2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

African psycho – Alain Mabanckou

african psycho

AFRICAN PSYCHO
Alain Mabanckou
Traduzione di Daniele Petruccioli
66THAND2ND 2015

Commento di Cornelio Nepote

[Spiacente ma questa settimana sono affaccendato in altre letture incommentabili e pure invischiato nei miasmi di un romanzo formidabilmente difficile che mica me lo immaginavo, per questo vi abbandono nelle mani, pulite ma sempre sgradevoli, di Nepote il quale, al solito, insinua invece che dire, imbroglia invece di chiarire. Con affetto, 2000battute] 

Ipocondriaci e calafatati.
Se mai un giorno decidessi di scrivere le mie memorie le intitolerò proprio così: Ipocondriaci e calafatati. Poi scomparirò alla vista degli uomini, all’olfatto dei cani e alle punzecchie delle zanzare, nessuno saprà più nulla di me.
Spiegazioni.
Se c’è una cosa che agg’sempre odiato fin dalla pubertà precoce che ebbi, è dare le spiegazioni. E spiega di qua e spiega di là, il diritto a non capire mai niente e a pretendere spiegazioni su tutto nun ce sta scritto nella Costituzione Italiana. E pure nel malarioso Regno delle Due Sicilie era diritto sconosciuto, manco se ti chiamavi Angiò o Borbò.

Ora invece anche quelli che hanno capito chiedono le spiegazioni. Accussì, per scassare le uova nel paniere. Mi spiegasse – dicono – che non sono sicuro di avere capito proprio bene bene come meritano le vostre parole, Don Nepote. E invece hanno capito benissimo ma vogliono fare il controcanto, cercare la virgoletta che non è proprio dritta e se pure non c’è loro se la inventano. Ecco, guardate là, ci starebbe questa virgoletta un poco sghembiscia. E voi guardate e riguardate e pensate Ma n’do cacciaruolo sta chilla virgoletta sghemba? Nun ce sta! Questa è l’unica e soleggiata verità. È che costoro, chisti ammuffiti, vogliono che voi diate le spiegazioni. Le Spiegazioni. Manco fossero tutti dei pubblici ministeri.

Santo Profeta, io di spiegazioni non ne voglio dare più. Chi non capisce viva nell’ignoranza oppure le chieda ad altri che pure ci sono quelli che vogliono dare spiegazioni su tutto, anche quando nessuno gliele chiede. Che pure questi altri balordoni sono dei matti per conto mio. Voi ve ne state bello bello per i fatti vostri, magari a ripensare a quelle semisfere sensuali che avete visto in controluce e vi hanno dato tanto piacere quando chilla madamina è passata, che vi siete seduto a bere una buona granitina al rabarbaro e subito vi piomba addosso uno di questi corvi cacaletto che vogliono dare per forza spiegazioni su qualcosa, qualunque cosa purchessia una spiegazione di qualcosa. Vi spiego cosa sento. Vi spiego cosa provo. Vi spiego cosa vedo. Vi spiego cosa succede. Vi spiego questo qua, vi spiego quello là. Vi prego fatemi spiegare, vi prego statemi ad ascoltare, vi prego fatemi dire. Tutto uno spiegare cose che nessuno ha chiesto di spiegare e che a nessuno interessa che vengano spiegate. Questi sono angustiati da una vita senza spiegare a nessuno quello che passa in quelle loro teste bacate. Ci stanno apposta i confessionali e i pretonzoli per queste fesserie, che se ne vadano in chiesa questi maramagli invece di schiantare l’anima alle persone perbene.

Beata Anarchia portami via da questa congrega di matti e depositami nelle braccia profumate di una Venere desnuda prima che mi facciano ammattire pure a me.

Portate via pure tutti i libri! Basta, non ne voglio più vedere intorno. Pulci, pidocchi e tafani in condominio. Pure questo African psycho. Chi me l’ha portato? Che dite, l’ho comprato? Io l’ho comprato? Ma figuratevi, io non mi compro nemmeno o’caffè, io degusto e assaporo i frutti del mondo, che pensate che io compri? Ma scherziamo, mica sono un pattumaio come 2000battute che va ingobbito per botteghe a cienciare lo sconto.
Qualcuno me lo deve avere rifilato con l’imbroglio. Forse una damigella occhi di smeriglio che mi ha incantato mentre dietro la schiena la traditora mi ammollava il tomo?
Sia come sia. Basta con questi ironici che non fanno ridere, queste commedie del terzomondo e pure del primo e del secondo e del quarto se non quando dell’altromondo che mi fanno pensare che leggere è una pazzia, uno spreco di tempo insensato quando il mondo è pieno di meraviglie e di fiordonzelle. Basta così!
Questo salamecco racconta di un matto africano, un negro che vuole fare l’omicida seriale ma non ci riesce. È una strampaleria così. Tutta una storia fatta con questo che parla come un matto e cerca di fare il matto. Grasse risate si diceva un tempo. Gradasse risate secondo me si dovrebbe dire perché sembra proprio di sentire un gradasso che non fa che ridere, questo ride e ride, ride facendo rimbombare la sua risata, ride e racconta del negro matto che vuol fare l’assassino, e ride e racconta senza smettere mai finché a un certo punto smette e vi guarda e chiede Vi è piaciuto? ma voi avevate già smesso da quattro giorni di appena sorridere per educazione e da tutto quel tempo lo stavate guardando come si guarda uno di quei matti che vogliono sempre spiegare tutto lo guardavate con lo sguardo di plastica che aspira l’anima umana dalle narici e lascia un guscio di cozza.
Vi girate e ve ne andate. Senza dare spiegazioni.

Omaggio cavallerescamente lor signori e inspiro il profumo infiorato di madame fiordonzelle.

Cornelio Nepote

3 commenti su “African psycho – Alain Mabanckou

  1. Ipoiper
    5 giugno 2016

    Ah, scusate, scordavo di dirvi, o meglio mi ricordo, mi ricordo sono due paroline che mi piacciono di più, che quando scrivo mi piace adoperare Mi ricordo(chissà se davvero mi ricordo di cose davvero accadute o di cose che non sono mai esistite o solo sognate e trasognanti: siamo in un tempo in cui le immagini sopravanzano gli esistiti e gli esistenti che mangiamo per sedare la fame … di vita) perché mi smuovono le viscere, ‘o pancreas e la cistifellea e non ultimo il sangue nelle vene, che figliem'(mio figlio)entro settembre si laurea in lettere filosofia, gli altri due anni li frequenterà in Germania. Ma è proprio questo ad avvalorare la tesi di entrambi per cui deve frequentare i bassifondi putrescenti del lavoro precario per sincerarsi dello sfruttamento in corso da secoli e in special modo per le nuove generazioni cresciute e abituate a: le pubblicità dei biscottini, degli aperitivi poco costosi e rigenerativi, a gomorra tout court in tutte le salse e versioni di teatro, film e miniserie TV; ai sentimenti e alle passioni mordi e fuggi(dell’eterno per sempre nella buona e cattiva sorte) dell’insegnamento biblico e cattolico dell’amore a sfondo criminale e relativo e cosiddetto conseguente e consanguineo femminicidio. Bene, un po’ di pratica filosofica sul più e sul meno, ma specialmente quel che sta in mezzo, è pratica auspicabile per confrontarsi con l’umano. Infatti il capo cameriere che chiama Claudio quando gli occorre le mance le tiene tutte per sé e non le distribuisce gli altri sottoposti. Dopo aver accompagnato Claudio ci siamo salutati concordando che tutto ciò che vivrà, specie e innanzitutto gli aspetti negativi del lavoro, dei clienti sopraffattori, maleducati perché famelici del ristorante e i padroni dalle facce feroci del buon senso dello sfruttamento, ne faccia una summa di tesoro né danaroso e né proprietario. Lettere e filosofia a che servono se poi non servono praticamente a lottare, spesso anche senza averne coscienza, alle continue sottrazione delle dignità individuali e d’insieme comune, all’aumento, come l’inquinamento della terra, dell’aria e delle acque, imperanti delle schiavitù. Chi sottrae dignità e rende schiavi, è impero, perché organico all’impero. Nelle cose spicciole, apparentemente insignificanti che aguzza di punta e di taglio il comando: dell’accorato buonsenso e del buon vivere.

  2. Ipoiper
    5 giugno 2016

    C’avrei un po’ di cose da scrivere visto che leggendo quanto sopra ci sono almeno tre cose che mi tirano di qua e di là che mi fanno venire ‘o genio di scrivere. Però ci sta pure il fatto che da un lato mio figlio mi tira per essere accompagnato al ristorante dove si smazza per circa 10 ore e gli danno un trenta trentacinque euro al massimo e il fatto che ci sono certe cose ca po’ nun te fanno scrivere, ma semmai ti fanno dicere Vabbuò a dimane oppure Maronna comme me sfasterio, cioè mi scoccio a scrivere di questi tempi in cui ‘o tiempo sta sempe ‘ntussecato e le nuvole vanno e vengono proprio come i libri che gli scrittori e gli editori sfornano come cornetti o pizze fritte dalle figliole di Porta Capuana dint’e viche d’a stazione centrale, sapite dalle parti della Duchesca, cioè Forcella. Ecco i miei libri sapevano sempre di pizze fritte e marenne piene di companatico sott’olio quando facevo filone a scuola e me ne andavo con le ragazze in giro per localini e cinema aperti fin dalla mattina. Ma anche da garzone e da disoccupato in un lavoro al nero a mezzogiorno mangiavo ‘na marenna(merenda) di pane cafone e una frittata di uova o di maccheroni o spaghetti. E mentre mangiavo insieme agli altri operai leggevo qualche pagina di Fante o chillu ‘mbriacone di Cherles, intendo Bucovski. Poi con la paga settimanale, per fare esperienza, andavo a puttane e anche lì leggevo, mentre con Titina ‘a zengara nel suo basso faceva quel che si doveva fare, pagine dal diario di Kafka o altri passi di America. Perché anche lì, nella lontana America ci stavano quelli che per vivere faticavano con l’olio di frittura. Ecco, mi sono trattenuto a scrivere più del dovuto quando si tratta di olio fritto che unge dita e le pagine dei libri. Nepote statt’ e mangiatella pure tu ‘na pizza fritta cu cicoli, ricotta e pummarola mentre liegge o scrive. ‘Na birretella fredda c’azzecca assaje. Statte bbuono.

    • 2000battute
      5 giugno 2016

      Cumpà, oggigiorno ci stanno gli scritturi e i letturi che invece di insozzare le pagine di frittura e mangiare inchiostri, chisti danno le opinioni, tutto il giorno a dare opinioni, opinioni su tutto e tutti, non passa un minuto che chisti hanno già una nuova opinione da dare. Opinioni immacolate, avrebbe detto la mia povera bisnonna che immacolata era solo di nome.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 giugno 2016 da in 66THAND2ND, Autori, Editori, Mabanckou, Alain con tag , , , , .

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