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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Il diavolo innamorato – Jacques Cazotte

IL DIAVOLO INNAMORATO
Jacques Cazotte
Traduzione di Ugo Dettore
Quodlibet 2019

Un librino del Settecento, questo Il diavolo innamorato, del quale il titolo dice tutto. Parla del diavolo innamorato. Eh ma come? Ma quando? Com’è? Come non è?

Don Alvaro, nobile di Spagna invoca il principe delle tenebre in quel di Portici, a Napoli, e lui, il nero bofonchio, grottescamente incammellato, giunge a porgere i suoi mai disinteressati servigi. Ed è con il o la bellissimo o bellissima servitore o servitrice che i suoi servigi mirabolanti offre a Don Alvaro.
S’incamminano verso Venezia, poi verso la Spagna. E la storia sterza, prima un poco, poi sempre di piû. Alla fine termina in un grande sorriso di piacevolezza.

Commenta Ermanno Cavazzoni – sia sempre lodato Ermanno Cavazzoni per essere Ermanno Cavazzoni – dicendo che «La vita di Jacques Cazotte e ciò che se ne racconta è stravagante e incredibile, anche un po’ misteriosa, quasi quanto il suo capolavoro». Gli capitarono stranezze a non finire dopo aver pubblicato Il diavolo innamorato e ottenuto grande successo. Gente diavolesca con grandi cappe bigie gli si presentava bofonchiando diavolerie di ogni genere su cabala, frammassoni e poteri dell’aria. Cazotte un po’ ammicca – Messere sono solo uno scrittore di cose di fantasia, divertissement, lazzi e frizzi, io niente so di rosacrociani, silfi e gnomi assassini!. Ma insisti che ti insisti, come ben sanno le persone cocciute e i malfattori, alla fine tutto sembra logico e fu così che Cazotte si invaghì delle astruse pratiche esoteriche di sette che comunicavano con gli spiriti dell’aria e pure lui prese a parlare ai refoli di vento. Fattosi adepto, ancora come spesso accade, si fece truffatore, il passo successivo a essere un adepto, e bravo com’era con la scrittura falsificò documenti a destra e a manca, pure impersonando uno famoso come Voltaire. Visse così, tra gli agi della sua nascita e le stramberie della sua maturità, fino a che non arrivarono i mozzatori di teste che gliela fecero saltare con un sol colpo. Lo si ricorda per delle profezie, che pare si siano avverate. Profetizzava la morte di questo e di quello e la morte poi arrivava. Ma si dice che queste storie siano state inventate dopo la fine della Rivoluzione. Non si sa. Di certo lo si ricorda per Il diavolo innamorato, piccolo grande librino.

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Questa voce è stata pubblicata il 18 aprile 2020 da in Autori, Cazotte, Jacques, Editori, Quodlibet con tag , , , .

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