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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Exit west – Mohsin Hamid

EXIT WEST
Mohsin Hamid
Traduzione di N. Gobetti
Einaudi 2017

Leggo Exit West in edizione originale, incuriosito da certi commenti e dubbioso per altri commenti. Lo leggo anche dopo averne letto uno stralcio sul New Yorker, che mi è parso dotato di un certo ipnotismo e di una scrittura che mostra ricercatezza stilistica.

Lo leggo e finisco per chiedermi se quella sia la contemporaneità, il suo vero volto.
Non mi riferisco alla storia, di migranti, per dirla genericamente, anche se non si parla di vere migrazioni a ben guardare, più di sradicamenti che di migrazioni, anzi di migrazioni vere e proprie non se ne parla, e questo è un aspetto difficilmente trascurabile, seppure mi sembra che ci sia stato qualcuno a cui è riuscito di trascurarlo. La storia è fatta di sradicamenti successivi, che poi somiglino alle migrazioni di cui leggiamo sui giornali è un fatto, a mio modo di vedere, da non pesare eccessivamente, in fondo l’autore scrive di ciò che vede e conosce meglio, forse con meno coda di paglia di qualcuno che legge. Sono sradicamenti da un luogo e trapianti in un altro con protagonista di una giovane coppia di una non specificata città mediorientale, tuttavia compiuti senza la fatica dello spostamento, o le sue disgrazie se la migrazione avviene in circostanze fortunose, le sue miserie e povertà. I trasferimenti sono immediati, porte che si chiudono in un luogo e si riaprono in un altro, per fuggire da guerre e stenti e riapparire in campi di stenti, ma senza guerra, o in periferie di stenti ma con qualche speranza. Salti successivi, insomma, nella vita di chi nasce senza fortuna e ne cerca almeno un po’.

C’è chi ha detto fantascienza, per via delle porte che si chiudono qui e si riaprono là, chi ha detto distopico, chi ha invece detto realismo magico, io dico trucco narrativo per parlare di sradicamenti e non di altro.

Mi domando sempre se certi commenti colmi di entusiasmo e di iperboli siano sinceri e vorrei pensare che non lo siano. Sarebbe confortante sapere che chi lo redige ha semplicemente mentito, per dovere, per convenienza, per natura o per altro, chissà. Sarebbe estremamente confortante. Ma purtroppo continuo a sospettare che siano davvero sinceri, che quello sia davvero convinto di aver letto un grande romanzo della contemporaneità o che quella sul serio pensi di avere trovato la spiegazione ai cadaveri che affondano nei mari. E questo non è confortante, mi sconforta questa impossibilità comunicativa con i sinceri e gli entusiasti, o forse solo con quelli che cercano una spiegazione.

Al contrario, i libri confortanti a me sconfortano, sono troppo accoglienti, come un addetto alla reception di un albergo che ti domanda della salute dei tuoi famigliari, c’è un tono meccanico che trasuda tra le pieghe, troppa accoglienza in un ventre tiepido materno per non destare sospetti di imboscate, di fraudolenze. I libri confortanti hanno il sapore terapeutico di medicina, aromatizzata gusto frutta, sono come mani callose di terapisti dell’anima che pretendono di massaggiarti le tempie, si offrono senza attendere risposta, è un favore che viene donato, a caval donato non si guarda in bocca, e favore non si rifiuta. Questo confortare mi rende nervoso, irascibile, sa di genitorialmente apprensivo, di preoccupazioni non richieste e di invasione della solitudine senza aver contrattato prima i termini dello scambio. Per questo io non apprezzo i libri che recano conforto, anche quando essi sono innegabilmente ben scritti, ben pensati, bei libri senza dubbio. Non sono il mio genere, non toccano le mie corde usurate e non stimolano i miei sensi logori.

Exit West è un bel libro che io non sono in grado di apprezzare. Alcuni passaggi sono ottime pagine liriche, in altri punti Hamid dipinge meravigliosi panorami di miserie e di immaginazioni. Eppure non è così strano, mi vien da dire, che io non riesca ad apprezzarlo, anche se mi chiedo perché non possa per una volta superare questa idiosincrasia verso i libri che recano conforto e infine perdonare, cristianamente addirittura, il gesto caritatevole. Eppure no, non riesco, testardo caprone, sbatto e cado, ma no, il conforto di un libro è il mio sconforto.

Exit West non è una storia di migranti, nemmeno una storia di medioriente, non è una storia di fuga e di rinascita, di speranza, di vita che fa il suo corso, di coppia. Non è una storia emblematica e tanto meno è una storia politica. Non è questo, anche se di tutto questo parla; io l’ho letto e alla fine sono rimasto a pensare, era notte, era molto tardi, avevo la finestra aperta ed entrava una brezza umida e malaticcia. Mi domandavo che cosa avessi letto, era chiaro lo sconforto per la storia confortante, ricostruivo la lettura, ne facevo il disegno mentale, i passaggi, i toni, i trucchi del mestiere, la retorica e le leve emozionali, gli stereotipi dei media, tutto si sommava e lo scorrevo sempre domandandomi che cosa avessi letto. Era ben fatto, la lingua era stata smussata con mano sapiente, quel tanto che serve perché tutti se ne accorgano, non troppo da risultare artificiosa se non addirittura pretenziosa, la storia aveva le radici nella cronaca, le immagini erano quelle dei notiziari, i volti quelli conosciuti nelle città dell’Occidente, la narrazione procedeva  a due correnti contrapposte, una che cresceva, l’altra che scendeva, non due voci, ma due pensieri, guidati con esperienza lungo tutta la vicenda. Era tutto confortante, come chi si rivolge a un pubblico mentendo, un politico, un recensore, un artista, un prete. La menzogna è terapeutica per chi la pronuncia e ancor più per chi la riceve, rilassa, distende, conforta avvolgendo in un abbraccio tiepido, come di madre che sussurra parole dolci al suo bambino per farlo addormentare. Exit West è confortante perché vuole ritrarre la contemporaneità e dirci che in essa anche noi troviamo casa perché in fondo, nonostante tutto, i destini si compiono.

Mi si chiede un atto di fede. Non ci riesco.

3 commenti su “Exit west – Mohsin Hamid

  1. Francesco Masala
    11 luglio 2017

    il libro ce l’ho lì, lo inizio a giorni, poi ti dirò.

    intanto ho inizialo dal fondamentalista riluttante

    https://www.tripadvisor.it/Restaurant_Review-g227889-d3243641-Reviews-Metropizza-Quartu_Sant_Elena_Province_of_Cagliari_Sardinia.html

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Questa voce è stata pubblicata il 27 maggio 2017 da in Autori, Editori, Einaudi, Hamid, Mohsin con tag , , , .

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