2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Zama – Antonio Di Benedetto

Zama - Di Benedetto

ZAMA
Antonio Di Benedetto
Traduzione di Francesco Tentori Montalto
SUR 2014

Zama è il romanzo dove più evidente è l’arte della sottrazione che ha reso grandi e unici gli scrittori argentini. Di Benedetto non ha l’eleganza stupefacente di Onetti, né la vena labirintica di Saer e neppure il misticismo di Cortázar, ma è intriso, come e forse più di loro, del sentimento di perdita, di frantumazione, di disgregamento che produce quella melodia inconfondibile dello scrivere per sottrazione.

Nel seguito della cena non si occupò più di me. Quell’indifferenza mi attraeva ancor di più e mi indusse anche a bere in misura maggiore del solito per sentirmi spinto ad apparire brillante; cosa che, come potei osservare, non seduceva Luciana.

Dovevo recarmi in ufficio. Non mi dava noia saperlo, perché ero ancora sotto l’influenza del sogno, quello della mano bianca. Mi faceva male, questo sì, che per me il reale fosse inafferrabile e che, se una donna veniva a me, lo facesse solo in sogno.

Qualcosa in me, dentro di me, annullava le prospettive esterne. Vedevo tutto predisposto, possibile, realizzato o realizzabile. Ma era come se io stesso potessi generare il fallimento. E al contempo mi giudicavo innocente del probabile fallimento, quasi le mie colpe fossero ereditate, né m’importava troppo: sentivo come una rassegnazione in anticipo, perché comprendevo che, in fondo, tutto è fattibile, ma soggetto a esaurirsi.

Sottrazioni. Anticlimax. Frantumi che cadono dall’immagine ideale. Schizzi di fango su di un lino candido. Imperfezioni che si rivelano e si sommano sempre più rapide.

Questa è la magia argentina, dei grandi irrisolti, bastardi mezzo europei e mezzo sudamericani, cinici e mistici, sognatori e materiali, sensuali e gretti. La storia che si racconta non cresce, non si apre da una sorgente a un delta, non si ramifica germogliando, non si gonfia. La storia si sgretola poco a poco, alla storia si sottraggono via via pezzi, sensi, illusioni, emozioni fino a che non inaridisce. Il finale non è un fiume che arriva al mare, ma un deserto polveroso.
È il disfacimento dei corpi sudati avvinghiati in un ultimo tango, sono le illusioni nate morte cullate come cadaveri di feti, è la natura di quegli uomini di sognare la grande unione carnale di Europa e Sud America e vivere come rifiuti di due continenti, estranei su entrambe le sponde dell’oceano, avulsi da ogni tradizione.
Tutto questo è messo in musica, musica di parole, da questa straordinaria vena letteraria.

Don Diego de Zama è un funzionario della corona spagnola ad Asunción. La storia è ambientata in un immaginario o al più abbozzato Settecento argentino, la preistoria per quella terra. Zama è lontano dalla moglie Marta a Buenos Aires e aspetta il trasferimento. È brillante, affascinante e spavaldo. Questa la cornice. Da qui Di Benedetto comincia a far precipitare frammenti.

Frammenti amorosi, frammenti di speranza, frammenti di giovinezza, frammenti di sanità, frammenti di disgusto, frammenti di vita di Zama. Dagli amori cortesi e carnali agli stenti, fino alla fuga nel nulla, nella perdita di se stesso, nell’abbandono definitivo della grande recita della vita argentina.
Rotola, il romanzo rotola e suona una melodia mielosa, traditrice, suadente e infida. Zama è un riflesso non un personaggio, un gioco d’ombre che Di Benedetto muove agli occhi del lettore. Zama è una rappresentazione teatrale, una maschera e un palcoscenico. Niente è reale, niente ha senso, niente è naturale.

Mistificazione, magia, menzogne, illusioni, miraggi e inquietudine.

Leggi Zama e ascolti il suono della sottrazione. Sale un’inquietudine che fa temere l’arrivo di una paura, forse addirittura un terrore, che non arriveranno mai. Rimane l’inquietudine di aver preso parte a un sortilegio o almeno a una commedia macabra, rappezzata, forse più vera di quel che dichiara.

Bellissima la traduzione originale e bravi a SUR per questa riscoperta.

Un commento su “Zama – Antonio Di Benedetto

  1. 2000battute
    27 luglio 2014

    Gran complimento inaspettato. Mi imbarazzo un po’ ma grazie di cuore.
    Zama è un libro per amanti dei grandi argentini.
    ciao
    m

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2014 da in Di Benedetto, Antonio, SUR con tag , , , , .

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