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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Niels Lyhne – Jens Peter Jacobsen

NIELS LYHNE
Jens Peter Jacobsen
Traduzione di Maria Svendsen Bianchi
Iperborea 2017

La prima edizione di Iperborea è del 1995. Un dato freddo e irrilevante, che non sembra più freddo e irrilevante se considerato oggi. Perché oggi è un periodo difficile. Per tutti. Difficile perfino per capire se quello che si legge lo si legge in un certo modo per via di oggi oppure sarebbe stato lo stesso anche ieri, ma se fosse ieri, fino a quale ieri? Lo ieri del 2017, anno dell’edizione attuale o lo ieri del 1995, anno della prima edizione?

Tra oggi, il 2017 e il 1995 quante persone diverse sei stata?
Tre? Trenta? Una soltanto, imperterrita nel rimanere identica a te stessa?
Stai pensando al numero di persone che sei stata? Ma lo sai veramente perché pensi a quel numero? O proietti quel numero su te stessa e lo pensi? Si diventa cani di Pavlov con le autoproiezioni.
Come fai a sapere quante persone sei stata tra oggi, il 2017 e il 1995 se in ogni momento puoi essere soltanto una persona?
Per i ricordi, dirai. I ricordi?
Della persona che eri e non sei più. Davvero?
Riesci veramente a pensarlo senza sentire il profumo di mandorle dell’autosuggestione e quel sibilo nelle orecchie che fanno i ricordi quando vengono piegati a piacimento?

Parliamo di Niels Lyhne. Un grande classico della letteratura danese. Costituzionalmente un classico. Una di quelle belle storie del romanticismo ottocentesco piena di poesia e discorsi sulla poesia, amori delusi, un’infinità di pensieri profondi, amicizie che si perdono nelle brume del tempo, bellezza e cuori palpitanti, e la malinconia, inseparabile compagna della saggezza.

Questi sono i libri della grande letteratura. I pilastri della letteratura moderna. Libri con un senso della dignità nella scrittura impareggiabile.
Di più. Un libro come Niels Lyhne, ne sono sicuro (senza dare alcuna nessuna giustificazione), ai contemporanei non risultava essere un romanzo. Usare il termine romanzo in modo indiscriminato è una grossolana abitudine di noi contemporanei che ci siamo inariditi e fatti corrompere dall’insinuante conformismo. Libri come questo erano dei manuali di educazione sentimentale. Libri di testo, libri formativi dell’anima e della mente, libri dai quali si imparava. Niels Lyhne, se fossimo persone dell’Ottocento, non lo si sarebbe letto con la mia odierna malsopportazione per l’andamento lento e manierato, ma lo si assorbiva come una rivelazione della vastità del mondo interiore e della fragile connessione che unisce universi personali per loro natura estranei. Sono libri, i classici, con una grandezza interiore e una desueta eleganza esteriore.

Grandezza che bisogna saper riconoscere, ma che ora, nell’oggi e forse già nell’ieri, qualsivoglia ieri si scelga, ci risulta perfino dolorosa, e non di un dolore letterario, tragico, si parla. No, dolorosa di dolore da vescica nei piedi o di emorroidi, un dolore schifoso, un dolore di cui vergognarsi.
Dico siamo per pura presunzione. Dovrei limitarmi al sono. Dico sono allora, anche se francamente non mi aspetto niente di meglio da te.
Oggi sono incapace di apprezzare la grandezza, la indiscutibile grandezza di Niels Lyhne. Forse solo da oggi, perché è un oggi di un periodo difficile, forse però anche da ieri del 2017 perché rispetto allo ieri del 1995 sono cambiato. Nel 1995 l’avrei apprezzata la sua grandezza. Forse avrei tratto piacere dalla fonte di educazione sentimentale. Se ripenso al 1995 forse c’è la possibilità che sia vero. Ma è altrettanto probabile che non lo sia, anzi è probabile che nello ieri del 1995 sarei solamente stato più compiaciuto. All’epoca ero compiaciuto. Oggi l’idea di compiacermi mi ripugna.

È per questa ragione che non riesco ad apprezzare Niels Lyhne? Per la repulsione nei confronti dell’autocompiacimento?
È un bene o un male?
Non è una domanda questa, taci.
Bisogna tacere molto più spesso di quanto si faccia.
Per conservare più a lungo il silenzio, non per altro.
Nell’oggi di oggi i miei silenzi si sono dilatati. Taccio. Anche quando fino a ieri avrei parlato, compiaciuto di farlo.

I libri come Niels Lyhne vanno conservati a tutti i costi, come il tesoro di San Gennaro. Ne avremo bisogno, ne avranno bisogno, tornerà il tempo in cui saranno necessari. Un manuale di educazione sentimentale è come un testo religioso. Lo puoi disprezzare anche tutta la vita, ma arriva prima o poi quell’oggi quando diventa una boa di dignità a cui reggersi per tirare il fiato.

Quindi, cosa altro posso dire visto che non ho saputo apprezzarlo, oltre ad ammettere la mia incapacità?
Cosa ci possiamo dire io e te visti tutti gli sguardi di diffidenza che ci scambiamo?
Nemmeno ci accorgiamo uno dell’altra quando ci troviamo fianco a fianco.
Se ti incrociassi per strada non ti rivolgerei nemmeno uno sguardo e tu altrettanto.
Nel 1995 non avrei dato alcun peso a tutto questo, avrei alzato le spalle e mi sarei compiaciuto dell’estraneità. Nel 2017 invece già da tempo avevo capito il gioco di ruoli che si svolgeva e intuito ancora vagamente che l’assenza di libri come Niels Lyhne dalle nostre vite aveva l’effetto di un collante che si era seccato e sgretolato e di conseguenza i vuoti si facevano largo, il vento e la sabbia si insinuavano. Oggi, in questo oggi, la vaga intuizione è diventata una presenza, la scomparsa dei manuali di educazione sentimentale ha lasciato piazze assolate, dialoghi farragginosi, distacchi emotivi come sfere fluttuanti nella penombra. Questo oggi ha scoperto le carte.

POST SCRIPTUM

La realtà si fa beffe delle nostre osservazioni. Si sa. È motivo di grande allegria scoprire che avevo già letto e commentato Niels Lhyne nel 2018, quindi poco dopo la pubblicazione. Non ho una seconda copia, quindi significa che lo presi a prestito in una biblioteca. L’ho dimenticato. Ma non è questa la cosa divertente. Divertente è rileggere il commento del 2018. Dicevo che avevo letto il libro da una settimana e non mi ricordavo niente. E nemmeno adesso riesco a ricordare di averlo letto la prima volta tre anni fa. I ricordi. Le fessure che si allargano. La repulsione per l’autocompiacimento. Già.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 marzo 2021 da in Autori, Editori, Iperborea, Jacobsen, Jens Peter con tag , , , .

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