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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

La valle oscura – Anna Wiener

LA VALLE OSCURA
Anna Wiener
Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra
Adelphi 2020

La vicenda editoriale di Adelphi con la amebica categoria letteraria della non-fiction sta sempre più assumendo le forme e i vizi che furono dell’Alfa Romeo con l’Alfasud. L’auto del vorrei-ma-non-posso per eccellenza, la macchina sfigata scelta da Verdone per rappresentare l’altra faccia di Fantozzi, quella del proletario presuntuoso, l’auto del presunto rilancio in veste popolare, ma della catastrofe in termini di immagine del marchio, perché gli italiani, si sa, sono un popolo di piloti provetti ma con le pezze al culo, che comprano l’auto impiegatizia e vogliono che sia rombante come una fuoriserie. Un popolo e un’estetica per molti versi levantina del prendo uno, pago due e dico di avere tre.

La piega di Adelphi verso una certa non-fiction letteraria, da tenere ben distinta dalla saggistica divulgativa, sta andando in questa direzione ormai da tempo ed è un fatto inspiegabile e sconcertante. Sarà che per questo genere viene mal consigliata (questo è certo), sarà anche che far leggere agli italiani una non-fiction di qualità, con il conseguente impegno richiesto, si immagina sia una scommessa persa in partenza, sarà anche che lo stesso concetto di non-fiction, o per meglio dire di literary non-fiction, è di per sé una cagata pazzesca che solo l’imbarbarimento del gusto e delle forme porta a non riconoscere come una definizione categorica patetica, oppure sarà la solita rincorsa col fiato corto al contemporaneo che arriva come una crisi di mezz’età che, da un lato, induce degli umarel panzuti a comprare una Harley-Davidson da tenere in garage, dall’altro convince degli snob milanesi impregnati di letteratura mitteleuropea ed esoterismo letterario a infilare in catalogo delle vere e proprie ciofeche come questo La valle oscura di Anna Wiener. La quale Wiener, io sono praticamente certo che o non esiste in quanto essere umano, ma è soltanto un software di scrittura automatica usato dall’editore originale, oppure, se esiste, si starà ancora domandando quale alchimia zodiacale ha fatto sì che un libercolo insipido, stereotipato, una storiella che sembra il saggio finale della scuola serale di scrittura creativa per medio-giovani ex-hipster annoiate, zeppo di banalità e privo di qualsivoglia ambizione saggistica e letteraria, come possa aver fatto un sottoprodotto dell’industria editoriale come quello a finire tradotto e nel catalogo del più prestigioso editore italiano, uno che si vanta, non senza delle ragioni, di rappresentare un’eccellenza con pochi paragoni.

Me lo domando anche io e non ho idea di quale possa essere la risposta.

Fatto sta che ormai si è configurato un vero e proprio caso di studio e, lo ammetto, io continuo a leggere queste uscite editoriali di Adelphi con spirito cinico e amorale, tanto per vedere quanto ancora la fanno durare questa iniziativa malpensata e ancor peggio assortita, e quanto a lungo un editore di indubbia qualità e meriti riesce a farsi consigliare in modo dilettantesco su opere di questo genere. Di questo passo mi aspetto che inizino a mettere in catalogo anche l’equivalente narrativa americana stereotipata e dozzinale e serializzata che ha invaso il mercato come il flagello portato da una specie alloctona quando invade un nuovo territorio.     

Lo so, è difficile essere competenti sulla saggistica letteraria contemporanea di tipo socio-tecnologico e sapere anche cosa sia un’editoria di qualità, però l’approccio dilettantesco e modaiolo che rincorre a questa illusione di contemporaneità non aiuta, anzi rende a ogni nuova uscita sempre più consistente l’ombra della rombante Alfasud con Verdone a bordo.

Di quando riportato nel libro non ho quasi niente da dire. L’autrice racconta la propria esperienza di lavoro come se la cosa avesse un qualche interesse o costituisse una storia esemplare o potesse essere sublimata in un’analisi e critica sociale della modernità, del capitalismo, della tecnologia e di un sacco di altre cose che, sbrigativamente, si possono ben sintetizzare come “discorsi da bar”.

A ogni pagina che scorreva nel mare di banalità, mi sembrava di sentire la voce di Milan Kundera che in sottofondo rileggeva alcuni dei suoi libri, accigliato, burbero, lui che ha definito la teoria del romanzo, i paradigmi dell’arte del narrare contemporaneo, lo sentivo leggere senza alcun commento, solo leggere, come se niente altro ci fosse da fare e da dire, e nessun commento all’inutilità di questo libro sarebbe stato più incisivo della sua voce ferma e severa che leggeva indifferente.

Un commento su “La valle oscura – Anna Wiener

  1. Riccardo Sapia
    6 dicembre 2020

    Magnifiche considerazioni

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Questa voce è stata pubblicata il 5 dicembre 2020 da in Adelphi, Autori, Editori, Wiener, Anna con tag , , , .

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