2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

I fratelli Ashkenazi – Israel J. Singer

I FRATELLI ASHKENAZI
Israel J. Singer
Traduzione di B. Fonzi

Bollati Boringhieri  2011

Un libro con il passo e il respiro del grande classico, quel tipico fluire di una storia maestosa come un grande fiume che scorre placido ma sempre ricorda a chi lo osservi la forza spaventosa che è racchiusa in quelle acque.
Un genere di libro che è ormai rarissimo da incontrare nella letteratura contemporanea, di recenti che io conosca, mi viene in mente solo quel capolavoro che è La torre di Uwe Tellkamp, forse non a caso anch’esso ambientato nell’Europa orientale e in un momento di profondi cambiamenti.
Così è I fratelli Ashkenazi di Israel J. Singer, libro del 1936 che Bollati Boringhieri ha ripubblicato nel 2011 con la prefazione che scrisse Claudio Magris nel 1970.

Racconta molte cose seguendo la vita dei fratelli Simcha Meyer e Jacob Bunim Ashkenazi a Lodz, in quel periodo di sconvolgimenti tremendi che va dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla conclusione della Prima Guerra Mondiale.
C’è la Rivoluzione Industriale che trasforma una cittadina di poveri contadini e bottegai cenciosi immersi in tradizioni ancora medievali in una città industriale dove le tessiture a mano sferragliavano ininterrottamente, poi seguite dalle enormi tessiture meccaniche con stuoli di operai richiamati dalle sirene che squarciano la notte e le ciminiere che vomitano fumo denso.
Ci sono le dominazioni, prima russa poi tedesca, e infine lo stato nazionale polacco che planano su quel territorio come rapaci, coi loro funzionari, leggi, soprusi, privilegi e disumanità.
Ci sono le crisi economiche dovute a quell’entità nuova e selvaggia che è il Mercato, le devastazioni della guerra e i moti rivoluzionari ispirati dal marxismo e dalla nuova classe operaia.
C’è un grandioso affresco sociale di una popolazione che si adatta suo malgrado alle sferzate della Storia, vede emergere nuove classi sociali e viene travolta dai conflitti tra di esse.
Infine c’è la comunità ebraica, il cuore del romanzo, squassata dalle forze inconciliabili della tradizione religiosa ermetica, coi suoi riti, superstizioni e scritture , e della modernità borghese, travolta dalla pulsione vorace nei confronti della società dei gentili vista come terreno di conquista e l’odio, le discriminazioni e i pogrom sanguinari di cui è vittima.

Singer è un maestro nel dipingere le convulsioni di una società, le sue perenni contraddizioni, le miserie degli uomini e la loro umanità privata che talvolta riaffiora, la rapacità degli stati e delle religioni e la smodata ambizione di possesso, in tutte le sue forme, che imperversa in ogni tempo e luogo.

Nel romanzo riesce a tratteggiare infinite sfumature di caratteri e punti di vista, tanto bene che la natura che emerge è riconducibile solo alla complessità, l’unica vera forza che può descrivere una società e una storia.
I personaggi, oltre i due principali, sono decine e rappresentati sempre a tutto tondo. Hanno pulsioni estreme e debolezze, li prende e li fa evolvere nel corso della narrazione, ne descrive la foga con la quale si gettano in quella mischia e i colpi che subiscono, l’impotenza di fronte a cambiamenti che non comprendono e le superstizioni che li tradiscono.
È impietoso Singer nei confronti delle figure che nella Storia ufficiale vengono raccontate in modo superficiale o parziale: l’imprenditore arrembante, il governatore, l’aristocratico, il pio ebreo, il rabbino, il prete cattolico, il buon genitore, il militante politico, il nazionalista tedesco, russo e polacco.
Per ognuna di queste figure crea un personaggio e dà loro un posto nella narrazione, poi le smembra, le seziona, mostra la loro faccia, quella che si sarebbe potuta vedere all’epoca e che la Storia ha spesso manipolato ad arte.

Riesce a essere contemporaneamente grottesco, ironico, tragico e realista.
Un’alchimia che solo pochissimi sono stati in grado di realizzare per un libro che a coloro che amano quella musica inconfondibile dei grandi classici suonerà bellissimo.

2 commenti su “I fratelli Ashkenazi – Israel J. Singer

  1. Maurizio Mancini
    11 marzo 2015

    mi è piaciuto molto La famiglia Karnowski .
    leggerò anche questo, ciao.

  2. Pingback: Jossel Wassermann torna a casa – Edgar Hilsenrath « 2000battute

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Questa voce è stata pubblicata il 28 luglio 2012 da in Autori, Bollati Boringhieri, Editori, Singer, Israel J. con tag , , .

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