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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Solenoide – Mircea Cărtărescu

SOLENOIDE
Mircea Cărtărescu
Traduzione di Bruno Mazzoni
Il Saggiatore 2021

A metà. Non la prima parte, nemmeno temporaneo, ma proprio monco, amputato. Ci sono ragioni, ho delle ragioni, possiamo anche chiamarle giustificazioni, in ogni caso è un caso eccezionale, che poi con tutta la smania di generalizzare che strangola la società, fare eccezioni non è neppure un’idea così sconveniente, uno fa un discorso e la premessa è che tutto rimane confinato in un caso eccezionale, nessuna generalizzazione è possibile, non c’è nessuna lezione da imparare, nessuno diventa migliore, nessuna sbracatura da sboroni, niente, solo un discorsetto che va da un bicchiere di vino all’altro e finisce lì.
Questa era la premessa e anche il motivo per avere sgorbiato la copertina, i saggiatori e i cartareschici mi scuseranno, spero. Porgo le mie scuse.

Solenoide è talmente lungo e lento, e lentamente si avvita in spirali dalle quali scivola fuori con la lenta metodicità di chi è abituato a muoversi lentamente, che mentre lo leggi hai tempo di pensare a un sacco di altre cose. Leggi, senti scorrere il moto lento di Solenoide e pensi, a volte pensi al libro stesso, oppure a te che lo leggi, all’autore mentre lo scriveva, ma più spesso pensi a tutt’altro. Solenoide smentisce l’assunzione assolutista che la lettura debba essere un’attività esclusiva. Leggi Solenoide e intanto pensi alla tua vita andata in un modo tutto suo, anche se mi pare di ricordare che ne temessi un destino già scritto, vai a rimestare nei ricordi chiedendoti quali siano reali e quali no, pensi a cosa ti sei preparato per cena, o a cosa avresti potuto prepararti in un mondo immaginario se fossi nato dotato del piacere di cucinarti una cena, poi, sempre mentre leggi Solenoide, pensi alla gente, senti quelli del piano di sopra che sbattono qualcosa in terra, quei maledetti trovano sempre qualcosa da sbattere in terra, ti viene da pensare alle notizie di ragazzi che si picchiano la sera in strada e vabbé, hanno anche loro delle buone ragioni, intanto continui a leggere, la prosa serpeggia come un’anguilla annoiata in un fosso, e ti viene da pensare alla catastrofe climatica e al fatto che di sicuro la specie umana si estinguerà prima di quel che immagina, non che la cosa obiettivamente abbia molta importanza a guardare il contesto generale, capita anche di distrarsi con pensieri più leggeri, certo, anche quelli trovano buoni spunti nel pigro muoversi di Solenoide. Ad esempio il sesso, tette e culi spuntano qua e là tra l’asessuato grigiore magistralmente rappresentato nelle pagine, anche se devo ammettere che il leggero senso di intorpidimento dovuto alla lettura non facilita le evoluzioni più ardite della fantasia erotica. Capita anche che la prosa dia ogni tanto una leggera scodata e allora l’attenzione torna a concentrarsi, ma dura poche pagine poi riprende il dolce movimento ondulatorio del testo che accompagna questo ibrido di pensieri e lettura fusi in un’unico respiro lungo e ritmato. Lungamente i pensieri si concentrano su se stessi, pensare a sé mentre si pensa, pensare i propri pensieri, riflettere le proprie riflessioni, il gioco di specchi si specchia ulteriormente nelle volute del testo, ma ancora, e sempre, il tratto è la lentezza, anche nelle immagini riflesse e ibridate, lentamente i riflessi escono dagli specchi e lasciandoli fluttuano nello spazio prendendo forme gelatinose, mentre i pensieri e il testo lentamente ondeggiano allo stesso ritmo, entrando uno nell’altro e uscendo, poi entrando e poi uscendo, entrando e uscendo, sembra sesso ma sono pensieri e parole. 

Solenoide è talmente lungo e lento che non ne vedi mai la fine, neppure immagini che possa averne una, immagini infatti che la fine debba avvenire per tua esaustione, ti devi arrendere prima o poi alla plastica indefinitezza di Solenoide. Ad esempio, ora mentre scrivo, sono arrivato poco oltre le metà e io non scrivo mai una parola prima di aver finito e rimuginato un libro. Anzi, io nutro un’antipatia assoluta per chiunque scriva di un libro se lo sta ancora leggendo. Quelli che scrivono “ho letto dieci pagine ed è bellissimo!”, oppure “sono a metà! dovete leggerlo assolutamente!”… santiddio che persone spiacevoli.

Solenoide è l’eccezione perché Solenoide non finisce mai, letteralmente non finisce mai, solo gli ingenui e i ragazzini pensano che basti contare le pagine, quando finiscono le pagine finisce anche il libro è una delle illusioni alle quali volentieri crediamo. È raro che un libro finisca quando finiscono le pagine. Quasi tutti finiscono molto prima, qualcuno finisce dopo. Solenoide non finisce mai, come il mare non smette mai di ondeggiare, siete voi che scendete dalla barca. Dico questa cosa del leggere, del pensare e del fare entrambe le cose con Solenoide, qualunque cosa ne pensiate o conclusione ne vogliate trarre. Io non traggo alcuna conclusione, visto che sono a metà, mi limito a descrivere un fatto non poi così inconsueto. A un certo punto, mentre leggevo, ho anche immaginato che ci fosse una donna nuda, di fronte a me, in posizione orizzontale, supina che lievitava a un metro da terra. Ha a che fare con il libro questa immagine, in modo pure molto scontato, ma leggevo e immaginavo questa donna di fronte, è durato un po’ poi ho iniziato a pensare al fatto di accumulare libri in casa come a una forma di psicosi che la storia ha comodamente reso pratica culturale accettabile. Mi chiedevo che senso possa avere conservare in casa 10 o 20 mila volumi, ma pure molti meno, e mentre scorrevano i grigi paesaggi rumeni, non trovavo una ragione più plausibile dell’ostentazione, comunque la si giri, i libri sono oggetto d’arredo, siano essi le finte coste cartonate del kitsch estremo, le lunghe file di tomi di enciclopedia o compendi finemente rilegati degli studi notarili, ma anche le biblioteche normalmente caotiche del lettore sistematico. L’elemento decorativo che tradisce l’ostentazione c’è sempre, come una patina di polvere su un corpo inanimato. Mi veniva da pensare a questo proprio mentre guardavo il tomo voluminoso di Solenoide domandandomi se lo avrei conservato o regalato o disperso su una panchina e proseguivo nella lettura ritmata come i giorni di un carcerato. Riflettevo sull’atto di leggere, sull’atto di tenere un mano un libro e di accumulare libri, in sostanza riflettevo sulla parte della mia vita che ha basi più solide e antiche, accompagnato dal dondolio della prosa di Solenoide, mi chiedevo se non fossi io quel grigio personaggio del libro, se quello che mi circondava non fosse in tutto e per tutto uguale alla svogliata tristezza di cui sono intrisi i personaggi del testo, e come per loro, l’unica valvola di sfogo fossero le allucinazioni, periodici stati allucinatori accompagnati dalla consapevolezza della loro insussistenza. Ho preso a pensare intensamente alle allucinazioni, sempre mentre leggevo della enorme poltrona da dentista e della status inanimata che scende dall’alto dello stato levitativo sopra la cupola e prende vita. La scena era quella di un’allucinazione e nel frattempo pensavo agli stati allucinatori che si ripetono quotidianamente sotto forma di immagini e pensieri considerati normali solo perché siamo assuefatti ad avere allucinazioni. In tutto e per tutto come in Solenoide, sembra descrivere un mondo tanto strano, ma in realtà non c’è niente di strano, è tutto normale, anzi ipernormale, Solenoide non è che l’ipernormalità quotidiana della quale non si vede la fine, non ha fine, in effetti, quindi si perde anche i concetto di inizio, in mezzo, o fine, per questo o smezzato la copertina e scrivo, perché è così che succede normalmente. Ma chi è che sempre aspetta la conclusione di tutta una storia, odi tutto un mondo prima di mettersi a parlare e sproloquiare? Ma nessuno lo fa, è una cosa innaturale, anche la sola idea è da pazzoidi. Si parla sempre quando si è all’inizio o a metà o alla fine, o dopo la fine o prima dell’inizio, si parla a caso sempre. In Solenoide, Cărtărescu non fa che parlare a caso,  continuamente, per centinaia di pagine e sembra una stranezza, invece è la cosa piû naturale. Come il grigiore è la cosa piû naturale e vedere enormi poltrone da dentista sulle quali discende un altrettanto enorme statua di dea inanimata che prende a muoversi. Riflettevo su questo e ricordo di essermi improvvisamente alzato per mangiare alcuni cetriolini, subito dopo questi pensieri sul senso dell’atto di leggere e sulla insensatezza dell’accumulo di libri e sulle allucinazioni che non sono altro che una forma della normalità, quella piû normale di tutte le forme della normalità. In realtà avrei più volentieri mordicchiato una torta di riso ma, apparentemente, tra le tante cose sgradevoli di Milano c’è anche l’indifferenza per le torte di riso. Dopo i cetriolini sono venuto qui perché avevo questo pensiero fisso sul pensare mentre si legge Solenoide che non mi lasciava e si attorcigliava anzi in riflessi gelatinosi. Ora risalgo su Solenoide quando scendo dalla barca sgorbio l’altra metà della copertina, sempre scusandomi con i saggiatori e i cartareschici. 

Intanto però, prima di andare, riporto questa cosa che dice Cărtărescu.

Non credo nei libri, credo nelle pagine, nelle frasi, nei righi. Ci sono parole, in alcuni libri, come in un messaggio cifrato, inviato al generale sul campo di battaglia, alcune parole soltanto che significano qualcosa, in mezzo a un discorso privo di senso.

Anche io credo nei frammenti e non nell’insieme, nelle tracce e non nelle dichiarazioni, e soprattutto credo all’insensatezza. Ci pensavo mentre leggevo Solenoide e ci penserò ancora spesso.

8 commenti su “Solenoide – Mircea Cărtărescu

  1. Antonio
    20 luglio 2021

    Uno dei meriti di Solenoide è aver prodotto il testo appena letto su 2000battute (cioè questo: https://2000battute.blog/2021/07/09/solenoide-mircea-cartarescu/)

    • 2000battute
      28 luglio 2021

      RIngrazio ma troppa grazia. Un sassolino all’ombra di una montagna.

  2. Beatrice
    12 luglio 2021

    Apprezzo la volontà di non ergersi a professore, ma solo a paladino della follia. Lamborghini mi incuriosisce vado a vedere …

    • Antonio
      20 luglio 2021

      interessante sapere come si esce dalla lettura di Lamborghini. Io sono arrivato a metà e non sono riuscito a continuare

    • 2000battute
      28 luglio 2021

      Sì, non continuare è un’opzione molto concreta a ogni pagina di Lamborghini, credo faccia proprio parte dell’opera stessa il fatto di portare continuamente il lettore sull’orlo di mollare la lettura e spingerlo a cadere. Diventa una questione di orgoglio o di testardaggine.

  3. Beatrice
    10 luglio 2021

    Insomma, non ho capito: mi avvolgo nel solenoide o mi cronorifugio? Cosa mi suggerisci: Cartarescu o Gospodinov?

    • 2000battute
      10 luglio 2021

      Ah ma questa è domanda sconvenientissima da fare! Solenoide non finisce mai e io ho già strappato la regola aurea parlandone prima della fine, ora dovrei strappare anche la regola sacra suprema ultima trincea morale che impone di non cedere mai al gesto narciso di consigliare, in nessun caso, con nessuno, esclusi i casi nei quali l’autore sia un pazzo conclamato che scrive in preda a follia alcolica come l’Erofeev del poema ferroviario Mosca-Petusky o deliri utopici dell’Atlante delle micronazioni o sequenze di frasi smozzicate di un erotomane come Osvaldo Lamborghini. Tranne questi casi particolari che mi sento di consigliare proprio perché gli effetti della lettura sono completamente impredicibili e tendenzialmente provocano un senso di spaesamento, per tutti gli altri mi sembra un gesto troppo grossolano quello di consigliere la lettura di un libro, soprattutto nei casi in cui al consiglio verrebbe spontaneo aggiungere “vedrai che ti piacerà”.
      Capisco che possa sembrare fin troppo complicato, ma si tratta proprio di una regola sacra suprema ultima trincea morale, se cade anche quella allora può pure succedere che mi metta a scrivere recensioni di libri, dopodichè al degrado morale non c’è più limite.
      Il mio consiglio quindi è: leggi tutto quello che ti viene in mente di leggere. Oppure è non leggere niente ma vai a fare un giro, vedi gente, annusa odori. Ciao.

    • Gabri
      29 luglio 2021

      Gospodinov, senza alcun dubbio

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Questa voce è stata pubblicata il 9 luglio 2021 da in Autori, Cărtărescu, Mircea, Editori, Il Saggiatore con tag , , , .

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