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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Teoria della dittatura – Michel Onfray

TEORIA DELLA DITTATURA
Michel Onfray
Traduzione di Michele Zaffarano
Ponte alle Grazie 2020

Questo libro fa schifo e altrettanto fa il suo autore.

È pura immondizia cospirazionista e presunta libertaria nell’accezione peggiore del termine, ovvero un impasto fetente di teorie a difesa dei privilegi di alcuni considerati come naturali, farneticazioni su complotti statalisti neobolscevichi, piagnistei passivi-aggressivi da reazionari golpisti, esaltazione della borghesia a tinte razziste, antiintellettualismo, antiecologismo, antitutto tranne quello che fa al caso loro e dei loro interessi. In poche parole, la feccia sociale, politica e intellettuale della destra più becera e ignorante.

Se fosse stato solo questo però non avrei speso parole, di stagni putridi sono pieni gli scaffali delle librerie, così come pullula di autori pronti a vomitare la loro brodaglia maldigerita.

È peggio di così.
È una truffa intellettuale e un esempio schifoso di disinformazione e di propaganda mascherata.

Vediamo l’antefatto.
Come sono arrivato a leggere questo libro, nonostante sapessi delle posizioni discutibili di Michel Onfray e nonostante il disprezzo totale che nutro per questi supposti libertari?
Perché sono stato incuriosito e ho concesso il beneficio del dubbio.

Tutto ha inizio da qui:

Una lunga intervista di Roberto Saviano a Michel Onfray apparsa su Repubblica il 12 giugno 2020 per il suo supplemento culturale Robinson.
Saviano, per il quale non nutro alcun sentimento particolare, mi è sostanzialmente indifferente anche se gli riconosco una notorietà conquistata con un qualche merito, inizia così:

Michel Onfray è un filosofo che leggo esattamente come ascolto Thelonious Monk, Chilly Gonzales o Martha Argerich, quando mi sento in mare aperto, senza direzione loro mi danno orizzonte. Onfray è un filosofo libertario, è un misuratore della tossicità del potere; un metodo anarchico governa il suo ragionare. Esce in Italia il suo Teoria della dittatura, un testo che si adopera nella complessa descrizione di come accade che i governi si tramutino in tirannie e di come anche le democrazie si sclerotizzino in dinamiche autoritarie.

Per questo incipit, per aver accostato una mediocrità miserabile come Michel Onfray ad artisti come Monk e Argerich, per aver una volta di più preso a pretesto la tradizione anarchica per giustificare una cialtroneria senza arte né parte, e per aver invocato la complessità della trasformazione di governi democratici in tirannie allo scopo di promuovere una olimpionica idiozia rigurgitata dalla parte più fetida della contemporaneità, ecco per tutto questo da questo momento per me Saviano è personaggio a cui rivolgere solo disprezzo, un torvo comprimario partecipe dello sfacelo culturale e dello sprofondare sempre più irreversibile degli inserti culturali e di gran parte della stampa nella discarica dell’immondizia.

Saviano, Robinson e Repubblica, non so se per due soldi guadagnati dalla promozione oppure per ottusa indifferenza se non addirittura per convinzione, se si prende sul serio l’incipit, hanno fatto credere che dalla lettura di questo libro si ricavi una descrizione della complessità dell’attuale, un atto di resistenza alle pulsioni dittatoriali e, in definitiva, ci si ponga dalla parte di chi sa e di chi capisce rispetto a chi invece è accecato dall’apparenza.

Questa è pura, schifosissima propaganda a favore della peggior destra reazionaria e ignorante e aggressiva. Ed è grave che sia stata fatta con tanta leggerezza (sempre a voler concedere il beneficio del dubbio).

Veniamo al testo. Michel Onfray sostiene che siamo vittime di dittatura, quale sia non è chiaro, ma lo siamo. Anzi, lo siamo a tal punto che già molti decenni fa era chiaro a chi avesse la vista acuta. Uno come George Orwell, ad esempio, che Onfray innalza dal rango di scrittore a quello di filosofo di prima grandezza, principale interprete della contemporaneità. George Orwell si rivolterà nella tomba per essere stato manipolato in questo modo da un tale cialtrone.

Quindi, se Orwell è interprete di prima grandezza della contemporaneità, quello che serve è riprendere le sue due opere principali, 1984 e La fattoria degli animali, e rileggerle nello stile tipico sovranista, libertario, reazionario. Se la logica vi sembra grossolana è perché la grossolanità che cola è la cifra di Michel Onfray.

Fatta questa premessa, l’ineffabile cialtrone procede in una rilettura recitata di 1984 e de La fattoria degli animali. Questo è il libro; lui, l’ineffabile, che sbraita come un ceffo di periferia reinterpretando i due testi di Orwell, ripetendo cose risapute e già discusse – molto meglio e con molta più competenza di quanto abbia lui, ovvero il fatto che i due testi siano evidenti allegorie delle dittature novecentesche europee, nazifascismo e comunismo sovietico – e decorandole di allusioni al presente che, a suo dire, non sarebbe che una somma delle due dittature storiche. Non si fa mancare nemmeno una delle più trite idiozie della destra fascista, ovvero che il nazismo, perché contrazione di nazional socialismo, non sia stato altro che una variante del comunismo bolscevico, a cui quindi vanno ricondotti tutti gli orrori novecenteschi e pure quelli di oggi.

Immagino che qualcuno strabuzzerà gli occhi pensando: Dai stai esagerando, non è possibile che ancora venga usata questa argomentazione screditata più e più volte. Leggete voi stessi.

[…] riconoscere quello che si trova palesemente sotto i nostri occhi, e cioè che nazismo è un termine che mette assieme nazionale e socialismo. In verità, per essere più chiari, dovremmo usare un termine come natsoc, creandolo sul modello di quel radsoc che una volta, in francese, veniva impiegato per indicare i socialisti radicali. Il fatto è che, con il termine nazismo, dimentichiamo una parola importante e questa parola è proprio… socialismo! L’uso del termine nazismo permette di annegare questo socialismo facendolo scomparire nel suffisso.

Questo è il livello da latrina di questo presunto saggio che in realtà altro non è che una scatarrata di un balordo che si prodiga nel disinformare i suoi (spero pochi) lettori.

Eppure ancora non basta, è addirittura peggio di così, perché uno potrebbe pensare che pur ammettendo tutto il lercio che ho descritto, il testo sarà senz’altro articolato con eleganza e sostenuto da una dialettica di pregio, come si addice a un cosiddetto filosofo di presunta fama.

Ma neanche per sogno! Il testo è scritto con uno stile che sembra quello di un post su un social network, solo che è rilegato e lungo un centocinquanta pagine. È rauco e sgrammaticato, involuto, usa artifici retorici da venditore di contratti truffa, è talmente pessimo come qualità di scrittura che viene da pensare che sia addirittura voluta, visto che la base a cui si rivolge non ha alcuno strumento per apprezzare uno stile argomentativo di qualità, ma risponde solo a stimoli elementari come la ripetizione ossessiva di forme verbali semplici e colloquiali, l’uso di iperboli e un approccio argomentativo teso a indottrinare forzando una interpretazione e un tono generale di tipo passivo-aggressivo nel quale il pubblico a cui si rivolge, presumibilmente, si ritrova in modo naturale.

Si potrebbe pensare che stiamo esagerando. Io però non lo penso, e tra poco anzi lo vedremo meglio! Innanzitutto, prima di proseguire, spieghiamo cosa sia una teoria. Abbiamo visto che, etimologicamente, la teoria è contemplazione. Del termine teoria, oltre a quello che già sappiamo, il dizionario Littré scrive che indica la speculazione a proposito di un oggetto, ma anche, in ambito di arte militare, «i princìpi della manovra». E, in effetti, chi oserà negare che alcune persone si dedichino a vere e proprie manovre per assestare e assicurare il proprio potere?

Basta così. Ci sarebbe altro da dire, ad esempio sulla rivisitazione in salsa neofascista della storia del secondo dopoguerra, tutta reinterpretata a forza di complotti e complottismi, poco ci manca che non abbia tirato fuori i Savi di Sion. Il finale poi è altrettanto disarmante, a essere magnanimi, con il solito cumulo di stupidaggini da ignoranti fatto buttando tutto insieme in un unico buco indistinto: tecnologia che sorveglia, dittatura tecnologica, progressismo nichilista, social network del demonio, bla bla bla. Un cumulo indistinto di fesserie e banalità inestricabile, annegato nell’ipersemplificazione e nella retorica vittimista di questi presunti libertari neofascisti che, riprendendo la tradizione vecchia come il mondo, cercano sempre e soltanto di fare leva sui succhi gastrici della gente disinformata e confusa, mescolando mezze verità con grandi falsità, mezze evidenze con farneticazioni, problemi reali con soluzioni fanatiche, e così via.

Pessimo, anzi vomitevole. Chiunque abbia una coscienza critica e una sana aspirazione alla comprensione della complessità della storia e del presente e aborrisca in primo luogo le banalizzazioni e i rimescolamenti di concetti, fatti, ipotesi e teorie per produrre una narrativa incomprensibile a solo fine propagandistico dovrebbe essere disgustato, schifato, sinceramente incazzato come una bestia con l’autore, il libro, chi lo giudica “un filosofo che leggo [..] quando mi sento in mare aperto, senza direzione loro mi danno orizzonte”, chi lo pubblicizza e chi si sforza di far credere alle persone che da questa spazzatura nasca la resistenza alla dittatura e alle tante storture della contemporaneità.

7 commenti su “Teoria della dittatura – Michel Onfray

  1. Alb
    9 luglio 2020

    Grazie, ero incuriosito da questo libro ma mi hai chiarito benissimo perchè e come non comprarlo.

    • 2000battute
      10 luglio 2020

      Grazie. Preferisco sempre quando posso dire che un libro mi è piaciuto, però nel caso di questo libro gliel’avrei veramente tirato addosso all’autore.

  2. Massimiliano
    7 luglio 2020

    È per critiche come queste che frequento questa pagina. Bella, bella recensione.

  3. Ad Onfray giro intorno da un bel po’. Leggo interviste o suoi articoli e dico mmh… poi ne leggo altri e no no, brrr. Certo che una opinione per averla occorre sudarsela, però… 🤔

    • 2000battute
      4 luglio 2020

      mah, io l’avevo sempre ignorato, ora gli ho dato una possibilità per capire se le tesi erano state elaborate in modo più approfondito e lucido delle solite grida scomposte. Molto peggio delle peggiori aspettative, un populista che grida al mercato più o meno.

  4. lauraputti
    4 luglio 2020

    bravi, finalmente qualcuno che ha il coraggio di dire la verità sul santone onfray, siete davvero bravi

    • 2000battute
      4 luglio 2020

      prima cosa che leggo di Onfray e pessimo oltre ogni previsione, un pamphlet livoroso e grossolano, scritto malissimo, organizzato orrendamente con quella strumentalizzazione di Orwell, un libraccio di propaganda di livello bassissimo.

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Questa voce è stata pubblicata il 4 luglio 2020 da in Autori, Editori, Onfray, Michel, Ponte alle Grazie con tag , , , .

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