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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Una morte in famiglia – James Agee

morte in famiglia

UNA MORTE IN FAMIGLIA
James Agee
Traduzione di Lucia P. Rodocanachi
Il Saggiatore 2015

Mi aspettavo molto da questo libro. Pensando a James Agee, mi scorrono di fronte le immagini di parole che componeva per accompagnare i ritratti di Walker Evans nel meraviglioso Sia lode ora a uomini di fama, un libro denso di emozioni persistenti. Mi aspettavo molto da questo libro, scioccamente. Ma questo non poteva essere paragonabile a quello, troppo diversi, un’opera unica frutto di un equilibrio perfetto forse raggiunto per caso il primo, un romanzo tradizionale americano questo. Mi aspettavo troppo, insomma.

Per questo ho dovuto aspettare fino alla fine del libro per riuscire ad apprezzarlo senza inquinarlo con altri pensieri. Non un capolavoro, non un’opera iconica e imperdibile, ma la storia di una comune tragedia domestica, una come tante, svoltasi in un luogo qualunque della provincia americana, un non-luogo, Knoxville, Tennessee, in realtà. Il racconto della morte di un padre di famiglia a causa di un incidente automobilistico e la disgregazione dei legami famigliari, del senso di casa, della quotidianità domestica. È in parte autobiografico il racconto, così si dice.

È la storia di un dramma famigliare, comune, medio-borghese, senza originalità, senza epica. Lo stesso dramma che si ripete in infiniti casi analoghi, migliaia di altri drammi domestici che si svolgono sotto gli occhi di altri individui, in parte indifferenti, in parte terrorizzati dall’eventualità che possa capitare anche a loro, in parte feroci nel cercare spiegazioni che li confortino nel credere che tale eventualità in ogni caso non li riguarderà.

Non è dei giochi dei bambini alla sera che voglio parlare ora, è di un’atmosfera di quel tempo, che con quei giochi ha poco a che fare: quella dei padri di famiglia, ognuno nel suo praticello, con la camicia simile a un pallido pesce nella luce innaturale e con il volto quasi anonimo, che annaffia il suo prato.

I volti quasi anonimi di quei padri di famiglia. Questo è il mondo dell’infanzia di Agee. Rompere quel muro di conformità è l’oggetto della sua opera. Prima restituendo onore ai volti, alle storie e alle vite dei contadini più miseri, addirittura rendendo le loro donne luminose come principesse. Anche in questo Una morte in famiglia, il muro di volti quasi anonimi viene infranto, questa volta attraverso una morte. Quella del proprio padre, che così perde l’anonimato, come la perde la propria famiglia, la propria madre, la propria vita. Se in Sia lode ora a uomini di fama l’anonimato e il disonore erano cancellati vivendo insieme a quella gente misera, qui Agee racconta l’opposto: la perdita dell’anonimato come disvalore sociale e il disonore che ne consegue per i superstiti.

Si immaginava vivamente come tutti l’avrebbero guardato entrando in classe e le parole lusinghiere che il maestro avrebbe detto di suo padre e di lui, e sapeva che in un giorno simile tutti l’avrebbero trattato con riguardo e l’avrebbero guardato anche con considerazione, perché oggi gli era accaduto qualcosa che non era accaduto a nessun altro ragazzo della scuola, a nessun altro ragazzo della città. Gli avrebbero persino offerto un po’ della loro colazione.
Si sentì ancora più vuoto e inutile di prima.

Sono i pensieri di Rufus, il bambino attraverso il quale la vicenda viene raccontata. Agee usa l’espediente di dissociare i dialoghi dai pensieri, i personaggi conversano tra loro, ma i pensieri spesso non seguono i dialoghi. Non si dice quasi mai quello che si pensa, ci si atteggia, anche nei momenti più drammatici le parole prendono la forma delle circostanze più che quella dei sentimenti. Questa cesura Agee vuole riprodurre facendo commentare i dialoghi dalla coscienza dei personaggi. È un gioco di sponda tra pubblico e privato, famigliare e individuale, convivialità e intimità.

Questo continuo rimbalzare tra le due dimensioni contrapposte è il tratto che caratterizza la storia.
Una storia malinconica, a tratti disperata, a volte cinica. Per lo più laconica.
Come l’immagine di copertina, straordinariamente rappresentativa: un gruppo famigliare anonimo e funereo, intento a osservare un orizzonte assolato e informe.
James Agee merita sempre di essere letto.

 

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Questa voce è stata pubblicata il 6 febbraio 2016 da in Agee, James, Autori, Editori, Il Saggiatore con tag , , , .

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