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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

La saga di Vigdis – Sigrid Undset

LA SAGA DI VIGDIS
Sigrid Undset
Traduzione di Margherita Podestà Heir
Utopia 2021

Commento di Cornelio Nepote (redivivo)

Acuminatissime Signore sgargiantemente colorate come cassiopee del sabato sera,

la saga nordica, come si sa bene nei salotti letterari di una certa eleganza, c’è a chi piace e a chi non piace. Perché c’è la libertà.
Anche gli involtini di trippa di stoccafisso, c’è a chi piace e a chi non piace.
I bermuda con i tasconi? C’è a chi piace e a chi non piace.
Le tette piccole? C’è a chi piace e a chi non piace.
L’espressione “analfabeta funzionale”? C’è a chi piace e a chi non piace.
Tutto, c’è a chi piace e a chi non piace, tanto che non ha più nessuna importanza che ci siano quelli a cui piace e quelli a cui non piace. E nemmeno chi siano costoro.
TIfosi dell’A me mi piace e tifosi dell’A me non mi piace.
Voi Signore per chi tifate? Io non lo so e se lo so lo dimentico subito, abbindolato dalle vostre mai troppe grazie trionfanti.
Ma è la libertà, no? Anche questa è libertà, dico bene?
Ma anche di quella, c’è a chi piace e a chi non piace.
Sempre perché è la libertà.
La libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace la libertà
di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace.
Ma anche questo è perché c’è la libertà.
La libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace la libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace la libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace.
Se ci si pensa però anche questo è perché c’è la libertà.
La libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace la libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace la libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace la libertà di essere dalla parte di quelli a cui piace o dalla parte di quelli a cui non piace.

Questa libertà è un rompicapo. Si sa dove inizia ma non dove finisce.

Mi viene in mente che in questi casi salta sempre fuori il novello Rousseau col ditino alzato a dire che lui sa benissimo dove finisce la libertà e poi prende a biascicare del suo naso. Che persone insopportabilmente convenzionali i seguaci di Rousseau, come pure lo era il loro maestro, loro e i loro nasi.
Come diceva quel vecchio trombone alcolizzato parente di un mio prozio. a proposito delle famiglie felici e di quelle tristi, ho idea che la libertà sia come le famiglie tristi, ogni libertà è diversa a modo suo da tutte le altre. Non se ne trovano due di uguali. La mia è diversa dalla tua e, aggiungerei, un po’ meglio della tua.

Vedete, sfarfallatissime signore, dove si finisce quando si parte dalle saghe nordiche? Le si sottovaluta sempre e ci si trova tutti quanti avvinghiati in un culo di sacco.

Vi ho sentite che dicevate
Ah, ecco una di quelle solite saghe nordiche!
Ah, ci risiamo con queste saghe nordiche!
Ah, ma quante ce ne sono di queste saghe nordiche!

Quanta sciocca presunzione. Le saghe nordiche erano già qui da molto prima di tutte voi e rimarranno qui a lungo anche dopo. Un po’ di rispetto, per San Bacco e Santa Saffo!

Anche quando il romanzo e la narrativa e la letteratura saranno morte, di nuovo, che quelle sono come i gatti, le saghe nordiche rimarranno imperterrite al loro posto.
Perché sono un genere a parte… anzi no, macché genere, il genere è per i poveretti, ogni ubriacone che si sveglia intossicato dal suo letto di immondizia può inventarsi un genere letterario, mi dicono che pure certe maestre danno come compito per casa ai mocciosi quello di inventarsi un genere letterario.

Un regno! Diamine, un regno a parte! Le saghe nordiche sono un regno a parte nella tassonomia letteraria, sono come i funghi o addirittura gli archei, che ancora devo conoscere uno che abbia capito da dove siano sbucati quei diabolici archei! Diamine, ma come si può vivere in questo modo bestiale, senza sapere niente della vita favolosamente epica degli archei!

Quelli vivono dove niente altro vive, si fanno beffe di tutti, gli archei sono l’equivalente biologico della pernacchia del conte Mascetti, gli archei balleranno sulle nostre ceneri. E nessuno ne parla, nessuno ne sa niente. Bestie!

Ecco perché le saghe nordiche sono così favolosamente epiche, i testi più epici che siano mai esistiti. Per gli archei! Diamine! Le saghe nordiche sono gli archei della letteratura e quando tutta quanta sarà finita al macero, distrutta, dimenticata, a schifio, a fottio, a minchia soreta, loro, le saghe salteranno fuori ancora e voi, mie adorate succulentissime Signore diamantate, avrete l’ardire di dire
Ah ma guarda, dal deserto di rovine, sale, calce viva e pioggia acida e radioattiva è saltata fuori una saga nordica.

Gli archei, il ginkgo biloba e le saghe nordiche sono immortali. Loro e nient’altro. Anzi no, anche il ricordo della vostra prosperosissima magnificenza rimarrà imperituro fino alla fine dei tempi.

Forse avrei dovuto dire qualcosa a proposito di questa La saga di Vigdis, eccellentissima saga della sublime Sigrid Undset che i coraggiosi utopisti di Utopia hanno ritrovato, trascritto e poi messo in vendita nelle botteghe librarie superstiti.

È una saga di pregiatissima fattura e le saghe si leggono, non si riassumono con qualche banale pensierino, perché va respirato il profumo dell’epica, non ascoltato il gracidio di un rospo.
Io l’ho letta in un solo balzo una notte settembrina, buia e tempestosa, densa di respiri rauchi, urla di pazzi che vagavano nudi per strada, orrendi rumori che risalivano dal ventre terrestre. Ho iniziato la lettura con un pensiero rivolto ai fenomenali archei, un altro alle forme sinuose che regalano diletto senza dolore e tutto il resto del mio stanco essere proteso verso quelle terre lontane, adagiato su quel ritmo cadenzato, quell’oppio che placa, quello spirito le cui spire avvolgono e trasportano in luoghi sconosciuti.

Ed è così che ho molto gustato La saga di Vigdis e rinsaldato questo mio spirito norreno.

5 commenti su “La saga di Vigdis – Sigrid Undset

  1. etereamelodia
    22 novembre 2021

    Sorriso. Dalla parte del freddo.

    • 2000battute
      22 novembre 2021

      Grazie per il sorriso dal freddo.

    • etereamelodia
      22 novembre 2021

      Fa sempre bene, a prescindere dalla temperatura (credo).

  2. felice567
    4 ottobre 2021

    Anch’io sto da a’ parte di chi ci piace ‘o Cornelio

  3. Nicola
    3 ottobre 2021

    I commenti di Cornelio Nepote sono irresistibili e sagaci, in questo caso molto sagaci. A me mi piace.

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Questa voce è stata pubblicata il 3 ottobre 2021 da in Autori, Editori, Undset, Sigrid, Utopia con tag , , , , .

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