2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

GB84 – David Peace

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David Peace
Traduzione di Marco Pensante
Marco Tropea Editore/Il Saggiatore 2006

Dove eravate nel 1984? Ricordate cosa facevate quell’anno o come eravate? Che genere di persone eravate, intendo, se eravate nate, ovviamente, altrimenti non eravate alcun genere di persone, ma nemmeno se eravate bambinetti non eravate probabilmente alcun genere particolare di persone se non bambinetti del genere comune, insomma, se io vi dico “1984” e aggiungo anche di lasciar perdere Orwell che non stiamo parlando di letteratura ma di fatti avvenuti in quell’anno e quindi vi intimo di non farvi venire la tentazione di pronunciare “distopico” per fare quelli moderni che seguono le tendenze perché in tal caso io e voi non abbiamo altro da dirci, quindi vi dico “millenovecentottantaquattro” voi a cosa pensate pensando a voi stessi? Ad esempio, se me lo dico da solo, io che ammetto di avere fatto cose orribili nella mia vita per le quali non c’è espiazione della colpa possibile, confesso che se mi dite “1984”, io penso “paninaro povero”, sì io nel 1984 ero un paninaro povero, a mia discolpa dico che non ero convintissimo della cosa e infatti non durò molto, ma chissenefrega direte oppure mi sfotterete, va bene, il fatto però è che ora qui dobbiamo (devo, voglio, intendo) parlare del 1984 inteso proprio come anno nel quale accaddero alcune cose importanti delle quali io non ho ricordo (il motivo ve l’ho spiegato e non vorrei ritornarci sopra), per questo lo chiedo anche a voi: ma voi, se dico “millenovecentottantaquattro” sapete esattamente dire cosa facevate, chi eravate, cosa accadde di importante, eccetera eccetera, cioè a dire che voi avete memoria storica diretta di un anno trascorso trent’anni fa? Ve lo dico: a me la cosa sbalordisce se dite di sì. Io non pretendo di capire tutto. Qualcuno sì, lo pretende. Gente di molte pretese.

Nel 1984 accadde quello di cui parla GB84 di David Peace: lo sciopero dei minatori in Gran Bretagna; durò cinquantatrè settimane, sì avete letto bene, 53 settimane, cioè un anno intero di sciopero meno una settimana. Molto bene. Ecco ora riprovate a fare il giochino di prima, quello del “io dico 1984 voi cosa pensate?” e al posto di quello che avete pensato prima, metteteci “un anno di sciopero”, oppure “mio padre che nel 1984 fa un anno di sciopero”, oppure “molti dei miei vicini o parenti o amici hanno fatto un anno di sciopero nel 1984″.

Oltre che a ricordare cosa avete fatto un anno di trent’anni fa, che già mi sembra una capacità sovrumana, riuscite anche a immaginare cosa potesse significare “un anno di sciopero” nel 1984?

Un anno di sciopero noi non lo abbiamo mai visto in faccia. La gran parte di noi nemmeno qualcosa che possa appena somigliarci lo ha mai visto, nemmeno di profilo. Qualcuno ha usato l’espressione l’ultima guerra civile inglese per riferirsi a quello sciopero dei minatori e con quella si dà probabilmente l’idea di cosa rappresentò. Un anno di sciopero di una categoria produttiva fondamentale (nel 1984, in Gran Bretagna, quella dei minatori delle miniere di carbone ancora lo era) è un cataclisma per la società intera: saltano tutti gli equilibri, saltano le consuetudini, saltano i rapporti tra le persone, le classi sociali, le istituzioni, gli organi di governo, saltano le tutele democratiche, salta anche il tappo che tiene sotto controllo il livello di violenza, soprattutto quella esercitata dallo Stato attraverso la polizia e non solo quella.

GB84 non è un trattato di storia, è un romanzo; non direi neppure un romanzo storico, è un romanzo e basta, ambientato in un certo anno e calato dentro vicende che hanno fatto la storia della Gran Bretagna e che ora noi abbiamo del tutto rimosso, dimenticato e convenientemente archiviato tra le anticaglie di nessun interesse. E come sempre sbagliamo. Siamo esseri progettati per compiere errori, di continuo, sistematicamente, è la nostra grande fortuna. Senza l’incapacità di evitare qualunque genere di errore, logico, materiale, concettuale, manuale eccetera, probabilmente saremmo già tutti morti da qualche decina di migliaia di anni. Probabilmente.

yorkshire

Eppure, pur non essendo GB84 un romanzo storico, la sua ricostruzione del 1984 è grandiosa, per molti versi. C’è grandiosità anche nella cornice tragica di un racconto che diluisce il furore nella necessità dell’esistenza quotidiana, la routine dei minatori in sciopero per andare ai picchetti davanti alle miniere diventa grandiosa nella sua ripetitività antieroica, i pestaggi ricorrenti che subiscono, le cariche, le spinte, il lancio di sassi e mattoni all’indirizzo della polizia, le urla e gli scontri all’arrivo dei pullman corazzati con a bordo i crumiri lanciati a centodieci, centoventi o anche centoquaranta all’ora  verso i cancelli delle miniere, scortati dalla polizia mentre attorno si scatena la battaglia tra scioperanti e altra polizia. Tutto questo può essere descritto come una routine quasi quotidiana, in un anno di sciopero la guerra civile diventa la normalità. Nasce lo spirito di corpo, la fratellanza nella lotta, il mutuo sostegno.

strike1Ma un anno è lungo da trascorrere scioperando. Vivendo solo di sussidi e rimborsi del sindacato. Vuol dire rinunciare a quasi tutto, costringere alla rinuncia anche la propria famiglia, i bambini, anche piccoli, significa vedere i propri figli diventare dei bambini molto poveri. Non è facile resistere. Non c’è molto di eroico in tutto questo. C’è disperazione e sofferenza. C’è stanchezza e disillusione. C’è anche la consapevolezza che il nemico, lo stato, i fascisti, quelli che vogliono smantellare le miniere, la Thatcher e i conservatori, e tutti i loro poliziotti, i giudici, gli avvocati, i crumiri, i sindacati “gialli”, i sindacati dei crumiri, e anche le squadre antisommossa mandate dal governo, pure i loro gruppi neonazisti di sbandati usciti dalle truppe di stanza in Irlanda del Nord, i loro squadroni di picchiatori, le loro tattiche militari e i consiglieri militari, i loro metodi già ben rodati contro l’IRA, la violenza feroce esercitata dallo stato e ancora i doppi giochi dei dirigenti sindacali o la loro ottusa intransigenza, la loro inettitudine, tutto messo insieme per 53 settimane, rende consapevoli che il futuro non sarà felice, che dopo quello accaduto, quando anche finirà la violenza e lo sciopero, niente tornerà come prima.

Il 1984 è stato lo spartiacque tra un vecchio mondo uscito dal dopoguerra, il mondo della ricostruzione e della guerra fredda, quello degli anni ’60 e anche dei ’70 quando sono scoppiate le tensioni di quel mondo fino agli ’80, e dall’altra parte dello spartiacque la modernità nella quale viviamo tutt’oggi, quella neoliberista, mercantilista, quella della finanza e della produzione tecnologica, quella efficiente e manageriale, globalizzata, esternalizzata e delocalizzata, quella delle fabbriche in Cina o in Romania, quella e solo quella che, quando va bene, fa crescere il PIL, aumenta i consumi e ci dà benessere. Ovvero, il nostro mondo, anche per quelli che non ci si trovano troppo bene. Il nostro mondo nasce, almeno per un pezzo, ma è un pezzo importante, proprio là, nel 1984, in quelle 53 settimane, su quelle barricate dei minatori inglesi, quei picchetti, quell’ultima guerra civile inglese, nella battaglia di Orgreave, nello Yorkshire tutto ai picchetti contro il Nottinghamshire pieno di crumiri, nasce nell’intransigenza della lady di ferro, Margaret Thatcher, prima donna a guidare un governo europeo, e nell’intransigenza di king arthur, Arthur Scargill, il capo del sindacato dei minatori, comunista, duro, ostinato fino alla fine, contrario a ogni compromesso, fino all’ultimo sulla barricata, anche quando era chiaro che se volevano sperare di salvare qualcosa sarebbe stato necessario cedere. E invece no. La maggioranza dei minatori inglesi, eroici come solo in epoche diverse dalla nostra si poteva essere, pagando un prezzo spaventoso per quelle 53 settimane di sciopero, hanno resistito fino al collasso finale.

È stato giusto? Ne è valsa la pena? Sarebbe cambiato qualcosa? Probabilmente no. Chi governava il mondo aveva deciso una direzione e quella ha preso e comunque l’avrebbe presa. È la direzione nella quale stiamo ancora andando.

David Peace scrive un grande libro con GB84. Molto difficile scrivere un libro come questo, schivando sia l’enfasi eroica sia i toni grandguignoleschi della violenza poliziesca. Anzi, riesce addirittura a essere ironico, rende in modo stupendo la convivialità dei minatori ai picchetti. Lo fa con alcuni trucchi, cambiando stile sia narrativo sia grafico per i dialoghi dei minatori, poi torna alla grande storia vista, da una parte, dal punto di vista della dirigenza del sindacato, dall’altra delle tattiche sporche di un uomo dei servizi di sicurezza di alto livello capace di interloquire sia con il Primo Ministro sia con ex-membri dei corpi speciali dell’esercito organizzati in squadre di assaltatori.

GB84 riesce come pochi altri libri, bisogna forse ricorrere a libri sudamericani per trovare qualcosa di simile, a far percepire il clima di sospensione della democrazia, dei diritti, di tutto quello che si riconduce al significato di civiltà. Lo scontro politico quando diventa sociale, è disposto a usare qualunque mezzo per sopraffare l’avversario. E tanto più dura lo scontro, tanto più cadono i freni, le prudenze, i diritti, le leggi, tutto. Alla fine rimane la violenza. Che si chiami terrorismo, squadre della morte, insorgenza, squadre d’assalto o come altro la si vuole dipingere, alla fine, la soluzione che inevitabilmente trovano gli uomini per risolvere un conflitto è la violenza.

Lo sciopero terminò il 3 marzo 1985. Sono passati esattamente 30 anni. I minatori inglesi sono stati spazzati via. Non esistono più quegli uomini. Nemmeno quelle lotte. Erano senza speranza già allora.
Onore ai perdenti. Prima o poi tutti lo sono.

miners story

2 commenti su “GB84 – David Peace

  1. Alessio
    8 maggio 2015

    Di chi è questa citazione? È tratta dal libro? se sì, dove si trova esattamente? Grazie

    Lo sciopero terminò il 3 marzo 1985. Sono passati esattamente 30 anni. I minatori inglesi sono stati spazzati via. Non esistono più quegli uomini. Nemmeno quelle lotte. Erano senza speranza già allora.
    Onore ai perdenti. Prima o poi tutti lo sono.

    • 2000battute
      8 maggio 2015

      Non è una citazione, l’ho scritto io (il corsivo trae in inganno, ha ragione, forse dovrei toglierlo).

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Questa voce è stata pubblicata il 7 marzo 2015 da in Autori, Editori, Il Saggiatore, Peace, David con tag , , , , , .

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