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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

1517 – Heinz Schilling

1517 – Storia mondiale di un anno
Heinz Schilling
Traduzione di Alice Rampinelli
Keller 2017

La prima informazione da apprendere per scegliere quale pillola ingoiare consiste nel sapere che questo 1517 è un saggio storico nel senso più tradizionale. Non certo imbevuto di fastidioso accademismo o rivolto soltanto a un pubblico di specialisti, ma pur sempre un’opera il cui scopo precipuo è di fornire un quadro completo ed esauriente di un certo periodo storico e ciò inevitabilmente comporta che chi vi si accosta deve essere disposto a compiere uno sforzo di attenzione e concentrazione superiore a quanto richiesto dalla lettura di un testo di esclusivo intrattenimento tardobalneare. Poi, come al solito, tutto dipende dall’imponderabile umano.

La seconda informazione da apprendere è che il sottotitolo dell’opera, Storia mondiale di un anno, è fuorviante perché il libro non si limita agli avvenimenti del 1517.
L’anno 1517 scelto come titolo è quello dell’affissione, ma meglio sarebbe dire pubblicazione e circolazione, delle 95 tesi di Lutero, che l’autore considera l’atto di rottura più rappresentativo della fine di un’epoca, il tardo medioevo, e l’inizio di quella che viene considerata l’era moderna. Ovviamente sono tutte scelte simboliche quelle di definire atti o eventi che segnano il confine tra epoche storiche. Servono a esigenze editoriali ed espositive fornendo un utile chiodo nella parete che si sta salendo, ma indicano anche una preferenza, o una inclinazione, dell’autore. Così è anche per Heinz Schilling che ricostruisce un periodo molto più ampio di un singolo anno, grossomodo dalla fine del XV secolo alla metà del XVI, decenni di cambiamenti profondissimi a seguito di eventi che hanno cambiato la storia del mondo. L’apertura dei traffici verso continenti prima sconosciuti, l’America, o scarsamente visitati come la Cina, e l’inizio dell’espansione coloniale europea; i cambiamenti nella forma degli stati ancora premoderni, l’ascesa della casa d’Asburgo e l’imporsi dell’impero Ottomano; la compresenza di elementi della superstizione e cosmologia ancora medievale con la nascita di un metodo di indagine e di studio che porterà alla scienza moderna; e infine la nascita delle moderne confessioni cristiane con l’imporsi della Riforma.

Di tutti questi sconvolgimenti che fanno di quel periodo uno dei più cruciali della storia, l’inclinazione di Schilling gli fa propendere per il1517 e l’inizio della Riforma come l’atto simbolicamente più rappresentativo. Questo si riflette anche nel testo, dove sono proprio le parti dedicate al clima religioso dell’epoca e al complesso intreccio di rapporti e motivi che diedero luogo al successo delle tesi di Lutero a essere i capitoli nei quali la capacità analitica dell’autore spicca in  maniera evidente. Non sono mai banali, mai si accontenta di delineare solo la cornice, invece descrive in maniera superba la complessità dell’epoca e i cambiamenti profondi che già erano in atto e sui quali Lutero poggiò il suo successo. Perché Lutero e non Erasmo da Rotterdam o gli spagnoli della Complutense fu l’autore della rottura non dipese né dal gesto di affiggere le 95 tesi a Wittenberg (forse nemmeno avvenne) e neppure dal contenuto delle stesse (il traffico delle indulgenze era ormai ampiamente screditato e di entità ridotta). Dipese dalle conseguenze di un mondo in transizione e in cambiamento e questo Schilling lo ricostruisce in modo magistrale.

Le restanti parti del libro sono tutte estremamente accurate e ricche nella descrizione. L’ascesa degli Asburgo e i difficili rapporti di potere tra principi europei sono descritti con molta cura dei rapporti personali e politici, lo stesso per le spinte commerciali verso le Americhe e la Cina, soprattutto portoghesi, spagnoli e poi olandesi, sono presentate in modo particolarmente interessante per quanto riguarda i rapporti tra i colonizzatori e le popolazioni o gli imperi locali. Schilling si interessa poco degli aspetti guerreschi o cruenti – ad esempio rispetto ai conquistatori spagnoli o alle schermaglie militari con i cinesi – mentre approfondisce il clima dei rapporti tra questi completi estranei che si trovarono a confronto.

Altro capitolo e tema trasversale che Schilling presenta come fondamentale per la comprensione dell’epoca è la persistente presenza della cosmologia e superstizione medievale. Il libro si apre con un episodio storico mai avvenuto in realtà: la battaglia degli spettri in un campo alla porte di Bergamo.  Che Schilling scelga proprio questo episodio come apertura è altrettanto simbolico della scelta dell’anno 1517 come titolo. Il magico e il divino si mescolano sia nella credenza popolare che nelle riflessioni dei sapienti e delle menti più illuminate dell’epoca e rappresentano un ingrediente fondamentale per la comprensione. Di più, la storia, sembra voler suggerire Schilling, non è mai riconducibile a una rappresentazione razionale di cause e concause e conseguenze, ma è attraversata da un’inestinguibile vena di irrazionalitá che spesso guida le danze e conduce le azioni degli uomini. La battaglia degli spettri di Bergamo, visto come presagio di sventure, e l’impressione negativa che provocò nell’opinione pubblica dell’epoca, è certamente un episodio minore e per lo più grottesco nella narrazione del periodo, eppure a suo modo è un simbolo potente dell’influenza dell’irrazionale sul corso degli eventi. Questo vale anche oggi, nonostante tutto.

È solo quando Schilling si avventura, raramente, in interpretazioni artistiche che i commenti perdono di qualità. La breve disquisizione sull’iconografia del tardogotico e le visioni allucinate di Bosch non sono minimamente all’altezza della ricchezza di analisi che ne fa uno specialista come Jurgis Baltrušaitis e scadono nel banale. Per fortuna è solo un breve intermezzo che Schilling abbandona rapidamente.
L’altra nota critica riguarda l’organizzazione del testo. I capitoli sono divisi per tema invece che secondo un ordine cronologico o geografico. Da un lato la scelta rende l’esposizione più vivace e non rischia l’accademismo da antologia di storia con la sua scansione ritmata e soporifera. Dall’altro però frequentemente si perdono i riferimenti temporali di quanto discusso rispetto a quanto già presentato. All’interno dei capitoli, la scala temporale si muove freneticamente avanti e indietro lungo tutto il periodo di riferimento e Schilling trascura di aiutare il lettore a non perdere l’orientamento. Anche la traduttrice si avverte che ha faticato non poco a venirne a capo.

Ultima nota, un meritato complimento va a Keller per la decisione di pubblicare un’opera come questa, adatta a un pubblico molto ben educato e di pretese non dozzinali, e anche di aver scelto una copertina bellissima, una delle più belle che io ricordi, anche solo per quella è un piacere avere 1517 a portata di mano.

Un commento su “1517 – Heinz Schilling

  1. Maurizio Mancini
    20 agosto 2018

    me lo aveva consigliato un amico e avevo dimenticato il titolo, grazie 2000,
    sei sempre una fonte di consigli letterari.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 agosto 2018 da in Autori, Editori, Keller, Schilling, Heinz con tag , , , , .

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