2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

L’angelo di Sodoma – Alfonso Hernández Catá

L’ANGELO DI SODOMA 
Alfonso Hernández Catá
Traduzione di Laura Putti
Autopubblicato 2021

Commento di Cornelio Nepote, redivivo

Lisciatissime Signore dalle unghie pittate da svelte manine cinesine, furie indomite della tastiera, amazzoni della tangenziale intasata, creature così splendenti da oscurare Betelgeuse e Antares,

come voi sapete bene, a me non scrivono molte persone, anzi pochissime, per non dire proprio nessuno. Né molti leggono quello che scrivo, né io di mia iniziativa rivolgo la parola a molti, anzi forse a nessuno, probabilmente dialogo solo con me stesso, ormai da non pochi anni, in una pozza di Narciso che si alimenta biforcandosi, inforrandosi, annusando l’aria e leccandosi le labbra.
Ricordo ad esempio quando iniziai a tenere questa raccolta di commenti e mi dovetti inventare che c’era un’altra persona che scriveva oltre a me, per fingere un dialogo. Dissi che si chiamava 2000battute, lo stesso nome della raccolta, ma poi presero a chiedermi quale fosse il nome vero di costui e allora m’inventai che si chiamava Marco, che è come si chiama il vecchio che vende caldarroste all’angolo del vicolo. Al tempo mi sembrò un buon modo per iniziare un dialogo senza dialoganti.
Ma tutto questo non ha quasi nessuna importanza, vero? Già dire “quasi” è una presunzione e una caduta di stile imperdonabili. Basterebbe dire soltanto

Sì può essere, quindi?
Quindi niente.

Anzi, quasi niente, mi viene da dire che fa chic oggi parlare con pochi, a pochi o ancor meglio a nessuno, parlare al vento, all’albero, parlare da solo per le calli nelle quali serpeggia la nebbia e risuonano i passi, argomentare al sacro vulcano dalla cima della terrazza sopra i vicoli, con vista sulla città topaia, da dove sale il rumore di passetti frenetici, i rumori di ruote, di funerali e di mercati, e sempre il vociare fitto fitto che non smette mai, dalla mattina alla sera e poi dalla sera alla mattina il vociare c’è sempre, anche quando non c’è più nessuno in strada, il vociare rimane. Forse è una registrazione, come il salmodiare alle processioni dei preti, ma forse no.

Fa decisamente molto chic essere dei solitari. Un tempo faceva Nanni Moretti, adesso Nanni Moretti è vecio ed è il massimo della chiccheria non dialogare visto che conversare, messaggiare, storieggiare, essere seguiti, followati, likeati, cuorati, stellinati, condivisi, ricondivisi, replicati, trollati, insultati, adulati, replicati sono tutte diventate cafonerie da consumisti della parola. PPP non lo avrebbe tollerato, pace all’anima sua.

E come quasi sempre, il problema è estetico ma non lo si vuol dire.
I cafoni consumisti hanno il terrore dei problemi estetici. Hanno il terrore di molte cose, ma niente come dei problemi estetici. Sono oppressi dai problemi estetici, scappano correndo in circolo, gridando, agitandosi. I problemi estetici li distruggono, cadono in depressione, sono perennemente insicuri, sragionano e si inventano tutte le possibili scuse pur di non affrontare a viso aperto un problema estetico.   

Prendiamo questi social network, ad esempio, nei quali vivono molti di questi cafoni consumisti.
Sono i luoghi antiestetici per antonomasia. Qualunque cosa transiti nei social network perde immediatamente tutte le qualità estetiche.
Pensateci, doratissime Betelgeuse.
Il sesso nei social network. L’eros, si diceva quando ero giovane e c’era l’anarchia.
Quando il sesso passa sui social network, l’eros scompare. C’è più erotismo in un banco di frutta e verdura del mercato che in tutti i social network del mondo.
La politica. Ci fossero stati i social network quando ero giovane, noi dell’anarchia vincevamo a mani basse, con i borghesi e i fascisti tutto il giorno a messaggiare sui social network perché l’anarchia è il trionfo del senso estetico. Il mondo sarebbe stato anarchico e bellissimo. Invece è diventato borghese e fascista e fa schifo. Sempre lode e gloria al Principe Bianco, a Éliseé Reclus e a tutti i compagni sulle barricate e tra i monti del Matese.
La letteratura e i social network. Tra tutte le cadute di stile più ignominiose e le cafonaggini delle marmaglie, niente batte il degrado estetico raggiunto dalla letteratura sui social network. Nessuno era preparato, nessuno aveva intuito. Si sono fatte previsioni pessimistiche di ogni tipo riguardo i social network, dalla riduzione del volume cranico e della lunghezza del pene fino alla diffusione della cecità, ma proprio nessuno aveva previsto che si sarebbe scoperto che gente erano gli scrittori e i loro lettori. Un tempo si andava al convitto dove chi insegnava diceva che leggendo si sarebbe diventati intelligenti. Il problema era che c’era sempre qualcuno che prendeva la cosa alla lettera e leggeva così tanto da diventare molto più intelligente di chi insegnava e si accorgeva delle cretinaggini che dicevano. Era allora che si diventava anarchici.
Oggi? Se uno insegna ai mocciosi che leggendo si diventa intelligenti, la prima cosa che fanno i mocciosi è andare sui social network a leggere cosa dicono quelli che dicono di essere degli scrittori. Poi diventano rapper e si fanno chiamare Baby Ghetto. Come dargli torto.

Questa modesta premessa per dire che mi è successa una cosa insolita, più insolita del normale insolito che ormai non sorprende nemmeno più. Ho sentito una voce dirmi che c’era un libricino clandestino, un libricino sbarcato su una spiaggia dopo un lungo viaggio, un libricino che nessuno voleva, pochissimi leggevano, anche se un tempo erano stati non pochi i suoi lettori. Ebbene, proseguiva la voce, il libricino si intitola L’angelo di Sodoma e venne scritto nel 1928 da Alfonso Hernández Catá, uno scrittore cubano-spagnolo, diplomatico di professione. Il libricino si dice sia stato uno dei primi romanzi la cui passione d’amore, canonica, manierata, rispettosa di stilemi e forme, è un’amore omosessuale. Si dice anche che ricevette una buona accoglienza di pubblico.
Successivamente trovo indicato che è apparso in 36 edizioni ed è disponibile in più di 130 biblioteche negli Stati Uniti, tra universitarie e pubbliche.

In Italia pare non sia mai arrivato, chissà quali misteriose forze lo hanno impedito, e solo ora ne esiste un’edizione autopubblicata, se ho capito bene, dalla stessa traduttrice.
Prendiamoci un momento per riflettere ed evitare di di dire le solite banalità.
Le banalità sono banali e se talvolta repetita iuvant, repetita banalità annoia.
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La copertina è ammiccante e infedele.
Il testo invece non lo è.
Al contrario, è una storia convenzionale, nel solco ad esempio del Tristana di Benito Pérez Galdós scritto alla fine dell’800, a sua volta ben piantato nel solco della letteratura francese con quello stile particolare nel disegnare le protagoniste letterarie, donne tragiche e inaffidabili, volubili e fragili, dominanti e dominate. Tristana è certo figura più complessa di José-María de L’angelo di Sodoma e la storia della prima ha volute che girano più volte del secondo. L’angelo di Sodoma però gioca sulla semplicità, sulla linearità della storia, che deve progredire senza strappi fino al suo prevedibile finale. È tutto apparentemente banale, tanto è scontato quel protagonista e la sua vicenda famigliare e personale. Lo è anche il fatto che il suo sia un amore omosessuale e la figura tragica sia lui, invece della canonica figura letteraria femminile.
La bravura di Alfonso Catà sta nell’essere un illusionista. La normalità può essere più rivoluzionaria dell’eccezionalità. Un semplice scambio di ruoli fa vacillare un intero genere letterario. Un gioco di mano ben fatto è invisibile allo spettatore, che non si capacita di come la realtà sia mutata.
Questo è L’angelo di Sodoma, un gioco di mano in forma di libro, eseguito con maestria da Alfonso Catá. A José-María potremmo sostituire María-José, il baldanzoso circense continuerebbe ad andare bene e con pochi accorgimenti tutto rimarrebbe in perfetto equilibrio. Solo sarebbe una storia banale raccontata mille volte, mentre invece quella di Catá non lo è affatto. Questo è il suo merito.
Forse questa è anche la ragione per cui in Italia non è mai arrivato, prima troppo oscena la normalità dell’amore omosessuale, poi troppo delicata per la letteratura da social.
In ogni caso ora c’è.

Ossequiosamente ringrazio L.

4 commenti su “L’angelo di Sodoma – Alfonso Hernández Catá

  1. António
    4 ottobre 2021

    letture sempre molto interessanti, grazie.

    • 2000battute
      4 ottobre 2021

      Bisogna ringraziare Laura Putti che lo ha tradotto, autopubblicato e cerca di farlo conoscere, come e conosciuto in molti altri paesi.

  2. laura putti
    3 ottobre 2021

    Caro cn io non so chi lei sia nè che droghe si faccia, ma le passi anche a me perché la rendono di una meravigliosa lucidità intellettuale. Quello che scrive sul mio Angelo, sul mio povero e amatissimo José María è tutto vero. È andata così . Non smetto di seguire il suo blog, le sue scelte sono importanti per me. Sono felice che la mia le sia piaciuta, che L abbia sorpresa. E la ringrazio de tout mon coeur

    • 2000battute
      8 ottobre 2021

      Anche io ho dei dubbi su chi io sia.
      O quale sia una droga buona.
      Però a leggere il suo messaggio mi è tornato in mente Freak Antoni che cucina gli spaghetti sul palco del palasport di Bologna con una pentola in testa invece che cantare. Credo che nessuno sia mai stato più lucido e drogato di lui.
      È un’immagine bellissima.

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