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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il commesso – Bernard Malamud

malamud

IL COMMESSO
Bernard Malamud
Traduzione di Giancarlo Buzzi, riveduta e corretta da Giovanni Garbellini
Minimum Fax 2013 

Non so come sia potuto succedere ma quelli di Minimum Fax a forza di scrivere che Il commesso era bellissimo, che Malamud era bravissimo, che finalmente veniva ripubblicato, che era bellissimo, era bravissimo e finalmente… e dai e dai alla fine mi sono fatto convincere e ho pensato “Va bene, lo compro, ma attenti a voi, eh!, che se mi avete detto una cosa che poi non era vera…”, anche perché, sapete, no?, che io ho spesso dei problemi comunicativi con gli scrittori americani, non ci intendiamo troppo bene, fatto salvo il Grande Maestro Solitario che vive su un pianeta tutto suo e il Grandissimo Maestro dei Fiumi, dei Mari e delle Terre Emerse che vive su una galassia tutta sua, ma con gli altri, gli umani, non i divini, m’azzuffo e quindi sono diventato diffidente come un lupo appenninico nei confronti degli uomini e procedo con cautela, ringhiando e scappando.

Ho appena letto Come si vende di Clancy Martin, gran bel libro il suo, che mi ha un poco disteso i nervi nei confronti dei suoi colleghi nordamericani contemporanei – anche se Martin è canadese, non yankee, quindi una piccola differenza c’è – e questo, da lupo boschivo, mi frenava invece di incoraggiarmi; “Possibile che ne infili due di seguito di americani che mi piacciono?”, diceva una voce, “Malamud non é contemporaneo, il libro è del 1957, era ebreo immigrato, altri tempi, altra epoca, non c’entra nulla con i telescrittori moderni seriali”, faceva l’altra voce. E alla fine, ha vinto quest’ultima, sostenuta anche dalle invocazioni accorate dei minimum-faxiani.

Sarete tutti sulle spine, sudati e tremebondi, per sapere come è finita questa tragicommedia bipolare che ho inscenato, vero? Lo dico. È finita bene, molto bene.

Grande libro Il commesso e gran scrittore Bernard Malamud, da leggere ancora, almeno altri due, uno l’ho già in lista, e non vi dico qual è per darmi delle arie da uomo misterioso, l’altro devo aspettare che lo ripubblichino perché al momento è un [libro disperso], ma la voce, non so se maschile o femminile, comunque confortante, di Minimum Fax mi ha assicurato che lo ripubblicano; il titolo originale era The Fixer, in italiano apparve come L’uomo di Kiev per Einaudi (e solo Zeus sa per quale motivo i sabaudi non poterono tradurre “the fixer” e si inventarono un titolo autocratico, mo’ vediamo che faranno i capitolini di Minimum Fax.)

(Nota: mi comunicano – grazie Bogdan – che nel 1968, The Fixer venne pubblicato in Italia con titolo L’uomo di Kiev contemporaneamente all’omonimo film. Siamo di fronte al classico dilemma dell’uovo e della gallina, chi ha storpiato per primo il titolo e chi si è adeguato supinamente?)

La storia ha un’ambientazione teatrale, così me la sono figurata io. C’è la piccola e squallida botteguccia da droghiere del protagonista, Morris Bober, ebreuccio non molto praticante, incastrata in una strada modesta di un angolo anonimo di New York. Oltre alla botteguccia c’è la casa, pure modesta, della famiglia del droghiere, sopra al negozio. La famiglia è formata dalla moglie Ida e dalla figlia Helen. La vita è grama e gli affari vanno male, perché negozi più moderni stanno prendendo piede e uno ha aperto proprio nella stessa via. Compare un italiano, Frank Alpine, un mezzo delinquente ma con un’anima. Lui diverrà il commesso del titolo. Questi sono i protagonisti e tutto il libro si svolge seguendo i rapporti tra questi quattro interpreti, Morris con la moglie Ida, Morris con Frank, Frank con Helen, Ida con Frank e Helen, Morris con Helen, più qualche comprimario, ognuno con i suoi pensieri e ognuno che si trova a convivere con gli altri in un microcosmo claustrofobico formato dal negozio, l’angolo di New York e la casa. Il resto del mondo è un miraggio inavvicinabile o un’ricordo di tempi ancora peggiori.

C’è un altro elemento importante della scena. Il tempo atmosferico. Inclemente, invernale, rigido, cade la neve, neve pesante, che rimpicciolisce ancor più il mondo del droghiere, lo isola in una coltre di gelo grigio. Il ridicolo della meschinità della scena si poggia su un letto di gelo invernale, aspro e crudele. Allo stesso modo, e non a caso, le vicende dei protagonisti, e di Morris Bober in particolare, sono piccole frenesie da formiche, drammi e tormenti insignificanti, battaglie con elmetti di latta e scarpe di cartone, miserie miserevoli e per questo dipinte con una passata di ironia aspra da Malamud. Ma come per la scena, anche il triste ridicolo delle vite dei protagonisti si poggia su di un letto, questa volta di amarezza per l’inclemenza del destino.

Bernard Malamud scrive un grande libro, che finisce diretto ne Gli imperdibili, secondo me, muovendo queste piccole figurine su una scena ristretta, illuminata debolmente e rinchiusa in una gabbia dalla quale non potranno fuggire.

Buon Natale a tutti, tutti tutti.
Peace&Love.

Fonte: Bansky, 2012 (probabilmente)

Fonte: Bansky, 2012 (probabilmente)

2 commenti su “Il commesso – Bernard Malamud

  1. rapparagàl
    18 gennaio 2015

    Trasportato qui da Cavazzoni, stamattina presto. Poi dirottamento e ritorno (con commentazzo frutto di empatia suscitata da concetto “presentazione libri”), ma ormai, causa disturbo che ignoro se una qualche scienza ne abbia dato definizione (“disoPTia”?), fregato da lettura “gli imperdonabili”per “gli imperdibili” (come, al suo avvento sulla scena, mi stupì il nome di un poi ministro Delirio che invece faceva Delrio), compio tuttavia lunga gita in questo blog, invidiando la lucidità dell’autore. A una cert’ora, fortunatamente, realizzo “gli imperdibili” insieme a miei erroracci di battitura. Leggo del “Commesso” di Malamud (quasi dimenticata, obbligatoria lettura universitaria: l’Einaudi, ora affumicato) e dei “problemi comunicativi con gli scrittori americani”.
    Barthelme?
    Devo capire meglio la faccenda del Nepote. Ma la (ti) prego di presentare mie cordialità.
    rapparagàl (e non -gòl: brutta cosa la non più giovinezza, magari anche quella acerba).

    • 2000battute
      19 gennaio 2015

      Nepote vacante e vacanziero saluta ricambievolmente e Barthelme viene diligentemente segnato a matita sul pezzuolino dei nomi da ricordare

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Questa voce è stata pubblicata il 21 dicembre 2013 da in Autori, Editori, Malamud, Bernard, Minimum Fax con tag , , , , .

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