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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Lezioni di letteratura – Berkeley, 1980 – Julio Cortázar

lezioni letteratura

LEZIONI DI LETTERATURA – Berkeley, 1980
Julio Cortázar
Traduzione di Irene Buonafalce
Einaudi 2014

Prosegue il periodo felice di Cortázar, almeno a vedere gli sforzi che gli editori ci mettono nel ri-promuoverlo dopo i fasti dei decenni passati. Di lui ormai si sta ripubblicando tutto e pubblicando per la prima volta anche ciò che in passato era stato ritenuto non troppo interessante. E non è che proprio tutto tutto quello che Cortázar ha scritto, detto o fatto sia geniale o almeno degno di nota; ha detto e scritto anche banalità o inutilità o fesserie. Come chiunque.
Insomma, Cortázar, per ragioni che non comprendo, ce lo becchiamo in tutte le salse, questo è chiaro.
Molto bene, dico io: meglio Cortázar di quasi tutte le alternative a Cortázar.

Einaudi, che mantiene (quasi) sempre un certo stile, pubblica, credo per la prima volta in italiano, un saggio – così dicono, visto che la catalogazione è nella collana Saggi col numero 943 – ma che a mio modo di vedere non è proprio un saggio anche considerando la produzione cortázariana fatta sì di racconti e qualche romanzo (uno sostanzialmente), ma anche di raccolte multiformi, almanacchi come Ultimo round, mezze chiacchierate monologanti e così via. Per cui, anche queste otto lezioni che Cortázar tenne a Berkeley nel 1980, accettando per la prima volta l’invito a parlare a studenti, in veste di docente, non sono poi così strane, ma anzi si inseriscono bene nella produzione variegata come opinioni, riflessioni, a volte memorie, a volte mezzi scherzi e con in più la novità di non essere necessariamente un monologo ma di dover rispondere ad alcune domande. Non è un caso che in queste lezioni Cortázar spesso richiami e citi frammenti che già troviamo nei suoi due almanacchi: il già citato Ultimo round e Il giro del giorno in ottanta mondi. La cosa si fa divertente, quindi, e in effetti lo è: divertente leggere queste Lezioni di letteratura, che poi, più che di letteratura, che suona un po’ troppo ampolloso, sono lezioni del Cortázar-pensiero e della Cortázar-sensibilità e anche un po’ lezioni di Cortázar-letteratura. Parla di se stesso in queste lezioni, per la maggior parte del tempo, come d’altra parte ci si aspetta, immagino.

È un Cortázar che smette i panni a volte altezzosi – anche se un certo fondo di altezzosità gli rimane anche nei confronti degli studenti – che talvolta indossa in certi suoi racconti, sopratutto quando lascia troppo trasparire l’erudizione e un certo conformismo sessantottino figlio del clima francese dell’epoca parigina.  Ed è un Cortázar in fondo divertito dal suo ruolo di docente che interpreta, ovviamente, in modo del tutto antitetico alla figura classica del docente. Parla, chiacchiera su un canovaccio che evidentemente si preparava sommariamente come linea guida per ogni lezione.

Sono diversi e, in alcuni casi, curiosi gli argomenti che tocca: il mestiere dello scrittore, questo non certo curioso; la letteratura fantastica, secondo una grande tradizione sudamericana e argentina; il racconto realista, con alcune considerazioni particolarmente acute sul significato di reale e realismo nella narrazione; la musicalità e l’umorismo nella scrittura; poi Rayuela, due lunghe lezioni sulla genesi della sua opera più nota; infine un ultimo passaggio sull’erotismo nella letteratura argentina, in particolare.

Tempo di citare un brano, a mio parere bellissimo, sulla musica delle parole:

Tutto ciò mi ha portato a pensare che una prosa che accetta e che cerca di darsi con quell’obbedienza profonda a un ritmo, a un battito, a un palpito che non ha nulla a che vedere con la sintassi, è la prosa di molti scrittori che amo in modo particolare e che compie una doppia funzione che non sempre si avverte: la prima è la sua funzione specifica nella prosa letteraria (trasmette un contenuto, racconta una storia, mostra una situazione), ma insieme a tutto questo crea anche un contatto speciale che il lettore può non sospettare, ma che sveglia in lui quella stessa cosa, forse ancestrale, quello stesso senso del ritmo che abbiamo tutti e che ci porta ad accettare certi movimenti, certe forze e certi battiti. Leggiamo questa prosa in un certo modo come quando ascoltiamo certe musiche ed entriamo totalmente in una specie di corrente che ci fa uscire da noi stessi e ci fa entrare in un’altra cosa. Una prosa musicale, cosí come io la intendo, è una prosa che trasmette perfettamente il proprio contenuto (non c’è motivo perché non lo trasmetta, l’avere delle qualità musicali non le reca alcun danno) ma inoltra stabilisce un altro tipo di contatto con il lettore. Il lettore lo riceve per quel che contiene come messaggio e per l’effetto di tipo intuitivo che produce in lui e che non ha nulla a che fare con il contenuto: si basa su cadenze interne, obbedienze a certi ritmi profondi.

È chirurgico qui Cortázar nella descrizione e nella successiva analisi dei fallimenti di molte traduzioni che non colgono quei “ritmi profondi”. Ho scelto di citare questo perché mi ci ritrovo in pieno, ma Lezioni di letteratura è pieno di perle cortázariane, dalla genesi dei cronopio a La Maga di Rayuela vista da dietro le quinte, con osservazioni lucide sulla letteratura sudamericana e la tragedia che l’argentina stava vivendo in quegli anni, l’esilio di molti intellettuali, la forza della letteratura nella società.

Si legge con un po’ di nostalgia, devo ammettere. Impossibile evitare il raffronto con oggi.
La letteratura ha ancora una qualche funzione sociale? Esistono ancora intellettuali impegnati, tanto per rievocare termini screditati, il cui proprio impegno abbia una qualche forma di efficacia sociale? Esistono ancora visioni letterarie o tutto è solo tirature, recensioni, vendite, mercato, numero di lettori, la contabilità amara di un mondo che si sta ritirando e disperdendo dentro le proprie brache?
Quanto c’è di ancora reale nelle parole di Cortázar? Impossibile non domandarselo. Volendo ci si astiene dal rispondere. Io mi astengo.

Belli anche i due discorsi riportati in Appendice, uno sulla letteratura latinoamericana e l’altro su realtà e letteratura con una sempre attuale analisi dell’impegno o del disimpegno degli intellettuali rispetto alle circostanze dell’epoca, dei luoghi e della politica.
Cortázar era scrittore al quale bisogna riconoscere una certa onestà intellettuale.

4 commenti su “Lezioni di letteratura – Berkeley, 1980 – Julio Cortázar

  1. karenina
    1 settembre 2014

    Esistono ancora visioni letterarie o tutto è solo tirature, recensioni, vendite, mercato, numero di lettori, la contabilità amara di un mondo che si sta ritirando e disperdendo dentro le proprie brache?

    credo che esistano ma che sia sempre più difficile trovarle nel marasma del mercato, incontri sempre più casuali, da cercatori di pepite.

  2. Gina
    30 agosto 2014

    Be’, le ragioni per cui stanno pubblicando tutto sono banali: è il centenario della nascita :-)

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Questa voce è stata pubblicata il 30 agosto 2014 da in Autori, Cortázar, Julio, Editori, Einaudi con tag , , , , .

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