2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

La città – Mario Levrero

LA CITTÀ
Mario Levrero
Cinzia Imperio
La Nuova Frontiera 2020

Commento di Cornelio Nepote

Molto amate e sempre desiderate lacrimuccevoli creature di pura meraviglia in animo di martora, sono tornato.
Non me ne ero mai andato, come non sono mai stato, a dire il vero. C’ero e non c’ero, parlavo senza voce, guardavo senza occhi, ascoltavo il silenzio. Ho constatato la desolazione che mi circonda, la solitudine dell’asceta, la noia dell’eremita, il rimpianto del martire. Non è un bel mondo, mi dispiace di non essere stato capace di migliorarlo.

Ma parliamo un poco. Una cosa che non si viene mai a sapere è cosa stava facendo prima di scrivere uno che ha scritto qualcosa. Questo vale per i pezzettini brevi, tipo questi coriandoli che scrivo io, cose che possono anche essere scritte di getto, anche se non sono mai di getto. Quelli come me non fanno mai nulla di getto anche quando sembra che facciano qualcosa di getto, in realtà non lo è. Non so se ci sia qualcuno che fa qualcosa di getto, qualcosa come scrivere un pezzetto, parlare a qualcuno, stringere una mano, copulare, insultare, apprezzare, qualunque cosa. Non lo so. Quelli come me non lo fanno mai. Chi siano quelli come me non ne ho idea. Neanche so se abbiano un nome, meglio se non ce l’hanno a dire il vero. Per carità tutto purché non sia un nome che hanno inventato gli psico, oddio santa madonna maria quelli, gente fuori di testa come quelli non ne conosco. Anche uno schiattamorti è più sano di quelli. Non tutti ovviamente. Quasi tutti. Ne conosco una sola sana e a cui penso con affetto. Non so come si chiami né che faccia abbia né che voce abbia. Forse per questo. Ci conosciamo da parecchio tempo. Ci siamo fatti gli auguri di Natale. Forse ce li rifaremo il prossimo anno.

Allora questo è un pezzetto che parlerebbe di Mario Levrero e La città, ma invece parlerà di cosa stavo facendo prima di scriverlo. Non vi sembra un gioco di incastri ben congegnato? Questo pezzo parla di cosa stavo facendo prima di scrivere questo pezzo a proposito di Mario Levrero e La città. Già mi ritorna il buon umore solo per averlo pensato e scritto. Certo perché a questo punto devo scrivere di Mario Levrero e La città altrimenti diventa solo uno stupido flashback da scrittorino. Io non scrivo flashback. I flashback sono per i pusillanimi. Pusillanime. Che parola meravigliosa, Ma vi immaginate vivere al tempo in cui si apostrofava qualcuno con Pusillanime! Darei una gamba per viverci. Ma solo a patto che poi me la rendessero,

Mario Levrero era un signore per bene. Questo dovete saperlo subito perchê sarebbe davvero un gran peccato se qualcuna di voi pensasse meno che benissimo di Mario Levrero in quanto signore per bene. Un signore gentile ed educato. Si sarebbe detto un galantuomo. Lo si capisce benissimo da come scrive e da come tratta i suoi personaggi. Da galantuomo, appunto. Altri sono stati delle carogne con i propri personaggi. Onetti ad esempio, e dico Onetti, il dio Onetti, era un puttaniere e un magnaccia con i suoi personaggi. Un puttaniere e anche un magnaccia. Tutti e due insieme. Non un galantuomo e nemmeno una carogna. Puttaniere e magnaccia. Ed è stato dio. Bernhard? Un altro dio , cos’era con i suoi personaggi? Una carogna. Una delle peggiori, un bastardo figlio di puttana con i suoi personaggi. Bernhard, il dio Bernhard. Cambiamo. Dostoevskij. Il dio Dostoevskij, cos’era con i suoi personaggi? Forza, facciamo questo gioco. Con i Karamazov o con Stavrogin, il dio Stavrogin, dio santo solo a scrivere il nome di Stavrogin ho le vertigini, con loro, con queste creature divine cosa è stato il dio Dostoevskij? Una carogna? No. Un magnaccia? No di certo, Dostoevskij magnaccia, ma figuriamoci! Allora cosa? Un padre amorevole? Ma và! Cosa allora? È stato una madre. Ha dato loro amore materno. Vogliamo andare avanti? Va bene. ma avevo detto che avrei scritto di cosa stavo facendo prima di scrivere il pezzo su Mario Levrero che sto scrivendo proprio ora ma che anche non sto scrivendo per niente.

Mario Levrero, dovete capire, scrive pensando bene a quello che scrive. La storia che scrive ha una morale. La scrive in modo fantasioso, ma la morale c’è. E la morale de La città è che non puoi mai sapere cosa ti potrebbe capitare, da un momento all’altro, anche facendo una cosa banale come uscire di casa per un momento. Esci di casa per un momento e la vita si deforma come una figurina di cera sotto al sole. La città è una deformazione della vita. Questo è. È una storia, di uno che esce di casa e gli si deforma la vita. Da quel momento in poi tutto il resto è deformato come la figurina di cera sotto al sole. Non ve lo immaginate? Bene, si vede che a voi la vita non si è mai deformata. Buon per voi o male per voi, non so cosa dirvi. Ma voi non importate niente, per quanto bellissime e palpitanti calda sensualità voi siate. Intendo a proposito di Mario Levrero e La città. In generale importate moltissimo, vi penso spesso e con grande affetto. Insomma, La città, devo cercare di dire qualcosa per poter parlare di cosa stavo facendo prima di dirlo. È una bella storia, sicuro, l’ho letta senza mai fermarmi, il che ormai non mi capita più molto spesso, sono diventato uno schifoso borghese che si distrae con i giocattolini dei borghesi. Invece La città l’ho letto senza mai fermarmi, era notte, non so quanto ci ho messo, ho iniziato che era buio e ho finito che era ancora buio, poi sono andato a letto. Ricordo che ci pensavo mentre ero a letto. Poi ci ho pensato ancora nei giorni successivi, poi ancora, poi ancora e ancora e ancora e ancora. Vedete che quando prima dicevo che quelli come me non fanno mai niente di getto anche quando sembra che facciano qualcosa di getto, avevo delle ragioni per dirlo. Pensavo alla vita che si deforma del personaggio di Mario Levrero. Quello esce di casa, in una città, da lì il titolo, e la vita si deforma. Non si sa perché, nessuno lo sa. Credo che si deformi per la morale. Cioè la morale è la forza occulta che deforma la vita del personaggio. La deforma concretamente, non allegoricamente. Mi fermo con gli avverbi. Però nessuno conosce questa morale, né che faccia abbia, che forma abbia, come si chiami, un po’ come la mia amica psico con cui ci facciamo gli auguri di Natale.    

Un altro che era un maestro di vite che si deformano era Boris Vian. Forse Boris Vian e Mario Levrero sarebbero potuti diventare amici.
Ma quindi Mario Levrero cos’era con i suoi personaggi? E Boris Vian era lo stesso di Mario Levrero?
Cos’era Mario Levrero: magnaccia no, carogna no, madre no. Era un prete. Era un prete Mario Levrero con i suoi personaggi, ne crea l’anima e la guida per sentieri che si avvitano come cavaturaccioli. E Boris Vian? Prete Vian no di certo. Boris Vian era l’amante dei suoi personaggi, l’amante passionale, l’amante delle notti di sesso, l’amante dei corpi caldi che si avvinghiano. Vian è passione, per questo lo si ama tanto. Mario Levrero non è passione, ma anima, è più puro di Vian, più etereo, come una brezza in un mondo deformato.

Bene. Ora finalmente posso dire quel che volevo dire, cioè cosa facevo quando ho deciso di scrivere di getto questo pezzettino.

Avevo finito di vedere una puntata di una serie piratata. Anzi, a dirla tutta avevo rinunciato a vedere la puntata che volevo vedere perché non funzionava. Non so perché non funzionasse, non c’è altro da aggiungere. Allora ho chiuso la finestra e mi è venuto in mente Lorenzo Ribaldi, che è il direttore editoriale de La Nuova Frontiera, l’unico direttore editoriale che io conosca. Ora voi domanderete: Ma perché ti è venuto in mente Lorenzo Ribaldi? Per nessuna ragione, sono anni che non lo vedo, spero stia bene, è un tipo simpatico, poi è romano, io amo molto Roma e pure Carloforte, ma solo quando non c’è nessuno, anche se mi sento a casa a Napoli, pur avendo discendenza da latitudini nordiche che per ragioni climatiche e morali mi legano a loro. Chiaramente mi è venuto in mente per via di Mario Levrero. A cui ho pensato e ripensato. Solo che ora non ricordo più cosa stavo facendo prima di iniziare a scrivere. Forse per questo nessuno mai racconta cosa faceva prima di scrivere un pezzettino di getto: perchê non se lo ricorda più, la scrittura di getto ha spurgato la memoria a breve e uno non lo sa più che cosa faceva. Ci pensa e sembra che non facesse niente. Anche questa a pensarci è una vita deformata alla Mario Levrero. Anzi forse tutto questo è un racconto di Mario Levrero, questa è La città di Mario Levrero in realtà e non me ne ero accorto fino ad ora, quando ho scritto il pezzetto di getto su La città di Mario Levrero che voleva essere un’altra cosa ma non lo è stato.

Per caso sono anche io un personaggio di Mario Levrero?
E se lo sono io, voi di chi siete i personaggi?

Passionevolmente,
Cornelio Nepote

15 commenti su “La città – Mario Levrero

  1. Transit
    22 febbraio 2021

    Eccolo l’autore, lo scrittore, il personaggio che scrive:” Un giovane studente sta scrivendo un romanzo intorno a un personaggio che sta scrivendo un altro romanzo, i personaggi del quale si ribellano e scrivono per conto loro un altro romanzo, che ha per protagonista il loro autore”.

    Quanto sopra è scritto in un libro di Flan O’ Brien intitolato Una pinta di inchiostro irlandese.

  2. Transit
    22 febbraio 2021

    E poi c’è il finale, il finale che muore in un’apertura. Altrimenti la vita è solo, per l’uomo, una stupida ripetizione gratuita, addirittura senza senso. Infatti c’è quest’altro scrittore, irlandese, che dice la sua e la mischia con i personaggi. Un teatro degno di dio, se esistesse.

  3. Transit
    21 febbraio 2021

    In verità c’ancora dell’altro come la scrittura che non si palesa ancora ma è lì sotto pelle come le viscere del camaleonte cosi preistorico e bello nel cambiamento emotivo dei suoi approcci all’esistenza. C’è dell’altro come nelle pieghe dei pantaloni. Anche un personaggio fantastico non riuscirebbe a spegnere la luminosità di una stella che come le altre spuntano dalla nebbia di una giornata di sole come quei panorami ad esclusione che spaccano e frantumano i polpastrelli del sentire fine a se stesso in prolungamento di una mattina nella notte che cerca l’umano. Ma le parole per quanto inutili non sono mai vane come accade dalla otte dei tempi con tutti quei personaggi ancora sconosciuti nell’inestricabile bosco umano. Uno scrittore ha sempre ramificazioni in una lettura non ancora scritta di sana pianta in quei percorsi vergini e mai sterrati.

  4. Transit
    21 febbraio 2021

    E poi tutti quei riferimenti letterari di nomi e cognomi come camminare su un letto di sabbia in ci non sai mai chi è lo scrittore e chi il personaggio che si danno e si macerano per far fuori qualcuno oltre che se stessi in una agonia di pagine che bruciano sugli altari nè religiosi nè tanto meno laici ma solo a sfiorare il cielo e la terra in una sorta di sfrennesiamento d’a capa ca si ‘ncapunisce ncoppa i tasti di un palazzo sgarrupato come a dire ll’anema ca fuje a tutte parte e niente rimane se non la scrittura..

  5. Transit
    20 febbraio 2021

    Prima di scrivere quanto ho scritto qui sapevo prima cosa volevo fare. Si tratta di un libro che non riuscivo a leggere forse per mia indisposizione o difficoltà. Adesso, cioè da una settimana, mi son detto ritenta a leggere quel libro che s’intitola Ferito a morte di Raffaele La Capria. Ho tentato ma dopo due pagine l’ho messo giù. Stamattina l’ho ripreso e pare che sono riuscito a entrarci dentro. E così, ora, vado di là e mi metterò a leggere Ferito a morte. E probabilmente mi tufferò dal palazzo e nuoterò nelle acque marine di Posillipo.

  6. Transit
    20 febbraio 2021

    Chi scrive, ma anche coloro che non scrivono e che hanno pensieri che lasciano in mille pezzettini, non fa altro che scendere nell’arena del campo di battaglia della vita in cui, vuole o non vuole,(chi scrive, vuol dire chi viene al mondo), precipita in un corpo a corpo senza fine se non proprio quando giunge la fine.

  7. Transit
    20 febbraio 2021

    Scrive ancora Cornelio Nepote o forse Mario Levrero ne La città o forse una persona che ha perso l’orientamento e ha costruito senza volerlo un personaggio che dice: “Quello esce di casa, in una città, da lì il titolo, e la vita si deforma. Non si sa perché, nessuno lo sa. Credo che si deformi per la morale. Cioè la morale è la forza occulta che deforma la vita del personaggio. La deforma concretamente, non allegoricamente”.

  8. Transit
    20 febbraio 2021

    A proposito di uno scrittore o forse quattro e via di seguito. Ecco delle notizie sparse forse disperse come l’autore stesso che seduto imprime con la penna della penna l’inchiostro scuro, i tasti e sgattaiola(col treno irrefrenabile della fantasia fuggiasca anch’essa) e, così i suoi reali o presunti personaggi, che scalciano e fanno ammuina e urlano o tacciono guardinghi e avvinti solo per vivere e sopravvivere(almeno, almeno, almeno), morendo e rinascendo sotto mentite spoglie e di vita propria come ogni formica e cicala agognano la propria autonomia. E poi, senza alcuna cronologia, c’è un autore che chiamano Onetti in italiano, O’ Netti in irlandese, ma c’è anche ‘a lengua napulitana che l’apostrofo(per origine musicale e di ritmo di melodia, vedi i finali delle parole che non si pronunciano ma rimangono sospese e diffuse proprio come succede agli accordi quando si alzano, si abbassano e si diffondono)lo mette prima sia ai nomi che dei cognomi o dei soprannomi di chiunque si aggira in carne e ossa in un vicolo, in un fondaco, in uno scantinato di gente che vive alla giornata o di un senza lavoro o di un operaio licenziato o di una donna e na guagliona che si prostituiscono, persino degli angeli, dei diavoli e dei poeti. A Napoli, Giacomo Leopardi, lo apostrofavano ormai ‘O Scartellato. ‘O Netti, ‘o Scartellato, persona in carne e ossa ne aveva estratto il personaggio dal marmo dell’informe scrittura.

  9. Transit
    20 febbraio 2021

    Pusillanimi persone perbene, ragazzini, bande di ragazzini( senza orizzonti) se non il proprio naso, si scontrano sui corsi principali di città e paesi, o sul lungomare per aggredirsi, estrarre coltelli e, guidati dalla rabbia, colpire i ciechi fendenti mortali.

    Tutto torna, forse. E io che mi pensavo che quel romanzo lì, di quello latinoamericano, probabilmente di Buenos Aires, e non solo. La storia in sè e anche quella che fuoriesce dalle pagine come se colasse, come se fosse pioggia, come se fosse un sentimento senza speranza perchè terreno. Sia dei personaggi principali, un vero arbitrio, che di quelli secondari, di contorno. Infaticabili in quel loro appostarsi al momento opportuno ai fine della storia specie se di lato. Quel romanzo scritto in quel determinato momento ri-specchiasse il secolo stesso come di una continuità di altri pianeti e polvere di stelle e meteoriti. E di certo anche il numero di pagine a sancire il lavoro scrittorio sia prima che ancora prima. Che cosa strana, le pagine non corrispondevano alle pagine scritte dall’autore che riconosceva in esse sia il proprio stile che i giorni e le notti trascorse insieme al manoscritto, ma dai personaggi che si dichiaravano persone in entrata e in uscita nel mondo cartaceo della fatica di stare in una libreria, in una biblioteca, sopra le mensole di un soggiorno e di una stanza in cui scrivere i passi che accompagnano chiunque, persone personaggi e autore. Colui che scrive non è colui che dice. E chi dice non è colui che s’accompagna nella penombra dei raggi del sole, della pioggia, del freddo e dei pensieri.

  10. Transit
    20 febbraio 2021

    Per quanto si può essere stanziali o viaggiatori senza mai viaggiare o migrare per conoscere ciò che non si è mai visto è l’anticamera per non darsi un nome. Se farai cose buone, egregie e lodevoli, per cui nessuno potrà indicarti e dire: E’ stato un tizio, già, uno che non aveva nome. E che dopo andava via, scomparendo. E potete star certi che non era il furbo e lo scaltro Ulisse.

  11. Transit
    20 febbraio 2021

    Quelli che scrivono dei pezzettini non fanno altro durante la giornata e specie di notte. E poi non rimane niente perchè i pezzettini vanno persi, dimenticati o solo pensati. Quelli pensati sono un numero incalcolabile. E stanno sempre a nascere tra una cosa e l’altra. Persino nei momenti topici o camminando o quando si fa all’amore o invece quando si pensa e si vorrebbe farlo.

  12. Transit
    20 febbraio 2021

    Certo, sicuramente, avimma parlà: pirciò, parlammo, pure pecchè solo chi è muorto nun parla. Invece, e qui mi contraddico, in un romanzo, La città dei morti, i cadaveri parlano. Eccome se parlano. Ma allora tra i vivi e i cadaveri chi è che parla e chi tace per davvero?

  13. Transit
    20 febbraio 2021

    Migliorare il mondo, il nostro pianeta alla deriva non è compito facile.
    In tanti e in tante ci hanno buttato il sangue che riversato sui basoli si è incrostato, rappreso e aggrumato ‘nzime ‘a segatura. E doppo, pe furtuna, s’è mise a schezzichià liggiero liggiero, chianu chiano, lentamente ma doppo ‘o sanghe comme nu miracolo è scumparuto.

  14. Transit
    20 febbraio 2021

    Nepote scrive: Non me ne ero mai andato, come non sono mai stato, a dire il vero.

    Be’, direi che non c’è filosofo e personaggio, meglio del nostro filosofo Cornelio, ca trase e jesce a dint”a vita di tutti i giorni e dalle pagine di un libro, anzi, cento,

  15. Transit
    20 febbraio 2021

    Leggendo solo l’incipit del post o di una recensione non recensione o come dir si vogli, ma don(secondo me il don è il giusto premio per uno che sta lì e non molla mai, anche se spesso in contrasto con 2000battute, però da che mondo è mondo, ormai i confini sono più che superati, a chi può importare una cosa accussì? A nisciuno.) Cornelio è immortale. E se muore don Cornelio e se muore ‘o rre e si more Lenin accussì comme so’ muorte Marx e Ddio-ddio, Caravaggio e ‘o fratello ca parlava cu ll’auciello e ‘o lupo, viva tutti quanti loro. Ecco, ll’immortalità ‘e don Cornelio Nepote. Chhiù tardi leggerò ‘o riesto appriesso. Pe scrivere è ‘a primma botta chella ca sta tra l’istinto, ‘o core e quelli che sono vivi e anche morti.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2021 da in Autori, Editori, laNuovafrontiera, Levrero, Mario con tag , , , , .

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