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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Morte di un maestro del Tè – Yasushi Inoue

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MORTE DI UN MAESTRO DEL TÈ
Yasushi Inoue
Traduzione di Gianluca Coci
Skira 2016

Tiro il fiato, come alla fine di una corsa in salita, anche se non ho corso e non sono salito. Quindi forse il paragone non calza. Tiro il fiato come quando si fa una passeggiata in un parco cittadino; i rumori giungono più lontani e più smorzati del normale, il passo rallenta, si girovaga senza una meta, per il gusto di girovagare, pensando, ascoltando, liberandosi dall’ansia, ci si rilassa. Ecco così direi: ci si rilassa dalla cupezza, dalla tensione della china oscura, i sensi all’erta possono sciogliersi, il buio e i fango si allontanano, la notte piovosa popolata di alcolizzati e prostitute si dilegua, quel mondo esploso-imploso sfracellato in frammenti di odio e di rancore dei personaggi come angeli caduti nella palude, anche quello per qualche momento può essere dimenticato.

Queste storie giapponesi tradizionali hanno un effetto calmante se si riesce a non farsi prendere dalla noia con la quale scacciano i maldisposti. Questa è il diario del monaco Honkakubō del tempio Miidera, discepolo del grande maestro Rikyū e si colloca tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600 secondo il calendario gregoriano. Non è una storia vera, il manoscritto del monaco è una finzione letteraria dell’eccellente Yasushi Inoue, ma a leggerla non ci si pensa.

La storia parla di maestri del Tè, i maestri di quella che in occidente conosciamo come la cerimonia del tè. I maestri del Tè seguono la Via del Tè, ovvero vivono in funzione della Via del Tè, pensano incessantemente alla Via del Tè, più di loro stessi, più della vita stessa. Per questo sono maestri.

È un Giappone medievale di samurai e shōgun quello descritto, di grandi guerrieri e assedi a castelli, anche se tutto questo rimane sullo sfondo. In primo piano, nelle parole del monaco Honkakubō c’è sempre e solo il racconto dei grandi maestri del Tè che ha servito e incontrato per tutta la vita.
Si narra di incessanti rituali e la stessa narrazione si ritualizza nel ripresentare la stessa cerimonia che, nonostante le riproposizioni, rimane però sfocata, avvolta in un alone di mistero che non riusciamo a penetrare fino alla chiarezza. Ogni volta ci si interroga sul significato del rituale, il significato del dare nomi propri agli utensili del rituale stesso, le tazze usate dai maestri nella cerimonia del tè hanno un nome, come anche i contenitori per le foglie di tè, Mikazuki, Matsushima, Shijukkoku ontsubo, Shōka e così via. La cerimonia si ripete, come la preparazione, Honkakubō racconta degli incontri e delle conversazioni che si sono succedute nell’arco di molti anni, anni che nel tempo proprio del diario trascorrono indolori, giri una pagina e sono passati dieci anni, eppure nulla sembra essere cambiato, Honkakubō magari commenta che quel maestro è invecchiato o che egli stesso sente il peso della sopraggiunta vecchiaia, ma nulla più di questo. Il rito riprende, si perpetua pur nella consapevolezza che l’epoca della Via del Tè si va spegnendo e con essa tutti i suoi interpreti più autentici, avviati su quel sentiero di ciottoli, aspro, arido e ghiacciato, immerso nella bruma, diritto e senza una fine. Quel sentiero è la Via del Tè.

Quando Sōji e Oribe ricevettero l’ordine di darsi la morte, acquisirono per la prima volta una certezza, la stessa che acquisì anche il mio maestro. Essi scoprirono ciò che per il vero chajin è importante più di ogni altra cosa: preparare il tè in tutta calma e serenità, senza lasciare che altri pensieri intralcino la mente. Questo è un mondo dove io, Honkakubō, non potrò mai avere accesso.

Anche una passeggiata nel parco cittadino può essere noiosa. Ma in certi momenti, per qualche ragione, è proprio la leggerezza di quella noia azzurrognola il lenitivo migliore.

3 commenti su “Morte di un maestro del Tè – Yasushi Inoue

  1. felice567
    22 gennaio 2017

    (accidneti, qunati reufsi, mi scusi!)

  2. felice567
    22 gennaio 2017

    Grazie mille, anche se si capisce che il libro l’ha trovato noiosamente rilassante e quindi non so se lo prenderò in considerazione (anche se adoro la lettaratira nipponica). Ricordo però con amore il film del grande Kei Kumai vincitore a Venezia nel 1989, con protagonista il grande Toshiro Mifune. Ecco, ho detto la mia banalità del giorno; ma l’ho fatto solo per lasciare un commentto sul sul bel blog.

    • 2000battute
      22 gennaio 2017

      Noiosamente rilassante ma senza indurre quel fastidioso contropensiero che cerca di insinuare che si sta sprecando tempo con una banalità. Non è banale.
      Ma d’altronde io non so niente di arte, cinema e letteratura giapponese, sono un completo profano. Grazie per il commento.

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Questa voce è stata pubblicata il 21 gennaio 2017 da in Autori, Editori, Inoue Yasushi, Skira con tag , , , , .

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