2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Rosso Floyd – Michele Mari

ROSSO FLOYD
Michele Mari
Einaudi 2010

Rosso Floyd ha un sottotitolo che spiega bene la struttura di questo libro. Esso recita così:

Romanzo in 30 confessioni, 53 testimonianze,
27 lamentazioni di cui 11 oltremondane,
6 interrogazioni, 3 esortazioni,
15 referti, una rivelazione
e una contemplazione

Anche la grafica è fedele al testo, perchè immagino abbia una sua importanza, se non altro per l’evidente geometria.

Ovvero, Rosso Floyd è un’immaginaria indagine o ricostruzione storica oppure anche raccolta di indizi e pareri, da vivi e morti, persone reali e non, riguardante la storia dei Pink Floyd.
(e se a questo punto qualcuno si sta chiedendo -Pink Floyd? Mi pare di averlo già sentito questo nome – allora può anche fermarsi qui perche’ il seguito gli risulterà incomprensibile).

Ripeto, immaginaria ricostruzione, quindi, fan e nostalgici dei porcelli volanti e della psichedelia astenetevi dal leggere questo libro cercando rivelazioni sui vostri beniamini. È un romanzo, Michele Mari lo dice chiaramente, a scanso di equivoci e io lo ripeto, sempre a scanso di equivoci.

Però, come sempre succede in casi del genere, frammenti di storia si mescolano con l’immaginazione, tracce dalle cronache si confondono con le fantasticherie e il risultato è bizzarro oltrechè piacevolmente ingannevole, come una matassa troppo aggrovigliata per scioglierla.

Ora, so che chiunque conosca i Pink Floyd, almeno un po’, sentendo parlare di storia dei Pink Floyd, avrà una domanda che gli sta battendo in testa: C’è Syd? Si parla di Syd?. Certamente, come potrebbe non essere così, anzi, Syd Barrett è il perno attorno al quale ruota tutto il libro.

La leggenda di Syd Barrett.
Syd Barrett, il diamante pazzo.
La schizofrenia di Syd Barrett.
La poesia di Syd Barrett.
La follia di Syd Barrett.
La luce di Syd Barrett.
Le liriche di Syd Barrett.
La droga di Syd Barrett.
Il cervello bruciato dall’acido di Syd Barrett.
La cantina di Syd Barrett.
La madre di Syd Barrett.
Gli amici di Syd Barrett.
Il fantasma di Syd Barrett.
La morte di Syd Barrett.
Il tradimento a Syd Barrett.
L’eredità di Syd Barrett.
Gli incubi di Syd Barrett.
Il mito eterno di Syd Barrett.

Tutto o quasi parla di Syd Barrett, in quelle lamentazioni, testimonianze e confessioni. Roger Waters e David Gilmour, separati dall’odio ma legati indissolubilmente da Syd, Syd che squittisce nella testa di Waters, ossessionato, dispotico, allucinato dalla presenza spettrale di Syd e Gilmour conciliante, sublime chitarrista, maestro e sostituto del divino Syd.

Mari richiama una legione di personaggi che testimoniano, lamentano e condannano, svelano e rivelano, in una sorta di indagine surreale, psichedelica, fantasmatica, un po’ Edgar Allan Poe dei misteri stregoneschi e un po’ Thomas Bernhard de Il soccombente, dove al posto di Glenn Gould c’è Syd Barrett e al posto di Wertheimer c’è Roger Waters, il vero soccombente.
(beh, ovviamente prendeteli con le dovute cautele questi paralleli con giganti della statura di Poe e Bernhard.)

Il libro è costruito con grande cura, architettato con la precisione del catalogatore e scritto con molta perizia, tutte cose che Michele Mari sa fare benissimo.
Leggerlo dà l’impressione di avere per le mani un’opera insolita, almeno per gli autori italiani contemporanei, di certo c’è una fantasticheria bizzarra al fondo e molto mestiere.

Questo è anche il suo limite, a mio parere. L’accuratezza e la complessità dell’architettura, oltreche’ la bizzarria del groviglio fanta-storico, non scaldano, non appassionano. È un bel libro che si legge sempre tenendolo a una certa distanza, un piacere intellettuale per l’artificio letterario, ma niente corpo, niente mani, niente occhi che scavano nelle parole.
Va bene anche così, forse era proprio il risultato sperato.

Un commento su “Rosso Floyd – Michele Mari

  1. Maurizio Mancini
    10 dicembre 2014

    non male, avevo sedici anni quando comprai Wish you were here: altri tempi!
    si legge bene e si amano ancora di più i Pink Floyd.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 giugno 2012 da in Autori, Editori, Einaudi, Mari, Michele con tag , , .

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