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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

L’utilità dell’inutile – Nuccio Ordine

Utilita inutile - Ordine

L’UTILITÀ DELL’INUTILE – Manifesto
Nuccio Ordine
Bompiani 2013

Intitolare un saggio L’utilità dell’inutile è pericoloso. È un boomerang che può ritornarti in fronte, una sventagliata d’acqua sporca che il vento può ributtarti addosso o un aggeggio che un burlone può smontare e rimontare come L’inutilità dell’utilità dell’inutile.

Bisogna fare attenzione, la vita è piena di insidie, soprattutto quelle che ci creiamo da soli. O che scriviamo da soli. Mi sa che avete già capito: L’utilità dell’inutile è un saggio sommamente inutile, per conto mio.

Il Prof. Nuccio Ordine, professore ordinario di Letteratura Italiana, attinge a piene mani nel suo vasto sapere letterario, infilando decine di citazioni tanto che si potrebbe dire che il saggio, in realtà l’unione di tre saggi, è un compendio o un’antologia di citazioni assai pregevoli. Citazioni da autori classici e rinascimentali soprattutto con qualche puntata nel moderno toccando Italo Calvino, ma non di più.

Il tutto per dire, anzi ripetere, per la miliardesima volta, che l’inutile può essere utile, “toglietemi tutto ma non il superfluo” diceva Oscar Wilde, se non erro, anzi di più, che l’inutile è più utile dell’utile, che l’utile è spesso inutile e che ciò che i nostri tempi materialisti e utilitaristi considerano utile o inutile è tutto sbagliato, tempi grami, tempi stolti, tempi ottusi nei quali l’utile viene chiamato inutile e l’inutile utile.

Non potrei essere più d’accordo, personalmente, e per questo considero la presunta utilità del saggio come la prova più decisiva della sua somma inutilità.

“Stai scherzando o dici sul serio?” vi chiederete voi, forse, magari non ve lo chiedevate ma adesso che l’ho scritto ve lo chiedete. Dico sul serio. Sono d’accordo con quello che dice il Prof. Nuccio Ordine, sono d’accordo con la tesi del libro e con la saggezza degli antichi e ritengo questo saggio completamente irrilevante e inutilmente inutile o inutilmente utile, a vostra scelta.

Sa di ripetizione nostalgica la sventagliata di citazioni che si susseguono imperterrite, sa di lezione magistrale e soprattutto sa di autogiustificazione. Dei tempi grami e materialistici se ne sono lamentati in molti negli ultimi duemila anni, molti hanno osservato l’attaccamento degli uomini al denaro, al potere, all’utilità immediata e il distacco dalla conoscenza speculativa, dalla curiosità intellettuale e dall’amore disinteressato. Da che mondo e mondo queste osservazioni vengono ribadite. Il Prof. Nuccio Ordine mette in fila citazioni su citazioni al non evidente scopo di dire che cosa di nuovo? Che oggi stiamo come ieri e l’altro ieri? Che stiamo peggio? Stiamo sicuramente peggio, chiunque lo crede, da sempre. Quindi? È inutilmente utile ripeterlo? Repetita iuvant? O forse è utile ribadire l’inutilità dell’utile in forma di saggio utilmente dato alle inutili stampe? Insomma, io dico che tra utile e inutile la faccenda si è fin troppo ingarbugliata in queste pagine.

Dopo il primo capitolo la dissertazione vira sull’attualità dell’università italiana in disfacimento e la dismissione del sapere umanistico ma senza far polemiche con gli scienziati, che pure loro soffrono per l’imperante utilitarismo della tecnica e della tecnologia. Sì. Certo. Forse 60 o 70 anni fa poteva ancora essere un discorso di una qualche originalità, ma oggi? Oggi forse bisogna fare qualche passo avanti e in effetti chi discute della necessità di una rivalutazione degli studi umanistici (sacrosanto farlo) lo fa calandosi nel contesto e nel mondo odierno, visto che non sempre l’utilità di una argomentazione è da disprezzare. Il Prof. Nuccio Ordine non lo fa di calarsi, rimanendo ancorato alle solite argomentazioni auliche del nutrimento intellettuale e dell’elevazione dello spirito. Vero, eleviamoci e nutriamoci d’ambrosia e il mondo sarà un posto migliore. Vero ma stancamente ripetuto da decenni. Quindi noioso. E inutilmente inutile.

La disamina della situazione universitaria termina rapidamente senza, come di prassi, la minima autocritica. Perché un conto è invocare gli alti principi del nutrimento spirituale, l’empireo della conoscenza classica, un altro è infangarsi mani e piedi per esaminare i motivi che hanno reso spesso scarsamente utili certi specifici studi umanistici. Così come certi specifici studi scientifici, certi specifici studi tecnici e via elencando. Bello esaltare il profumo di un culatello ben stagionato, meno bello annusare la puzza del porcile che quel culatello produce.

Ma si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli ed evitare di scavare nei dettagli è proprio quello che l’Oscuro desidera.

La terza parte è francamente posticcia e pasticciata. Un accrocchio di vaghezze su dignità umana, amore e verità. Possesso e amore non vanno d’accordo, la verità assoluta non è la verità e cose del genere di inutile inutilità. Passiamo oltre.

Infine c’è in appendice un breve saggio di Abraham Flexner del 1939 (tradotto da Lorenzo Matteoli) intitolato L’utilità del sapere inutile, che già è molto più prudente de L’utilità dell’inutile del Prof. Ordine. Abraham Flexner, pedagogo, fu uno dei fondatori dell’Institute for Advanced Studies di Princeton, che divenne un porto sicuro per alcuni degli scienziati e umanisti migliori della metà del Novecento, Einstein il più noto.

Il breve saggio è un documento storico e attraverso alcuni esempi famosi dimostra come alcune delle più rivoluzionarie scoperte scientifiche furono frutto di ricerche prive di obiettivi utilitaristici ma prodotti della curiosità intellettuale e del perseguimento caparbio di tale curiosità da parte dei loro autori. Oggi, nel 2014, per chi sia minimamente informato del mondo nel quale vive e non sia un evidente malintenzionato ciò dovrebbe essere perfettamente noto. Nel 1939 probabilmente non lo era. Quindi il saggio di Flexner ha un valore.

Il libro del Prof. Nuccio Ordine, pur nella sua eleganza formale impreziosita dalla collana di citazioni, non mi pare né utile e neppure utilmente inutile se non a chi desideri incipriarsi un po’ il naso con polvere di saggezza passata.
È pure curioso come lo stesso Prof. Ordine, che in un brano critica severamente e con piena ragione la deleteria deriva verso i compendi e le antologie di letteratura al posto della lettura dei testi originali, poi realizzi egli stesso un saggio nel quale l’analisi e le argomentazioni proprie compaiono in misura ridotta mentre la parte preponderante sia un’antologica infilata di citazioni, brani, frammenti e perle di saggezza.

Il boomerang è un oggetto tanto ingegnosamente affascinante quanto diabolicamente traditore.

Un commento su “L’utilità dell’inutile – Nuccio Ordine

  1. Maurizio Mancini
    3 ottobre 2015

    esatto, minestra riscaldata…
    ciao 2000!

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Questa voce è stata pubblicata il 10 maggio 2014 da in Autori, Bompiani, Editori, Ordine, Nuccio con tag , , , , , .

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