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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Angeli minori – Antoine Volodine

volodine

ANGELI MINORI
Antoine Volodine
Traduzione di Albino Crovetto
L’Orma 2016

Leggi.

«Scheidmann,» esclamò «perché ci abbindoli con questi strani narrat? Che cosa sono? Perché strani, poi? Perché sono strani?»
Ero esausto. Non risposi, la stanchezza mi impediva di schiudere le labbra. Nonostante i pruriti che mi tormentavano atrocemente, mi guardavo dal muovere la massa di pelle filamentosa che mi ricopriva e che, lo sentivo, l’attrazione lunare faceva crescere. Un lampo di calore rigò il cielo e per un secondo ebbi la folle certezza che le vecchie fossero in procinto di ridare la voce ai fucili per farla finita una volta per tutte, poi mi resi conto che, purtroppo, non sarebbe successo niente. L’attesa ricominciò. Avevo voglia di rispondere a Nayadjia Aghatourane, di urlare attraverso la notte calda che la stranezza è la forma che prende il bello quando il bello è disperato, ma restavo a bocca chiusa, e aspettavo.

È un brano dal ventiduesimo narrat, intitolato Nayadjia Aghatourane.
Hai letto?
Ora rispondi a delle domande.
Ti senti insicura? Vuoi prima rileggere?
Rileggi.

Ora le domande.
Hai provato, leggendo questo brano, un’emozione salita dalla pancia, come un vapore ardente di grassi in ebollizione che ti satura la gola? Hai percepito la sequenza di parole che compone questo brano come una creazione antropomorfa ma quasi certamente inumana? Hai capito che dopo aver letto questo narrat non potrai fare a meno di leggere gli altri, diventando nei fatti un miserabile ridotto alla fame che anela una scodella di brodo di gatto? Hai capito che io ti voglio avvelenare, non ho altri fini nascosti?

Se hai risposto sempre in modo affermativo allora puoi continuare a leggere il resto con relativa serenità.
Altrimenti ti suggerisco di fermarti qui. Lascia perdere Angeli minori, lascia perdere anche me e le sciocchezze che andrò a scrivere. Avremo altre occasioni, se lo vorrai, io continuo a rimanere qui, non me ne vado, tu puoi tornare ogni volta che vuoi. Io non so niente di te.

Non sto scherzando.

=== CONFINE DA NON ATTRAVERSARE SE SEI PULITA ===

Da qui continuano quelle che io avvelenerò.
Il femminile sta per “persone”, non per donne o femmine o sganze.

Angeli minori è fatto da 49 narrat, un angelo minore per ogni narrat. Nayadjia Aghatourane è l’angelo del ventiduesimo narrat. Will Scheidmann, che avete appena incontrato, è quello del settimo. Varvalia Lodenko, angelo minore anch’essa come gli altri ma rilevante più degli altri, del dodicesimo. Babaïa Schtern del quindicesimo.

Leggiamo ora qualcosa di Babaïa Schtern. Familiarizziamo con questo angelo. Impariamo ad abbracciare anche gli angeli minori. Sì ho detto abbracciare e intendo letteralmente abbracciare, con la pancia, i depositi adiposi, le cosce, le zaffate nauseanti delle vostre acque profumate, le tette e tutto il resto.

Quando torno a casa e raggiungo il pianerottolo del nono piano, prima di imboccare la rampa successiva devo passare davanti alla porta del 906. Lì faccio una pausa e riprendo fiato. Da cinque mesi l’appartamento è occupato. La porta è stata segata a mezza altezza, come si faceva in passato nei box delle scuderie, al tempo in cui esistevano i cavalli, e al bordo della parte superiore si appoggia una donna, poggia le sue enormi braccia. È Babaïa Schtern. Sta lì, giorno e notte, in camicia, luccicante di sudore, larga e panciuta e adiposamente liscia come lo erano gli ippopotami al tempo in cui esisteva l’Africa; lei sta sempre lì, con brevi intervalli durante i quali i figli la spostano per vuotarle la tinozza, o la tirano verso i meandri dell’appartamento per lavarla o rimpinzarla.

È il quindicesimo narrat. Abbiamo conosciuto Babaïa Schtern. Non la rivedremo più. Non ci interessa nulla della vita di questi angeli oltre alle parole del narrat. Muoiono, vivono, vengono fatti a pezzi dai figli, si cacano addosso. Non ci importa nulla.

È importante solo sapere che sono angeli minori. Il che vuole anche insinuare il fatto che siano angeli, prima di tutto. Anche Babaïa sul sedile di copertoni che viene ingrassata dai figli per essere mangiata lo è. Lo sono le vecchie due o trecentenarie, lo è Will Scheidmann sulla cui pelle crescono scaglie verdastre e dalla cui bocca sgorgano narrat per le vecchie. Lo sono tutti, angeli, di un mondo nel quale sono rimasti solo loro, miserabili, mostruosi, abominevoli angeli. Potremmo sentirci angeli minori dispersi in un mondo disabitato anche noi, ma sarebbe solo l’ennesima falsificazione della nostra vita. Noi non siamo angeli, anche se a te farebbe piacere pensarlo.

Angeli minori è categoria a sè, genere letterario e allucinazione insieme, strepitosamente visionario, sarcastico e sadomasochista. È una voce che salta di qua e di là, scompare e riappare. Inventando generi potremmo dirlo gotico postapocalittico o anche punksurvivalista, ma sarebbero solo parole piene di aria stantia.
A te probabilmente non piacerà.
Lo so che stai pensando che è solo una sceneggiata la mia. Non è una sceneggiata. Pensi che perda tutto questo tempo a scrivere solo per fare delle sceneggiate? Pensi che io sia così stupido? Non sono stupido. Dico sul serio; sono quasi sicuro che a te non piacerà. Sai perché dico che a te non piacerà? Perché sei cerebrale. Sì è così, sei cerebrale. Negalo se hai il coraggio. Sai leggere con l’intestino? L’intestino quello vero intendo, non figurato, non l’intestino cerebrale. L’intestino è una macchina narrativa quasi perfetta. Lo sapevi?

Angeli minori è una creazione iperletteraria quasi uranica. Per questo a noi che siamo rimasti qui, leggerlo riempie gli intestini di puro piacere. A noi piace quando qualcuno trasforma le voci in un ansimare rauco e anche quando sversa liquidi indecifrabili su panorami argentati o ancora ogni volta che un superstite dell’estinzione ridotto alla condizione di mostro inventa un narrat e lo fa recitare per quarantanove volte ad angeli luridi. A noi piace sentire le parole che grattano sul vetro sporco dietro al quale ci nascondiamo, come nere unghie consumate da funghi, ci piace moltissimo sentire la descrizione del tanfo che produce una frase quando la si sbatte contro un sasso come si fa per uccidere il polipo o quel gemito di bestia torturata che una pagina produce quando si intasa di assurdo. A noi piacciono moltissimo questi momenti di passione disumanizzata, l’adrenalina del rovistare nei rifiuti, amiamo sentirci dentro un sogno dominato dalla claustrofobia indotta per via intravenosa, ci piace inciampare in rottami rugginosi, immaginare di specchiarci in pozze di un nero giallastro, sentire «la promiscuità ci renderà folli», come dice Winslow.

Incantato dalla luce di madreperla dei quarantanove angeli minori.
Incantato dall’aberrazione che corre sulla pagina intonando una ninna nanna.
Come le vecchie armate e letali, invoco:
Ancora narrat.
Ancora narrat.

4 commenti su “Angeli minori – Antoine Volodine

  1. karenina
    14 aprile 2017

    Lo sto leggendo e posso solo dirti grazie, era da un bel po’ che una lettura non mi coinvolgeva così.

    • 2000battute
      14 aprile 2017

      uno sprazzo di creatività

  2. karenina
    14 maggio 2016

    Roba tosta, sono spaventata ma anche molto curiosa, comunque L’orma si sta rivelando come una delle più interessanti case editrici del momento. Ci penso.

    • 2000battute
      14 maggio 2016

      se puoi cercalo in libreria e tienilo un po’ tra le mani, leggiucchia qualche brano, serve ispirazione, un tipo particolare di ispirazione

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Questa voce è stata pubblicata il 14 maggio 2016 da in Autori, Editori, L'orma, Volodine, Antoine con tag , , , , .

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