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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

L’origine – Thomas Bernhard

L’ORIGINE – Un accenno
Thomas Bernhard
Traduzione di Umberto Gandini
Adelphi 1995

Commento di Cornelio Nepote

Gentili madame, stupefacentemente esalanti onde di femminile elettromagnetismo, profumi di molecole zebrate e felini sguardi dalle gelide pupille,
per i vostri salotti letterari anelanti bagnasciuga, per le vostre cene crostacee appetitosamente estive, la conversazione immancabilmente letteraria può abbandonare le nazionalpopolari rive di Strega o le nuovayorchine fantasie bolañesche, potete anche svicolare dall’obbligo femminardo per avventurarvi nella selva fosca e gelida del grande austriaco.

Cosa meglio di abbinare un fresco Pinot amalfitano con le ubbie di Bernhard? Un velo gucciardone di preziosa stampa con l’odio tracimante della penna bernhardiana? Abbracciate infine e senza remora il nero dispensatore di rabbia prealpina.

Il libro che vi suggerisco senza se e senza ma, per innalzarvi smisuratamente sul desco altoborghese che vi compiace, si intitola L’origine e non è un caso che proprio così sia stato nominato. È infatti il primo della cosiddetta autobiografia di Bernhard, per dirla al modo editoriale, nel senso che di certo Bernhard parla di sé da giovane e quindi viene facile dire che si tratta di un’autobiografia, ma Bernhard non ha mai smesso per un secondo in tutta la sua vita di fare Bernhard, quindi questa se anche è un’autobiografia lo è al modo di Bernhard, un’autobiografia bernhardiana potete dire nei salotti letterari o nelle cene amalfitane – È un’autobiografia, sì mie care, ma in stile bernhardiano!

Il figurone è assicurato, le sciocche chiacchere premiostregattose si ritireranno nel silenzio vergognose, le tardo bolañate si zittiranno, le femminarde si guarderanno i sandali swaroskati indecise se dire beo o dire bao.

Potrete dire: Il collegio nazionalsocialista dell’infanzia salisburghese diventato nazionalcattolico!
Potrete dire: L’odio per l’austriaco nazionalsocialismo e cattolicesimo!
Potrete dire: Le macerie dopo i bombardamenti!
Potrete dire: La scuola superiore andrebbe abolita!
E anche: Distrugge i giovani!
E anche: I professori esecutori di una società corrotta!
E anche: Genitori: procreano e distruggono i figli!

Lo dice il grande scrittore mitteleuropeo, il grande Bernhard. Lo dice al modo bernhardiano, come avrebbe detto e ripetuto per tutta la vita, il teatro bernhardiano sotto spoglie letterarie, cosa è biografia e cosa è fantasia? Il grande teatrante, cosa è vero e cosa finzione? L’odio per l’Austria, per la scuola, per i genitori, per le montagne, per i tedeschi, per le persone, per le istituzioni, per i premi letterari, l’odio più letterario e geniale che sia mai stato scritto, la messinscena infinita, come infinita è la speranza di epica tragedia di ogni storia borghese. Ripetuto, riadattato, riformato, rifrasato, in infinite repliche per un pubblico stupefatto, incredulo di tanta ostinata rognosità.

Così è o così non è? Chi lo può dire, cosa posso sapere io, che di Bernhard ho tutto ingurgitato come famelico verme di infestazione parassitaria, cosa posso sapere cosa scorgeranno i vostri scintillanti sguardi ne L’origine? Cosa ci accomuna io e voi per poter condividere un’allucinazione di origine psicogastrica? Scariche ormonali e fisiologiche pulsioni possono far condividere pagine del brutale giullare austriaco?

Come posso io comunicarvi il mio tedio per una lettura che si ripete oltre la soglia di compassione umana? L’abbrutimento per l’ennesima replica a cui assisto, il cui spettacolo reale è l’invecchiare comune di attori e pubblico, durante decenni di perigliose illusioni e dolci menzogne?

Come posso io farvi comprendere che nelle pagine de L’origine convivono la pena che il lettore prova per l’autore senescente del quale tutto ormai si è ascoltato e lo sguardo di ghiaccio che improvvisamente da quelle stesse pagine sciabola e osserva le vergogne?

Non posso farvelo comprendere, pregevoli madame, non più di un testo riflesso in una pozzanghera.

Vostro,
Cornelio Nepote

Avevo la sensazione, allora, di essere il terzo del gruppo insieme agli altri due che ho appena ricordato, lo storpio figlio dell’architetto e il professore di geografia Pittioni, però a differenza di questi due, che avevano scritta addosso tutta la loro sventura, la mia personale sventura è rimasta sempre profondamente nascosta dentro di me e nel mio modo d’essere per natura introverso, e il vantaggio di un modo d’essere cosiffatto è che la propria sventura non viene riconosciuta e rimane per conseguenza grosso modo indisturbata: e mentre gli altri due, il figlio dell’architetto e il professore di geografia Pittioni, non sono mai stati lasciati in pace, mai in vita loro, io, per quel che mi riguarda, sono sempre riuscito a nascondere sotto la superficie la mia sventura, a renderla invisibile, e quanto più ero infelice, tanto meno era avvertibile su di me e sul (e nel) modo d’essere questa infelicità, e dal momento che il mio modo d’essere non è mutato, ossia è rimasto oggi com’era allora, mi riesce quasi sempre di camuffare il mio effettivo stato d’animo interiore con uno stato d’animo che esibisco al di fuori e che non offre spiraglio alcuno verso il mio effettivo stato d’animo interiore, e questa facoltà mi è di grande sollievo.

Un commento su “L’origine – Thomas Bernhard

  1. Alessandra
    20 maggio 2018

    Lo leggerò. Mi addentrerò nella selva fosca e gelida. Che me ne faccio di rimanere sul bagnasciuga, se poi le cene a base di crostacei e di cicalecci da premio Strega neppure mi attirano? ;-)

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Questa voce è stata pubblicata il 19 maggio 2018 da in Adelphi, Autori, Bernhard, Thomas, Editori con tag , , , , , .

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