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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Hapworth 16, 1924 – J.D. Salinger

Hapworth 16 1924 - Salinger

HAPWORTH 16, 1924
J. D. Salinger
Traduzione di Simona Magherini

Eldonejo 1997 

[Libro disperso]
(in questo caso, più che “disperso” si dovrebbe dire “pirata” o “esistito ma inesistente”, “fantasma” o simili)

Come se vi vedessi. Immagino già i sorrisi sbiechi con occhi fessurati di alcuni di voi — «Ah, ma guarda un po’ cos’ha ripescato questo filibustiere» — e le mandibole calate con occhi sgranati di altri nel leggere il nome dell’autore —«Da dove diavolo salta fuori questo libro?».
Sghignazzo. Vi è piaciuta la sorpresa?

Ricapitolo la faccenda per i secondi, quelli che non hanno mai sentito parlare di Hapworth 16, 1924 e non si raccapezzano di come io possa commentare un libro di J.D. Salinger che non esiste, che non dovrebbe esistere, che…che…che… ma come? Salinger? Quel Salinger? Il mitico Salinger che non ha mai più pubblicato nulla e che quindi c’è solo Il-giovane-HoldenNove-raccontiFranny-e-ZooeyAlzate-l’architrave-carpentieri-e-basta? Ma come?…cosa?… che diavolo sta succedendo? Che cos’è questo libro?! Pretendo spiegazioni!

Lo spiego, lo spiego… calma tutti. È una storia curiosa e in un certo modo affascinante quella di questo libro, però prima vi racconto come ho scoperto io dell’esistenza di questa trama piratesca.
Correva l’anno 2009, quindi non un secolo fa, ed ero a zonzo per Roma quando entro nella libreria Feltrinelli di Largo Argentina con l’idea di comprare un libro per un regalo; «Un libro originale» mi dico e non so come, non so perché mi torna in mente quel piccolo e strano librettino di Salinger acquistato molti anni prima in un’analoga libreria Feltrinelli di Bologna. Non ricordo il titolo né l’editore, di sicuro non Einaudi ma un piccolo editore, ricordo che era blu la copertina.

Lo cerco nello scaffale ma niente, non c’è. Allora vado al banco delle informazioni e domando di quel librettino di Salinger che non mi ricordo come si chiama con la copertina blu non edito da Einaudi ma da un piccolo editore che uscì parecchi anni fa, non ce l’avete? è ancora il catalogo?
Il commesso vedo che mi guarda in modo strano, sapete quella faccia che si fa con gli squinternati che delirano?, e mi fa «Non esiste quel libro». «Scusi?» dico io. «Non esiste, lei si confonde con un altro autore, di Salinger ci sono solo i quattro libri di Einaudi, mai esistito altro». «No, senta, guardi che è lei che si sbaglia perchè io ce l’ho quel libro e non mi confondo con un altro autore, è Salinger e non ci sono solo i quattro libri di Einaudi ma anche quest’altro». Lui, evidentemente innervosito per doversi trattenere dal mandare al diavolo il seccatore farneticante, cerca su computer e poi con il ghigno di quello a cui tocca perdere tempo con il povero idiota mi dice «Ecco qua, guardi, questi sono tutti i libri di Salinger che sono stati in catalogo, sono solo quelli di Einaudi». Guardo e in effetti quello che dicevo io non c’era, allora protesto: «È impossibile, io ce l’ho e l’ho pure comprato in una libreria Feltrinelli! Siete voi che vi sbagliate, lei non sa niente!». Sono seguiti alcuni bofonchiamenti, per non dire uno scambio di insulti reciproco e me ne sono andato imprecando contro le cose inconcepibili che succedono in Italia… un libro che non esiste!… ma figuriamoci… io ce l’ho… ma cosa non esiste?,,, ma con chi ti credi di parlare? con un deficiente? … fossi stato a casa, guarda, lo andavo a prendere e te lo sbattevo in faccia, Allora? Esiste o non esiste? Chi è quello che non sa di cosa parla?… incapaci, ridicoli, patetici… rogn rogn rogn.
Insomma, ero molto arrabbiato, infuriato addirittura.

Allora indagai e scoprii, con grande sorpresa e parecchio divertimento ripensando al litigio con il commesso della libreria, di essermi trovato in una di quelle rare e stranissime situazioni nelle quali due persone che sostengono tesi, ma non solo tesi, evidenze opposte hanno entrambe ragione.
Hapworth 16, 1924, edito da Eldonejo esiste in quanto oggetto in forma di libro, ma non esiste in quanto libro riconosciuto. Non ha codifica ISBN, quindi nei cataloghi non compare, è in sostanza una pubblicazione non ufficiale che per di più venne fatta ritirare dal mercato da un provvedimento d’urgenza del tribunale civile di Milano a seguito del ricorso di Einaudi, secondo la cronaca che ne fece il Corriere della Sera. Un vero e proprio libro pirata, quindi.

Tutto questo accadeva nel 1997 e di questo libro, tradotto e presentato da una sconosciuta Simona Magherini, laureata in letteratura americana che aveva già tradotto e commentato l’opera per la propria tesi di laurea, ne rimangono le 2000 copie della tiratura iniziale che furono distribuite, e vendute rapidamente, da alcune delle principali librerie (in retrospettiva penso si possa dire vendute con una comprensibile premura vista l’edizione senza codifica ISBN che, evidentemente, era indizio degli imminenti guai).
Io lo acquistai il giorno dell’uscita avendone letto un annuncio pubblicato dai quotidiani poi non ne seppi più nulla fino a quello scontro del 2009 nella libreria Feltrinelli di Largo Argentina. Non ne seppi nulla al punto che neanche lo lessi, a dire il vero. L’ho letto ora seguendo un certo labirinto mentale che mi a riportato fino a questo Hapworth 16, 1924.

La vicenda che ruota attorno a questo libro non si conclude con l’avventura piratesca italiana, altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo Einaudi, detentrice dei diritti su Salinger, non ne ha fatto una propria edizione, considerando che l’aura iconica e leggendaria che avvolge Salinger è tale e tanta che anche se pubblicassero l’elenco della spesa usato in quelle rare volte che è stato immortalato all’uscita del supermarket sarebbe un successo editoriale planetario.

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È tutto molto più ingarbugliato, come ha riassunto bene Manoel O. Dias in un post sul proprio blog di qualche mese fa.
Ne faccio una veloce sintesi e vi consiglio la lettura degli articoli.

Hapworth 16, 1924 apparve come racconto sul New Yorker il 19 giugno 1965 ed è l’ultimo testo pubblicato da Salinger prima dell’isolamento e del silenzio definitivo.

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Dopo quest’ultima pubblicazione, mai apparsa in forma di libro, Salinger diede avvio alla propria battaglia personale per l’autoisolamento, il divieto di citazione, e l’invisibilità letteraria, ricorrendo anche alle vie legali contro biografi ed editori. Finché, nel 1988, una piccola casa editrice, Orchises Press, la quale aveva avanzato una proposta di pubblicazione in forma di libro di Hapworth 16, 1924, immagino senza alcuna speranza di ottenere anche soltanto una risposta, ricevette invece la stupefacente comunicazione che Salinger avrebbe preso in considerazione l’opportunità prospettata.

Passarono altri otto anni quando i rappresentanti legali di Salinger si fecero avanti con la piccola Orchises Press per i passi preliminari alla pubblicazione e, con enorme stupore dell’editore, a cui l’agente di Salinger consigliò di sedersi prima di leggere quanto gli stava per comunicare, Salinger stesso si sarebbe messo in contatto direttamente e avrebbero concordato un incontro.

Io provo a immaginarmelo questo piccolo editore, come se un piccolo discografico ricevesse una telefonata da un agente che gli dice che Elvis è vivo e vuole fare un disco con lui. Roba da catapultarsi di schiena giù dalla sedia e rimanerci secchi.

Comunque, i contatti avvennero, così come un incontro di persona, una bozza di volume e di copertina vennero realizzate, Salinger pretese che dalla distribuzione venisse escluso il Dartmouth Bookstore (il Dartmouth College è ad Hanover in New Hampshire, vicino a Cornish dove Salinger viveva) e venne fissata anche una data di pubblicazione, 1 gennaio 1997, compleanno di Salinger.

Poi, improvviso, il disastro si precipitò sul povero piccolo editore che aveva pescato il biglietto vincente della lotteria.
Fece domanda di iscrizione dell’opera alla Library of Congress, un passo formale necessario per il copyright, ma trascurò il fatto che all’epoca già esisteva Amazon e già aveva inaugurato la sua politica aggressiva. Le nuove iscrizioni per pubblicazioni future fatte alla Library of Congress, Amazon le riprendeva e le utilizzava per promuovere i nuovi titoli anche se ancora l’effettiva pubblicazione non era del tutto certa. Una giornalista di un quotidiano locale se ne accorse e fece un’intervista all’editore, il quale rispose, ben contento. A cascata, un altro giornalista, questa volta del Washington Post, lesse l’intervista e ne fece un pezzo che lesse mezzo mondo, e mezzo mondo si lanciò come una branco di lupi sulla notizia bomba.

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(annunci e copertine immaginarie di Hapworth 16, 1924)

Le catene di librerie, in assenza di ulteriori notizie, inventarono un prezzo di vendita (molto più alto di quello concordato tra Salinger e l’editore), il New York Times riprese la pubblicazione del New Yorker e fece uscire una recensione distruttiva di Hapworth 16, 1924 per mano di Michiko Kakutani, critica letteraria di leggendaria ferocia.
Salinger rientrò nel suo implacabile isolamento, nessun ulteriore contatto fu accettato, l’opzione dell’editore arrivò a scadenza nel giugno 1997 e di Hapworth 16, 1924 non ci fu mai alcuna pubblicazione autorizzata.

Attenzione alle date. A gennaio 1997 esce la prima intervista all’editore, a febbraio 1997 esce l’articolo del Washington Post, a giugno 1997 scade l’opzione della Orchises Press. In Italia, il volume dell’Eldonejo in traduzione è stato stampato nel maggio 1997 e messo in vendita poco dopo. Ha l’aria di un blitz editoriale quasi rocambolesco, tra la notizia del libro, il ripescare la traduzione di Simona Magherini, la stampa e la distribuzione.
Da quel che ho potuto leggere, il caso italiano è l’unico di edizione tradotta non autorizzata.

Questa in breve è la storia affascinante dell’ultimo testo pubblicato da Salinger. Per chi vuole, tutta la vicenda dell’editore americano è raccontata dallo stesso in un bel pezzo del New York Magazine.

E ora veniamo al libro. Come detto ricevette molte critiche, perché è evidentemente anomalo, nel tono, nel sottotesto che sembra fare capolino, nella stessa raffigurazione dei personaggi rispetto alle precedenti storie. Michiko Kakutani fu spietata, in sostanza accusò Salinger di solipsismo e di dar ragione ai propri critici che lo attaccavano dicendo di essere capace di scrivere solo storie con ragazzini problematici e vaniloquenti, ma va considerato che lei ha spellato vivi anche Norman Mailer, David Foster Wallace, Salman Rushdie e molti altri. Certo, J.D. Salinger sta in una categoria tutta per sé.

Altre recensioni più recenti, come quella di Charles McGrath sempre sul New York Times del 2008 —incredibile come l’alone di mistero attorno a Salinger e a questo libro sembrino indistruttibili — sono invece molto più positive e le stesse peculiarità di Hapworth 16, 1924 condannate dalla Kakutani e da altri vengono invece rivalutate: l’incertezza del tono, la distonia nella rappresentazione di Seymour, la stessa inverosimiglianza del testo che ha la forma di lettera scritta da Seymour all’età di 7 anni mentre si trova in un campeggio estivo e successivamente, molti anni dopo, trascritta dal fratello Buddy, la voce narrante della saga dei fratelli Glass.

Glass family

Certo è assolutamente ambigua come lettera. Scritta da un bambino di 7 anni (seppure quel bambino sia il geniale, stupefacente e mistico Seymour Glass) ma col tono, la prolissità e lo stile forbito di un adulto che pondera le parole e i pensieri. È indirizzata ai genitori, Les e Bessie, alla sorellina Beatrice (Boo Boo) e ai gemelli Walter e Waker. Commenta, racconta, si confessa, pianifica e analizza dalla consistenza soda dei seni della propria madre e dell’infermiera del campeggio fino all’educazione dei fratelli quando lui non ci sarebbe più stato, terminando con la richiesta di invio di un assurdo elenco di libri da leggere in campeggio.

È esplicita la volontà di Salinger di scrivere una storia surreale, inverosimile, volutamente esagerata e deformata. Rimane la domanda: Perché?
Per una sorta di rancore e ripicca contro i suoi critici come sostiene la Kakutani?
Per semplice rimbecillimento senile?
Oppure per dare una strabiliante, mozzafiato, strepitosamente sorprendente chiusa circolare all’intera sua produzione letteraria e in particolare al capolavoro della saga dei fratelli Glass e al protagonista Seymour Glass occulto, quasi sempre silente perché morto fin dal principio ma sempre presente, immanente?
O invece per nessun motivo intuibile?

Difficile dirlo, ognuno troverà la sua risposta. Per conto mio, Seymour Glass è uno dei personaggi letterari indimenticabili del Novecento e quindi, per me questa è una chiusa circolare, forse non necessaria, forse non ermetica, lascia aperti molti spiragli, forse un poco sghemba, ma leggere una risposta, ambigua, scivolosa, ma pur sempre una risposta a quel dubbio instillato quando Seymour compare, per la prima e unica volta, nel primo dei Nove Racconti, Un giorno ideale per i pescibanana.
Il dubbio sorge da un’allusione lasciata cadere durante il dialogo telefonico tra Muriel, la moglie di Seymour con la mano appena smaltata, e la madre, ansiosa per la figlia e le stranezze psicotiche del marito.
Io parto da qua.

– Non ha mica detto che secondo lui [Nota: uno psicologo incontrato nell’albergo dove si trovano in vacanza] c’è il pericolo che possa… insomma… che si metta a fare delle stranezze? Che possa farti del male?
– Non proprio, – disse la ragazza. Deve avere più dati , mamma. Devono sapere di quand’era bambino… Tutte quelle cose lí. Te l’ho detto, quasi non potevamo sentirci, c’era un chiasso dell’altro mondo.

Questo è l’estratto da Un giorno ideale per i pescibanana di quel lungo dialogo prima che la scena si sposti in spiaggia con Seymour che fa il bagno con la piccola Sybil e le racconti la storia, favolosa, dei pescibanana; prima del finale con lo sparo. Un finale di racconto che in realtà è l’incipit dell’intera saga; Seymour muore e rivive in tutto il capolavoro di Salinger che da lí si apre con Franny e Zooey e Alzate l’architrave carpentieri.

Chiunque, immagino, perso nel fascino della storia dei fratelli Glass si è chiesto perché Seymour si sia ucciso, perchè Salinger non abbia mai rivelato nulla dei pensieri di Seymour quel giorno; ci ha lasciato solo l’apparentemente stupida moglie Muriel e i pescibanana, prima del colpo.

Resta quel «Devono sapere di quand’era bambino…» e Hapworth 16, 1924 apre proprio uno squarcio, inquietante, di Seymour bambino. «Devono sapere…», Salinger ce lo racconta infine, ma lo fa in un modo tale da confonderci ancor più, ingarbuglia ulteriormente il mistero del fascino e della fine di Seymour con una lettera lunghissima e inverosimile, una confessione grottesca oppure uno stravolgimento ulteriore dei piani già di per sé instabili, una discesa nella mistica allucinatoria che sostiene l’intera saga dei fratelli Glass. Chissà, forse una burla sprezzante rivolta a tutti.

Nella lettera Seymour salta continuamente di prospettiva, parlando del passato, della “vita che ha vissuto”, lui, bambino di 7 anni, per tornare a raccontare vicende comiche della vita di campeggio, della straordinarietà propria e di Buddy rispetto i compagni (i fratelli Glass, tutti, sono straordinari bambini prodigio), si dilunga su aspetti sessuali come le pulsioni che  naturalmente avverte e delle quali serve parlarne apertamente, la verginità dell’infermiera insidiata e da essa vanamente difesa visto che, dice Seymour, non reggerà fino alla fine della stagione; si slancia in dimostrazioni di affetto verso i genitori Les e Bessie, tesse continuamente le lodi del fratello minore Buddy suo compagno di campeggio, di 5 anni ma già assolutamente adulto, racconta poi della loro conoscenza approfondita delle erbe selvatiche tanto da cuocersi intrugli raccolti nei boschi per evitare la mensa del campeggio, consiglia i genitori circa la loro carriera artistica e dà suggerimenti sull’educazione futura della sorellina Boo Boo di 3 anni (alla quale consiglia anche una formulazione rivista della preghiera serale che non preveda la parola “Dio” avendo la sorellina un problema di ordine filosofico ad accettare tale termine).

Il problema della verginità è senza dubbio scabroso, tutti i criteri che ho attentamente considerato riguardo all’argomento sono aperti alla discussione e ad un acceso dibattito, ma non è questo il punto in questione. Il punto è che questa ragazza, Miss Culgerry, di venticinque anni circa, senza una testa propria sulle spalle, e con una voce che sembra falsamente competente e piena di buon senso, non è certo nella posizione di decidere, con intensa e personale dignità e con lungimiranza, riguardo a un problema di tale importanza come la sua stessa verginità; questa è la mia sfacciata opinione.

È talmente surreale da lasciare indecisi tra un racconto che Salinger fa interpretare a Seymour per offrire una rappresentazione grottesca del suo personaggio e  un vestire Seymour dei panni di un piccolo Buddha già immerso nel misticismo e nella preveggenza fin da quell’età. Non c’è una interpretazione autentica io credo, anzi, forse ci si imbroglia ancora di più nel cercare di razionalizzare un insieme di motivi. Penso invece che il senso vada cercato proprio nell’atmosfera surreale che si percepisce; è l’essenza surreale stessa di Hapworth a chiudere il cerchio con l’analoga surrealtà dei pescibanana e, tornando alla domanda sul perché Seymour si uccida a trentun anni, la risposta che ci viene data in Hapworth è che lo fa perché aveva sempre saputo che l’avrebbe fatto; lo fa non per delle cause o delle circostanze, ma per il corso naturale della propria vita, definita e chiara fin da quando era bambino. Seymour di 7 anni ripete almeno tre volte “quando io non ci sarò più”, una volta dice perfino che sarebbe vissuto poco più di trent’anni; è molto evidente questa insistenza e la tentazione di collegarla con il Seymour dei pescibanana è irresistibile.

Infine ecco l’elenco completo dei libri che Seymour chiede ai genitori di recuperare presso la biblioteca e recapitargli per le letture che lui e Buddy faranno nelle sere di campeggio:

Parlare italiano di R.J. Abrraham
– «Qualunque libro, più o meno intriso di fanatismo su Dio, o semplicemente sulla religione, purché scritto da chiunque abbia un nome che cominci con una lettera dell’alfabeto successiva alla H»
– «Qualunque poesia meravigliosa, o semplicemente interessante o perfino incresciosamente mediocre, che non sia troppo familiare o ossessionante per noi»
– «l’opera completa del conte Leo Tolstoj»
– «la preghiera Gayatri»
Don Chisciotte
Raja-Yoga e Bhakti Yoga di Vivekanada
– «Charles Dickens, sia nel suo complesso che in qualunque altra sua foggia o forma»
– George Eliot (non tutte le opere)
– William Thackeray (non tutte le opere)
– Jane Austen (opera completa escluso Orgoglio e Pregiudizio)
– John Bunyan
– Warwick Deeping
– Le sorelle Brontë
Materia Medica Cinese di Porter Smith
– «un buon numero di libri di Victor Hugo, Gustave Flaubert, Honoré de Balzac»
– «in minor numero, anch’essi in francese per esercizio o puro piacere, […] una scelta di brani delle opere di Guy de Maupassant, Anatole France, Martin Leppert, Eugène Sue»
– Marcel Proust (per intero)
– Arthur Conan Doyle (opera completa)
– «qualunque libro risoluto e impavido sulla seconda guerra mondiale»
Alessandro di Alfred Erdonna
Origini e speculazioni di Theo Actom Baum
– «ogni libro serio sulle piroette o giravolte umane»
– «qualunque cosa in inglese scritta dai passabili fratelli Chang»
– «qualunque cosa riguardo i pittoreschi e avidi Medici, come pure ogni cosa relativa ai commoventi Trascendalisti»
– I saggi di Montaigne
– «qualsiasi cosa di interessante sulla civiltà umana ben prima dei Greci»
– «qualunque libro sulla struttura del cuore umano»
– il numero del gennaio 1842 della rivista Dublin University Magazine, il numero del gennaio 1866 del Gentlemen’s Magazine, il numero del settembre 1866 del North British Review.

J.D. Salinger si è preso gioco di tutti noi.

15 commenti su “Hapworth 16, 1924 – J.D. Salinger

  1. Pingback: I like girls I haven’t met yet | cheremone

  2. Pingback: Hapworth 16, 1924 – J. D. Salinger | Il re dei fiori di carota

  3. diana corsini
    29 dicembre 2013

    recensione stupenda. documentata, piena di cose e riferimenti e collegamenti interessanti.
    Io possiedo il libro, fortunata me. Diana

    • Kaiser Lupowitz
      10 ottobre 2014

      L’importante è che tu tenga a mente che tra possesso e proprietà ce ne passa.

  4. marti
    11 dicembre 2013

    ho cercato questo libro per anni,alla fine l’ho trovato e letto.man mano che leggevo le pagine ero felice come se parlassi di nuovo a un amico di vecchia data dopo tempo,e arrabbiata con salinger perchè non capivo… continuavo a ripetermi: “ma cosa significa?qual è il senso di questa lettera?è impossibile che sia la semplice lettera che appare”
    mi hai aperto un mondo… domani lo rileggo.
    grazie

    • 2000battute
      11 dicembre 2013

      Se l’inglese non è uno scoglio insormontabile leggi anche Three Stories, i tre racconti che sono spuntati in rete pochi giorni fa. Assolutamente da leggere, anche se la fatica dovesse essere molta.
      ciao

  5. Giandomenico
    11 ottobre 2013

    Ho acquistato questo libro dopo averlo cercato per mesi; pensavo semplicemente non lo stampassero più. Ho scoperto la vera storia dopo aver letto la tua bellissima “non recensione”!

    L’ho trovato a 25€ e preso al volo. E’ pieno di errori di stampa e di traduzione (ad esempio «qualunque libro risoluto e impavido sulla seconda guerra mondiale», nell’edizione originale in inglese è «Moving rapidly along, kindly send any unflinching book on the World War».
    Essendo il 1924 non potevano esistere libri sulla Seconda Guerra Mondiale!)

    Mi è venuto il dubbio che fosse originale anche dopo aver visto una copia in parte digitalizzata a questo indirizzo: http://teca.bncf.firenze.sbn.it/ImageViewer/servlet/ImageViewer?idr=BNCF0000657979#page/4/mode/1up che riporta una tipografia diversa da quella indicata sul mio, ossia: Policopy s.r.l. Corso di Porta Nuova , 46 – 20121 Milano. Ma immagino che non esistano copie false di questo libro.

    Ti ringrazio ancora per avermi fatto scoprire la vera storia dietro questo libro. Continuerò a leggere con piacere le tue prossime “non recensioni” :)

    • 2000battute
      11 ottobre 2013

      Grazie a te per il commento e per l’ulteriore dettaglio che accompagna la storia rocambolesca di questo libro fantasma.
      La mia copia, che acquistai il giorno della pubblicazione, riporta la stessa tipografia di quella del sito che hai indicato.
      ciao
      m

  6. Alberto
    5 giugno 2013

    Curiosamente, questo libro introvabile da qualche tempo è in vendita a 9,99 su ebay e nessuno se lo piglia (io ce l’ho già).

    • 2000battute
      5 giugno 2013

      Hai ragione, che spreco. Pensa che alcune biblioteche che lo hanno, non so se tutte, non lo danno in prestito ma solo in consultazione.

  7. Anna
    20 aprile 2013

    E’ molto curioso che tu sia andato a pescare proprio questo libro. Ti ho sempre intimamente collegato a lui. A lui il libro o a lui Seymourdisetteanni, che poi è la stessa cosa. In particolar modo nelle ultime pagine: quelle dove redige il famoso elenco che tu citi. Facendo questo elenco non manca di commentare in maniera personale e qualche volta grottesca tutti quei libri che vorrebbe per sé e per Buddy.
    Pag. 124 “Per favore mandatemi un buon numero di libri di Victor Hugo, Gustave Flaubert, Honoré de Balzac, o semplicemete Honoré Balza, dato che quest’ultimo si è aggiunto liberamente l’aristocratico “de”, senza averne alcun diritto, per una ragione che è commovente e divertente nello stesso tempo …”
    Pag. 132 “Per favore mandatemi i seguenti volumi, eccellenti libri osceni, tutti insieme, se possibile, per comodità di imballaggio, ed anche perché evitino di contaminare qualunque scritto di uomini e donne di talento …”
    Se trovassi queste righe, e molte altre, in questo blog non ne rimarrei affatto sorpresa.

    • 2000battute
      13 Mag 2013

      È uno di quei libri che stava lì a guardarmi da molto tempo, ogni volta che gli passavo davanti sentivo che mi guardava.
      Grazie del commento, ho sorriso.

  8. Fiamma
    20 aprile 2013

    Con questa lista si potrebbe tentare anche un fake albero libresco per #libri&genia :)

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