2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Ascesa e declino del denaro – Niall Ferguson

ASCESA E DECLINO DEL DENARO
Niall Ferguson
Mondadori 2009

Questo commento che pubblico è l’unico, per ora almeno, che ammetto apertamente essere di parte e pure rancoroso. Siete avvertiti, poi non accusatemi di essere di parte e rancoroso.

Lo scrissi parecchio tempo fa, poi lo accantonai perchè il libro di cui parlo, a mio parere, è talmente rivoltante, ripugnante e schifosamente imbottito di falsità degne di un contaballe da fiera paesana (senza offesa per le fiere paesane che rispetto molto e frequento) che mi dava perfino fastidio far comparire il nome dell’autore in mezzo a quello degli altri.

Il personaggio in questione è Niall Ferguson, storico di fama, docente di Harvard e celebre opinionista conservatore di periodici e programmi televisivi americani.

Lo tiro fuori dal cassetto e lo pubblico, perchè è di questi giorni una polemica rovente scatenata da costui sulle pagine di Newsweek in vista delle elezioni americane.
In breve, accusa la riforma della sanità di Obama di causare un aumento delle tasse.
Gli hanno risposto Paul Krugman e altri accusandolo di avere palesemente falsificato i dati, mentito sapendo di mentire e, in sostanza, di essere un contaballe al servizio dei politici.
Ferguson ha replicato in modo scomposto negando tutto e prendendosela con i “blogger liberal” che vorrebbero zittirlo.

Il Corriere della Sera di oggi (22/08/2012) ne dava notizia, ma non mi pare ci sia online.
In italiano trovate qualche notizia precedente sempre sul Corriere della Sera e Il Post.
Fonti americane sono Politico, Krugman sul New York Times, Brad de Long che, giustamente, vorrebbe che fosse cacciato con ignominia da Harvard e parecchi altri. Tutti, ovviamente, membri attivi del malefico club dei blogger liberal.

Di Niall Ferguson io conosco il libro che commento qui e un suo molto mediocre nei contenuti ma molto glamour nell’apparenza intervento alle cosiddette “conferenze” del TED (altra iniziativa celeberrima e molto detestabile, sempre a mio personale parere).

Da questo mi sono fatto l’opinione che costui sia niente più di un cialtrone patentato e non perchè si dichiara conservatore, posizione che non condivido però rispetto, ma perchè rappresenta, da un lato, un esempio sfolgorante di intellettuale con ampio accesso ai mezzi di informazione il quale, sotto la bandiera della sua collocazione politica, si sente moralmente autorizzato a vomitare fesserie a tutto spiano; dall’altro perché è inconcepibile come possa combinare tali vette di cialtroneria con la fama accademica e la cattedra prestigiosissima che detiene. Viene in mente il noto detto Tutto il mondo è paese, pensando a casi tristi che si ripetono alle nostre latitudini.

Fine del prologo rancoroso.
Passo al commento (altrettanto rancoroso) al libro.

Da uno storico famoso e acclamato come Niall Ferguson ci si aspetterebbe un’opera almeno di buon valore informativo, se anche non riesce a fornire interpretazioni illuminanti.
Invece, il libro è modesto e Ferguson si dimostra l’ennesima star sopravvalutata, buona forse per i siparietti del TED o per qualche editoriale giornalistico, ma inadeguato culturalmente e scientificamente ad affrontare un tema vasto e insidioso come la storia della finanza.

Se la cava decentemente quando gli eventi che presenta sono remoti, quindi consolidati nella letteratura storica, e anche negli aneddoti, soprattutto riguardanti fatti americani o inglesi, ben scelti e curiosi.
Quando invece si trova necessariamente ad affrontare temi che richiedano la comprensione di dettagli (ad esempio di economia o di statistica) oppure siano politicamente delicati, precipita nella superficialità e nella disonestà intellettuale.

Superficiali (e scopiazzate malamente, a mio parere) sono tutte le discussioni dedicate alla storia moderna dell’economia (dal caso classico del Long Term Capital Management (LTCM) fino all’ascesa degli hedge fund) e agli aspetti più scientifici.
Tremenda per superficialità tutta la postfazione con una specie di riassunto da bar sport degli aspetti cognitivi e comportamentali. Non arriva neanche al mignolo del piede sinistro di un Kahneman de Pensieri lenti e veloci, per dire, e gli avrebbe evitato una figura da ciarlatano se avesse letto almeno parte della letteratura scientifica più rilevante.

Ma peggiore, molto peggiore, è l’evidente e disgustosa mistificazione in tutti quei casi che coinvolgono gli effetti della politica liberista e neocolonialista americana.
A partire dal Cile, per il quale il povero Allende viene descritto come un miserabile omuncolo di comunista che tentava come un idiota di imitare Fidel Castro; poi tutto contento passa all’epoca di Pinochet presentata come fulgido esempio di successo di Milton Friedman e quindi prosperità del paese, tanto che, dice con sconsolante vanagloria, ancora oggi Santiago è la capitale più bella di tutto il Sud America, trattando in due righe e come se fosse polvere da spazzare nel secchio il dettaglio della dittatura militare e delle migliaia di morti. La storia complessa e drammatica del Sud America viene saltata a piè pari, neanche citata, tipica tecnica usata sempre da questi mistificatori liberisti da quattro soldi.

Gongolando arriva alla globalizzazione e all’azione del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, ovviamente quasi santificate. La protervia arriva al punto da affermare che qualcuno ancora sostiene l’accusa di neoimperialismo, e quel qualcuno non sono altro che Stieglitz e Krugman, premi Nobel per l’economia, oltrechè ex-direttore del FMI il primo, liquidati da Ferguson con una boria ignorante degna dei peggiori populisti arruffapopolo di casa nostra.

Non contento, tracima nel ridicolo affermando che, poiché Panama non ha ricevuto poi così tanti investimenti americani, dice lui, forse pensando, ma senza confessarlo, alla colossale truffa finanziaria della fine dell’Ottocento imbastita dai francesi che realizzarono il Canale, l’accusa di complicità della CIA nell’assassinio del presidente Torrijos negli anni ’70 è da ritenersi infondata, dimenticando il piccolo dettaglio dell’importanza strategica del Canale e della realtà storica, innegabile se non da un mistificatore scatenato, che Panama, di fatto, è stato a lungo un territorio privo di sovranità nazionale ma completamente controllato dagli USA.

Insomma, questo orripilante libercolo è passabile (ma ne esistono a decine di migliori) fin tanto che se ne rimane nei placidi pascoli della storia remota e degli aneddoti, poi, quando inevitabilmente c’è da chiamare in causa gli USA e fare gli storici seri ricostruendo gli eventi nel modo più accurato e completo possibile, Niall Ferguson rivela la sua natura faziosa e intellettualmente disonesta in modo quasi becero.

Distante anni luce da storici del calibro di Tony Judt o David Landes.
Distante anni luce anche dal livello minimo da superare per non essere classificati come spazzatura puzzolente.
Per come la vedo io, ovviamente.

Un commento su “Ascesa e declino del denaro – Niall Ferguson

  1. John
    12 marzo 2017

    Salve! Mi sono imbattuto in questo commento al libro di Ferguson per caso. Non so se leggerà o meno questo mio commento, ma volevo chiederle: dal momento che sembra esperto dell’ambiente, sa consigliarmi qualche testo interessante che tratti di Storia della Finanza, possibilmente con aneddoti curiosi od interessanti? Cioè, per capirci, io vidi il documentario su History Channel tratto dal libro del suddetto Ferguson e mi piacquero le parti in cui, per citare un caso, si parlava della Bolla Speculativa del Mississippi del 18esimo secolo. Io attualmente sto ricercando un autore o qualche testo, che ripercorrano questi fatti finanziari nella storia.
    La ringrazio anticipatamente per la risposta.

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Questa voce è stata pubblicata il 22 agosto 2012 da in Autori, Editori, Ferguson, Niall, Mondadori con tag , , .

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