2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Tutto scorre… – Vasilij Grossman

tutto scorre - grossman

TUTTO SCORRE…
Vasilij Grossman
Traduzione di Giliola Venturi
Adelphi 1987

Deflagrante. Come una bomba di luci, ombre, odori, carni, sguardi, mani, respiri, parole, parole… parole che ricostruiscono immagini impresse nella retina, parole che ricostruiscono gemiti di sofferenza, parole che ricostruiscono crudeltà, parole che ricostruiscono una società squarciata, parole che ricostruiscono silenzi profondi e mortali come la taiga russa.

Apparentemente non è molto lungo Tutto scorre…, in realtà è infinito, come i tre puntini del titolo, quei tre puntini sono il titolo, sono il simbolo dell’assenza di una fine, del perdersi in una nebbia che sfuma l’orizzonte di un mondo che scorre inevitabile lungo un’unica strada, un convoglio diretto nel nulla, descrivono il mondo ferino degli uomini e del sopruso, il mondo visto con gli occhi degli uomini massacrati da altri uomini, i massacrati che giustificano i massacratori, i massacratori che diventano massacrati, un mare di uomini che viene rivoltato da ondate feroci, gelide, ornate di schiuma plumbea e gialle di febbre.

Vasilij Timofeevič morì per primo, precedendo di due giorni il piccolo Griša. Aveva dato quasi tutte le briciole di cibo alla moglie e al bimbo, per questo era morto prima di loro. È probabile non vi sia al mondo altruismo maggiore di quello da lui dimostrato, e disperazione più grande di quella da lui sofferta, al vedere la moglie deformata dall’edema della morte, e il figlio moribondo.
Fino alla sua ultima ora egli non espresse biasimo né ira verso la grande e folle impresa compiuta dallo Stato e da Stalin. Non si pose neppure la domanda: «Perché?», perché a lui, a sua moglie, miti, remissivi, operosi, e al silenzioso bambino di un anno appena, era stata inflitta la sofferenza di una morte per fame?
Dentro i loro stracci putrefatti, i tre scheletri trascorsero l’inverno insieme: il marito, la giovane moglie, il loro figlioletto si scambiavano bianchi sorrisi, inseparabili anche dopo morti.

Orrore, pietà, sguardo lucido e poesia. E lacrime.

Vasilij Grossman, con Tutto scorre…, scrive un capolavoro tra i più grandi, un’opera feroce e poetica, delicata e dilaniante. Scrive con uno stile di una potenza che schiaccia, travolge gli occhi e il cervello, accelera i battiti e rompe il respiro; squarci di bellezza letteraria purissimi si susseguono a squarci di orrore, gorghi di buio che risucchiano il lettore e aurore poetiche che lo sublimano.

Potenza narrativa raramente eguagliata quella di Grossman.
La potenza del racconto del mondo, ecco quello che esprime Vasilij Grossman.

Invece la gente attempata che viveva in libertà non portava su di sé gli irreparabili connotati del tempo trascorso; in loro il passato era cancellato, era loro facile assumere l’aspetto del giorno nuovo: essi pensavano e vivevano conformemente al tempo attuale; il vocabolario, i pensieri, le passioni, la sincerità loro si adattavano docili e flessibili al corso degli eventi e alla volontà di potere.

Mi è mancato il respiro quando ho letto questo brano, come per molti altri; ho risentito le parole di Klemperer in LTI, in un attimo ho visto il mio mondo, ho stretto gli occhi in fessure, stretto la mandibola, poggiato il libro e stretto i pugni. Ho dovuto smettere di leggere.
Quanta infinita lucidità, fermezza, disperato sconforto e furiosa rivolta in queste parole… si adattavano docili e flessibili… assumevano l’aspetto del giorno nuovo… è la natura oscena degli uomini che si svela, come un filmato che scorra sotto gli occhi di tutti ma si faccia finta di non vedere, si neghi di aver visto, ci si adatti al giorno nuovo, camaleontici, mimetizzati, la specie animale più adattabile di tutte, a tutto, a qualunque cosa, a qualunque situazione, qualunque ambiente, tutto prima o poi viene accettato, inglobato, reso familiare, permeabili, malleabili, lo spirito di sopravvivenza come nessun’altra creatura possiede, eccetto forse i batteri e i virus, i quali però si collocano ai bordi di ciò che può essere definito una creatura vivente.

Eppure, nell’orrore della Storia, sorgono albe raggianti, brillano gioie, si dischiudono amori e bellezze come solo gli uomini possono produrre.

Tutto nella donna – la sua tenerezza, la sua premura, la sua passione, il suo istinto materno – è il pane e l’acqua della vita.

Tutto scorre… sarà stato, anzi, è spesso stato inserito nella triviale categoria della “letteratura del lager” o “letteratura della memoria”, con questo condannandolo a un inesorabile oblio. Miserie della miserabile ossessione catalogatrice degli uomini.

Certo, parla di lager, quelli russi. Parla di Unione Sovietica, di Lenin, di Stalin, dei piani quinquennali, della burocrazia inesorabile e mortifera. È un libro russo, sulla vita e gli orrori russi. È un libro politico e per questo considerato come schierato da una parte precisa. Sì certamente, è tutto questo e tutte le considerazioni che ne conseguono sono lecite. Le faccia chi è interessato a farle.
Lo si può leggere per molte ragioni e in molti modi Tutto scorre…, in un modo storico, politico, letterario, poetico, sociale, antropologico, psicologico. Come un mobile con molti cassetti diversi, ognuno con il suo contenuto prezioso.
Io l’ho letto perché l’ho trovato citato da John Berger ne Il taccuino di Bento. Dice Berger: “In un libro lancinante e indimenticabile, scritto nei tardi anni Cinquanta, Vasilij Grossman racconta la storia di un uomo “riabilitato” dopo trent’anni di gulag.” Ecco perché io considero John Berger un grande maestro, come lo è colui non tanto perché sa insegnarti a camminare, ma perché sa indicarti una via per la bellezza e la conoscenza. E allora, io, di fronte a un capolavoro di questa grandezza non voglio estrarre nessuno di quei cassetti, non adesso almeno, troppo ravvicinato, troppo poco il tempo trascorso, mi sembrerebbe di guardare il dito quando sullo sfondo splende una Luna grande, immensa, profonda, eterna, immortale.

Sì, tutto scorre, tutto muta, impossibile salire sullo stesso, immutabile convoglio.

5 commenti su “Tutto scorre… – Vasilij Grossman

  1. Marina Romanò
    4 settembre 2015

    Ho letto Tutto scorre mentre ero in Lituania a fine agosto. Un giorno, al museo del genocidio di Vilnius, che si trova nel bel palazzo dove una volta c’era la sede della Gestapo e poi del KGB, mi sono fermata per un tempo lunghissimo in una sala dove c’erano fotografie delle tante donne lituane deportate durante l’occupazione sovietica, ripensando al racconto della mite Masenka, che per non aver denunciato il marito, considerato un nemico del popolo, viene privata della sua bambina e spedita in un campo di lavoro, da dove ne uscirà in una bara dopo mesi di sofferenze inaudite, durante i quali non perde mai la speranza di riabbracciare figlia e marito. Il potere delle parole di Grossman è tale che nel leggere quel capitolo tredicesimo mi sono totalmente immedesima nella povera Masenka e mi chiedevo, a ogni parola, come sia possibile trovare la forza per resistere a tanta disumana violenza. C’è tutto in questo libro: il senso di colpa di chi, in qualche modo si è salvato, assecondando il pensiero dominante e voltando lo sguardo altrove per non vedere e sopravvivere, l’annientamento sistematico da parte del sistema, la sconfitta della libertà e dell’anima russa libera e umana in nome dello Stato, la tragica constatazione che non si fa che passare da una forma di violenza all’altra. Eppure, mentre scorre questo film dell’orrore, vengono descritte scene di umanità che commuovono e mettono in luce gesti semplici, ma di grande eroismo, amore e tenerezza, e alla fine il libro si chiude sul perdono. Perdono nei confronti di chi ha tradito, diffamato, rinnegato, perché in fondo anche quegli uomini erano pur sempre degli uomini. Un libro durissimo e bellissimo, di enorme interesse per tutti i temi politici e storici che tocca, un libro da far leggere nei licei.

    • 2000battute
      4 settembre 2015

      Grazie per il commento bellissimo

  2. Transit
    10 maggio 2014

    Inizio dalla richiesta del Duo di 2000 battute e non mi sottraggo a copiare ciò che è scritto sul Venerdì di Repubblica … può darsi che me ne venga fama e gloria. Diciamo che, poiché non posso fare copia e incolla dell’articolo in questione di Marco Folini(il professionista), per amore della scrittura e per amicizia del Duo che fa spola tra Milano e Bologna(la città della strage alla stazione ferroviaria e dell’orologio con le lancette fermate su una certa ora … fermate dal terrore e dalla morte e della stessa città che in campo calcistico, allo stadio comunale, urla slogan razzisti e violenti contro la squadra del napoli e la stessa città)che riporto qui sotto per intero. Ricordo che la mia conoscenza e frequentazione con 2000battute iniziò quando lessi su la Repubblica la notizia di un blog che si occupava di recensione di libri e il padrone di casa del blog sottolineava che commentava per passione dei libri e che il suo blog non accettava di fare pubblicità di una qualunque merce e tanto meno i libri. Insomma, commentare per pura passione e senza nessun secondo fine di matrice commerciale. Praticamente la professione personale per vivere da un lato e la passione della lettura, e per forza di cose, la scrittura come commento dall’altro.

    La piccola rubrica del Venerdì di la Repubblica si chiama BARWEB ed è a firma di Marco Folini. Titolo dell’articolo: I libri si gustano, ma con diversi palati

    Aby Warburg, nel sistemare i libri sugli scaffali, diceva di dar di corso alla regola del buon vicinato. Pensava esistessero alchimie bizzarre che conferivano intelligenza al caso che voleva un libro di fianco all’altro. Una cosa simile la ritroviamo in quelle biblioteche virtuali che sono i blog di lettura. Fra questi, 2000 battute. Scrive l’autore Marco Cremonini: è un “archivio di commenti personali ai libri che leggo – qualcuno dirà “recensioni”, io non lo dico perchè non sono un critico letterario, ma un lettore e mi piace di più”(2000battute.wordpress.com). Quando c’è di che stroncare, interviene Cornelio Nepote:”millantato notaio da quattro generazioni, mio odioso socio, mentore accidioso, Cattivo Maestro e appiccicoso alter ego, che per vocazione e natura anfibia è molto più a suo agio di me nelle perversità della logorrea”. Un blog pieno di buoni consigli. Con la consapevolezza, come scrive nell’ultima recensione al Romanzo viennese di David Vogel(Giuntina), che “ognuno legge il proprio libro, e ognuno gusta col proprio palato, è così, fatevene una ragione”.

    @ A più tardi, dopo che avrò letto il commento del padrone di casa al libro Tutto scorre … se mi riuscirà, aggiungerò altre considerazioni. Saluti da Guaglione, Transit e altri migliaia di soggetti che si muovono nel contesto di un testo da edificare che si rifà all’oralità.

  3. 2000battute
    10 maggio 2014

    Al sottoscritto e a Sua Eccellenza Cornelio Nepote piacerebbe tanto leggere cosa viene detto da Il Venerdì di Repubblica.

    –2000battute

  4. Transit
    10 maggio 2014

    C’è chi scrive per professione e chi invece per passione.

    Comunque c’è molta carne a cuocere. O a marcire, dipende. A volte la carne non c’è e ugualmente c’è puzzo di carne marcia, putrescente. Il presente commento lo posto qui, credo che la nicchia vada meglio qui. Anche perché di primo acchito, stamattina presto in un trafiletto del settimanale Il Venerdì di la Repubblica è stato tirato in ballo sia il titolare di 2000battute sia Cornelio Nepote con cui il sottoscritto spesso fa quattro chiacchiere quasi completamente in un dialetto noto e canterino del Sud Italia. Beh, spesso, cantare non è solo una prerogativa dei volatili, vedi i cardellini e affini, ma proprio di questi meridionali che son noti per essere chiamati appunto il “napoletano” e la “napoletana” innanzitutto perché per le loro quisqilie e pinzellacchere e direi anche putipù e triccabballacche, teatrali e teatranti che spesso sfociano nella realtà pura e dura in rappresentazioni altrui che si attagliano alla carne marcia e putrescente che si veste di facce buone, eleganti e profumate.

    @ Adesso devo uscire di casa per impegni. La recensione o il commento come preferisce affermare il padrone di casa, l’ho scorsa appena, ma c’è molta carne a cuocere(forse per questo ritengo opportuno postare qui il mio commento) per cui ritornerò più tardi a leggere per intero e a riprendere quante più considerazioni e argomenti possibili. Una di queste è: Se un visitatore del blog legge un post su un libro e non ha comparto e letto il libro in questione può, vi riesce a commentare anche se non ha letto il libro? E per quali vie il visitatore può commentare visto e appreso che in Italia c’è sempre meno gente, di ogni età, che non legge. In questi giorni, a proposito del Salone del libro a Torino, è stata rivendita di nuova questo problema e del perché non si legge. Per cui, se non si legge, lascio stare per il momento di chi è o non è la colpa, come si fa a intervenire in un blog quando si recensisce o si commenta di un libro? La logica e il buon senso ci dicono che se non si conosce una cosa, appunto un libro e la sua tematica, è meglio tacere. E’ così del tutto?

    E se invece si interviene lateralmente, per scarti, piccolezze e per ciò che ognuno vive in prima persona sulla propria pelle e quella altrui, più vicina a noi, per esempio, annusando rasoterra alla maniera dei cani, la puzza e la putrescenza della carne, quella a prima vista, semi nascosta o occultata? Anche perché se c’è la crisi e manca il lavoro “la gente” come fa a comprare i libri che tra l’latro costano sempre di più, anche in rapporto alla mancanza di denaro nelle tasche di lavoratori, pensionati e disoccupati e direi dei giovani stessi.

    A dopo.

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Questa voce è stata pubblicata il 10 maggio 2014 da in Adelphi, Autori, Editori, Grossman, Vasilij con tag , , , , , , , .

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