo meraviglioso autore.

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Questa voce è stata pubblicata il 9 giugno 2012 da in Autori, E/O, Editori, Izzo, Jean-Claude con tag , , , .

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