2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Ipotesi di una sconfitta – Giorgio Falco

IPOTESI DI UNA SCONFITTA
Giorgio Falco
Einaudi 2017

Commento di Cornelio Nepote

Amabili mesdames di diamantata ostinazione e insondabili brame, devote alla bellezza catarifrangente e alle angherie piumate,

stavo per commettere l’errore capitale! L’errore del quale avrei dovuto vergognarmi per tutta la lunga vita che ancora mi attende e a causa del quale sarei ricorso all’isolamento estremo, al silenzio perpetuo e alla autoflagellazione! Stavo per esprimermi da autonominato re-cen-so-re! L’odiato re-cen-so-re-fai-da-te! Il pallone gonfiato a colpi di flatulenze culturaleguminose, la creatura che io più di ogni altra disprezzo fin nel profondo dell’anima mia, il dispensatore di cafonaggine flautata, l’essere anfibio emerso dalla melma primordiale del maledetto mondo cosiddetto digitale!

Gli autonominati re-cen-so-ri fosse per me li darei tutti in pasto ai molossi dell’esercito borbonico ricostituito per l’occasione, che così con due o tre mordacce robuste dei buoncagnoni poi gli passa la voglia di fare i principini.

E tutto per colpa di questo Ipotesi di una sconfitta che in una sera di grantedio ho letto con la voracità di un sorcio solo per vedere dove voleva andare a parare dopo tutto il gran parlare, straparlare, riparlare e ripartire che ha messo insieme. Alla fine ho scoperto che voleva andare a parare da nessuna parte, cosa che gli fa onore.

Insomma, vi dicevo del quasi-dramma, la scimmia del re-cen-so-re che stava per balzarmi in groppa. Eggià perché questo libro di fattura non disprezzabile e spessore non trascurabile, è un po’ carne e un po’ pesce, una forchettata e sembra carne, la forchettata dopo sembra pesce – Carne o pesce che diamine di scherzo è questo? Principia volendo far credere di essere la biografia del codesto Falco, e già questo incoraggia la mordaccia per questa intimità non richiesta: Autore allontanatevi che l’afrore umorale vostro non mi risulta gradito! E invece costui insiste a scrivere… mio padre… signor Falco… sono andato… ho fatto… non ho fatto… Giorgio Falco… che ci tiene proprio a convincere che sta scrivendo la biografia, ma io non lo accetto, e tiro dalla parte opposta e pesto i piedi – Macché biografia, mica siete il pirata Long John Silver o Anastasia Romanova! Signor Falco, calatevi nella terza persona! Fate il piacere, o se proprio insistete con questa prima persona, cercatevi un nome che non sia il vostro! Trasmutatevi in personaggio e per la madonna del buoncostume, allontanatevi di tre passi! Ma lui no. Insiste bioscrivendo fino alla fine.

L’agitazione inattesa rende vulnerabili anche le torri saracene – io sarei una delle quali, si intende –  alle imboscate della scimmia re-cen-so-ria, bestiaccia sempre a rognare rancore nell’ombra, come una muffa artigliata, un veleno arpeggiato, un tavolino imbandito di inutilità alimentari.

Ho vacillato. Ho visto il baratro e solo all’ultimo mi sono ritratto dallo scrivere frasi da re-cen-so-re in pectore: quegli immondi moralismi sulla consueta vicenda desolante narrata dal romanzo italiano qui in forma di confessione autoriale; il sospirare fintamente pensoso sulla tradizionale periferia o paesello letterario, qui la periferia, con tutte le sue ubbie e rogne e gabbie. Poi il fallimento generazionale, altro tipico drappo rosso sventolato davanti agli occhi del re-cen-so-re gonfio di banalità come un rospo. Le pagine scorrono rapide, il re-cen-so-re scivola nella storia italiana epitomizzata dal Signor Falco e si sdilinquisce incespicando sulle figure retoriche, ignaro del fatto che le pagine scorrono per semplice eccesso di lievitazione dell’impasto che ha gonfiato bolle cavernose fagocitanti decine di pagine in una volta. E ancora, il sottoproletariato moderno che brulica in call center, le vendite porta-a-porta, la distribuzione di volantini pubblicitari e altre forme di schiavitù legalizzate si impilano come pallet di capannone industriale nel monologo falchiano, altro amo irresistibile per incatramati re-cen-so-ri tardo-palpitanti. Nella foga anche io stavo per precipitare nel maelstrom re-cen-so-rio componendo le infantili sciocchezze sociologiche del protosindacalismo da tastiera.

Come vi dicevo, a volte sa di carne e a volte sa di pesce questo Ipotesi di una sconfitta, una trappola mortale per i trombettanti re-cen-so-ri.

Ma io mi sono fermato in tempo.! L’ho preso con la mano destra e ho esteso il braccio per scrutarlo con l’angolo comodo per l’occhio sinistro, il dominante, che io sono mancino di sguardo. L’ho scrutato a lungo, tutta una sera fino a notte inoltrata, al fresco della terrazza sui vicoli, gli parlavo: Lo ammetto, l’hai pensata bene! – e anche: Astuto, tu li freghi tutti quei lombriconi! – e poi ancora: Tu sei uno scrittore furbo, una rarità tra questi trombettieri italiani! – Bravo Falco! – esclamavo talvolta, poi mi zittivo e scrutavo ancora per una mezz’ora prima di erompere in nuovi boatos: C’è mancato poco che mi minchionavi! Mannaggia sei bravo! – Questo guaglione si merita dei premi! – Questo li fa fessi tutti quei re-cen-so-ri!

Ecco qua. Questa è la storia del rischio mortale che ho corso. C’è mancato un pelo.

Non vi abbraccio perché fa caldo, ma fate come se lo avessi fatto.

Vostro,

Cornelio Nepote

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Questa voce è stata pubblicata il 2 giugno 2018 da in Autori, Editori, Einaudi, Falco, Giorgio con tag , , , , .

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