2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il banchiere – Régis Jauffret

IL BANCHIERE
Régis Jauffret
Traduzione di Giuseppe Girimonti Greco e Maria Laura Vanorio
Clichy 2018

Ho letto questo libro esclusivamente per il fatto che la traduzione è di Giuseppe Girimonti Greco, di cui avevo molto apprezzato quelle de Gli undici, di Pierre Michon. Non avevo nessuna aspettativa, niente conoscevo del testo, il titolo mi rendeva vagamente sospettoso e sapevo che era un libro veloce da leggere. Così è stato in effetti, una domenica è stata sufficiente, grazie anche alla trama che si srotola senza fatica e a una scrittura svelta e leggera.

Per il resto non ho molto da dire. Libro di poche sorprese, due personaggi e una trama convenzionali, mi viene da dire molto francesi, come molto italiana è la solita storia che parte dal paesello di campagna, molto americane sono le trame di personaggi ipervitaminici e psicolabili che vagano tra party, molto ebraiche sono le trame corali e ironiche di famiglie allargate etc. etc. saltando da stereotipo a stereotipo, qui l’intreccio sessoamorosocerebrale, fobico e puttanesco, con quel tanto di depravazione che fa eleganza porno-chic è senza dubbio molto francese. I personaggi sono tagliati con l’accetta, la vicenda è un diagramma a blocchi senza vie di fuga.

Viene presentato come sconvolgente e portatore di grande turbamento per la crudezza di alcune descrizioni e preceduto da un preambolo di un paio di pagine dell’autore che, in fare teatrale, cerca di esibirsi come gran maestro di commedia. Uno sguardo come a dire “Ma che cazzo stai dicendo?” è stato inevitabile. Certo, in quest’epoca di ottuso perbenismo ed eccesso di vocale pluralismo ci sta pure che la lettura de Il banchiere possa provocare turbamento in certuni. L’oscurantismo religioso forse, in non pochi casi, non era poi così tanto peggio della psichiatria.

Piace, non piace, non so, di certo è veloce da leggere. Nel mio caso ha fatto risuonare una nota stonata, la nota Carrère, il da me detestato Emmanuel Carrère, il sopravvalutato, urban-chic Carrère maestro di rifacimenti elegantemente confezionati. In particolare, questo Il banchiere mi ha ricordato un vecchio titolo di Carrère, quando ancora era un giovane scrittore di belle speranze: Fuori tiro, che mi risulta sia ancora fuori catalogo, ma sono certo verrà rimesso in commercio prima o poi. In quel libro il canovaccio lui-lei e la fuga dalla vita borghese con approdo nella depravazione maniacale e puttanesca si ripropone attraverso l’ossessione del gioco d’azzardo, probabilmente con maggiore abilità narrativa rispetto a Jauffret.

Non ho altro da aggiungere. L’ho letto, ha riempito una domenica di uggia novembrina, lo regalerò e ciao.

2 commenti su “Il banchiere – Régis Jauffret

  1. melograno19
    11 dicembre 2018

    io non detesto Carrere, mi è piaciuto molto “L’avversario” , forse perché la storia in sé è appassionate. Ma anche Limonov non mi è dispiaciuto.

    • 2000battute
      11 dicembre 2018

      eh, lo so di essere in grande minoranza, ma quella che ho per Carrère è proprio una di quelle antipatie epidermiche per la quale vedo solo i difetti.
      non credo sia guaribile.

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Questa voce è stata pubblicata il 1 dicembre 2018 da in Autori, Clichy, Editori, Volodine, Antoine con tag , , , .

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