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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Paesaggi contaminati – Martin Pollack

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PAESAGGI CONTAMINATI
Martin Pollack
Traduzione di Melissa Maggioni
Keller 2016

La tesi di questo reportage che si muove tra storia e politica è semplice e per questo inquieta:  la terra d’Europa, in particolare quella della sua parte orientale, è punteggiata da innumerevoli fosse comuni volutamente nascoste, celate alla vista dei posteri, la cui esistenza spesso è nota solo agli abitanti della zona attraverso storie tramandate a mezza voce. Sono fosse comuni nascoste dalla vegetazione o nei boschi, talvolta vi hanno edificato sopra oppure sono diventate parte di campi coltivati. Non ci sono lapidi, monumenti commemorativi o targhe che ricordino la natura di quel luogo. Non si svolgono manifestazione in ricordo dei morti e spesso non si sa quasi nulla di chi fossero quelle vittime. Volutamente non si ricordano e non si è mai cercato di scoprire l’identità di chi vi fu sepolto.

È questa la contaminazione di cui parla Martin Pollack, una contaminazione che ha diverse forme. Sono i panorami, spesso bucolici e considerati rilassanti, a nascondere un orrore del quale si nega la verità. È la memoria a essere contaminata da un veleno col quale si vorrebbero formare buchi di oblio. Infine è la stessa terra a essere contaminata da crimini per i quali non solo i responsabili sono rimasti ignoti e probabilmente impuniti, ma anche alle stesse vittime si è negato il diritto a un nome e a una data e un luogo di morte.

Pollack si muove tra Austria, Slovenia, Bielorussia, Polonia. Sono soprattutto campi di morte della Seconda Guerra Mondiale e del suo dopoguerra quelli sui quali Pollack alza il velo. Sono luoghi dove in tempi diversi e mani diverse hanno commesso orrori simili. Dalle fosse comuni riempite di vittime dei nazisti, alle foibe slovene frutto delle vendette dei partigiani, sembra ripetersi un analogo disegno. Prima la carneficina, poi il tentativo di nascondere le tracce, far sparire le prove e cancellare la memoria. Memoria che faticosamente, a brandelli e solo saltuariamente riesce a riaffiorare.

Paesaggi contaminati è un libro cupo, il resoconto di un viaggio da monatto in una parte d’Europa che si vuole dimenticare, raccogliendo cadaveri e storie del tempo di guerra, scavando, letteralmente, tunnel nella terra per incontrare camere di morte murate decenni fa. Il libro non concede nulla al sentimentalismo o ad altre emozioni che non siano mediate rigidamente dalla ragione analitica. Lo sguardo è quello freddo del medico della peste che si aggira tra gli spettri. La sistematica ripetizione della pratica della strage laddove oggi si vedono paesaggi immacolati e luoghi salubri rende la descrizione dell’autore metodica fino all’apatia.

Ma in fondo ha ragione, la ripetizione genera il canone e l’assuefazione. È inutile e falso recitare la parte degli addolorati ululanti. Basta ed è anche più onesto osservare imperturbati l’immagine della nostra ipocrisia.

Non è una grande lettura, fa però quello che si proponeva, rivelare il volto della falsità: un paesaggio idilliaco, che dà piacere osservare, che fa sentire puliti e onesti e innocenti.

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Questa voce è stata pubblicata il 29 ottobre 2016 da in Autori, Editori, Keller, Pollack, Martin con tag , , , , .

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