2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Nostalgia – Mircea Cărtărescu

nostalgia

NOSTALGIA
Mircea Cărtărescu
Traduzione di Bruno Mazzoni
Voland 2003

È curioso, mi dico, scrivo qualche riga su Cărtărescu proprio nel giorno del primo buio autunnale, la prima mattina di penombra, l’acqua che scende indifferente, rumori di carpenteria, tonfi di muratori, immagino la terra che diventa fanghiglia, i muri che si impregnano, la polvere impastata di fumo e di pioggia.

Nostalgia si fa di tre racconti lunghi, sembrano in realtà una successione di confabulazioni confuse, sempre più prolisse. I bambini ne sono protagonisti, in particolare i giochi dei bambini, dei quali i bambini stessi sono per un attimo creatori ma poi subito soccombono per diventarne le marionette. Sono giochi di inusuale complicazione, maniacalmente cerebrali e ambigui e si svolgono a Bucarest.
Bucarest e la Romania rimangono sullo sfondo, forse a far da metafore o forse solo da palcoscenico mesto. Sono luoghi familiari ai protagonisti, ma distorti secondo la nostra percezione della realtà, contengono qualcosa di deforme, come il canto di un muto.

Per tutto il giorno ci rincorrevamo tra le fosse labirintiche della canalizzazione. Scendevamo laggiù tramite passaggi appositi, avanzando lungo condotte incatramate e aggirando rubinetti enormi, mentre ci penetrava nelle narici e nel sangue quell’effluvio di terra, di vermi e di larve, di pece e mastice fresco.

Il brano viene dal primo racconto, Il Mendebile.

Sta diventando sempre più buio, sono costretto ad accendere la luce elettrica. Proseguo nel ricordare la lettura di Nostalgia. La lingua di Cărtărescu è piana, pacata, anzi rallentata. Parla e quindi scrive a velocità ridotta rispetto il ritmo normale, quello che le orecchie percepiscono come normale, anche normalmente lento. Questo è anormalmente lento. È un ritmo frenato, come impastato o di qualcosa, non direi qualcuno, meglio qualcosa, che si muove in un fluido denso, più denso dell’atmosfera, potrebbe essere un liquido, acqua mista a fango, probabilmente. È un discorso la cui lentezza dapprima si intuisce, poi si nota, infine diventa ossessionante. Le parole diventano una selva entro la quale occorre farsi strada, a fatica. Questo accade soprattutto con l’ultimo racconto, che si chiama REM.

I racconti di Nostalgia hanno colori lividi. Violacei come ematomi, il giallo del pus, il verde della muffa. Sono colori malati, come malati sono i protagonisti. Non si sa quale sia la loro malattia né se sia riconosciuta dalla medicina ufficiale, ma sono certamente malati, su questo non esiste alcun dubbio. Non sono tormentati e neppure disperati. Al contrario, i bambini di Nostalgia giocano, hanno avventure, fantasticano e si capovolgono come tutti i bambini, almeno fino a un po’ di tempo fa. Ma nessuno direbbe che quei bambini sono come i soliti bambini. Sono certamente insoliti, molto insoliti. Demoniaci? No. Malvagi? No di certo. Vittime? Nemmeno. Sono bambini figli di un’allucinazione.

È una scrittura allucinatoria e maniacale quella di Cărtărescu, affascinante e tediosa allo stesso tempo. Nostalgia cattura e respinge, ingolosisce per poi nauseare, è un sapore cangiante dolce poi amaro o viceversa. Richiede fatica, non leggerezza, pretende perseveranza ma non regala nulla. È scrittura crepuscolare priva di empatia, ma la sua deformità insolita è un faro verso il quale alcuni non possono evitare di dirigersi, come falene un attimo prima di bruciarsi.

2 commenti su “Nostalgia – Mircea Cărtărescu

  1. karenina
    4 ottobre 2016

    Ho letto Abbacinante – il corpo e credo che con questo autore ho dato abbastanza; capisco che possa affascinare ma a me ha dato un così soffocante senso di claustrofobia che non ce la posso fare, retaggio di anni di totalitarismo?

    • 2000battute
      4 ottobre 2016

      Anche in questi racconti il senso generale è di claustrofobia, non solo nelle ambientazioni ma anche nello stile, nei dialoghi. È stato faticoso, a volte tedioso, però a me ha anche affascinato questa ricerca della storia claustrofobica con un fondo di magia nera che ho ritrovato in altri autori, Volodine, Krasznahorkai, Vollmann. Vorrei leggerne almeno uno degli Abbacinante.

Commenta, se vuoi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 settembre 2016 da in Autori, Cărtărescu, Mircea, Editori, Voland con tag , , , , .

Copyleft

Licenza Creative Commons
2000battute è distribuito con licenza Creative Commons 2.5 Italia.

Autori/Editori

Archivi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: