«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa
IN DIFESA DI ME STESSO – Deposizioni e verbali del processo del 1849 contro il «circolo di Petraševskij»
Fedor M. Dostoevskij
Traduzione di Silvana De Vidovich
il melangolo 1994
A me personalmente è capitato , una volta dimenticata la tristezza, di ridere su quanto di pericoloso per la società e quindi di non adatto alla pubblicazione il censore aveva trovato nei miei manoscritti e in quelli di altri.
Ho riso perché solo a un censore di oggi potevano venire in ente simili sospetti. Nella più innocente e semplice frase si sospetta la presenza del più criminale pensiero, al quale è evidente che il censore dà la caccia, impegnandosi con tutte le sue forze, perché quella è la sua idea fissa, di cui non riesce a liberarsi, che lui stesso ha inventato, attanagliato dalla paura e dai sospetti, che lui stesso ha fatto nascere nella propria fantasia e che ha colorato di fosche e orribili tinte, fino a quando non riesce a distruggere il proprio fantasma assieme alla causa innocente della sua paura: l’originale, innocua frase dello scrittore. Come se, tenendo nascosto il vizio e il lato triste della vita, potesse nascondere al lettore la loro presenza nel mondo! No, lo scrittore non potrà mai fare questo sistematicamente, fino al punto di essere sospettato di falsità e ipocrisia. Ma credete sia possibile scrivere solo cose belle? Come è possibile vedere il lato gioioso di un quadro senza vederne anche quello cupo? Non esiste un quadro che non abbia insieme luci e ombre. Dicono: descrivi soloil coraggio, le virtù. Ma noi non potremo conoscere la virtù senza il vizio; i concetti di bene e male procedono sempre insieme, uno accanto all’altro. Descrivo l’ignoranza, il vizio, il sopruso, la superbia, la violenza? Il censore immediatamente sospetta di me e pensa che per me il mondo sia tutto così, senza nessuna eccezione. Io non credo che si debba necessariamente descrivere il vizio e il lato triste della vita. Non amo né l’uno né l’altro. Ma sto parlando nel puro interesse dell’arte.
Che Dostoevskij rida per sempre anche di voi, moderni censori italiani e occidentali, miseri epigoni di quelli russi del 1849.
Inevitabile la retromarcia, ma l’onta rimane.
La mediocrità rifugge la grandezza, spaventata e invidiosa. Se appartiene a nature servili, è pericolosa, infida, vigliacca, arrogante.
Atroci tempi viviamo.
Pare che il veto sia stato tolto. Ma la corrente è impetuosa e non si fermerà.
Grazie comunque tra rabbia e desolazione.
Duemila battute, come ringraziarti?
Gli itineranti dell’Olocausto sono scomparsi.
I paladini della democrazia giocano a nascondino.
Purtroppo non vi è notizia dell’eclissi dei cretini. Né di bombe intelligenti sganciate per loro. Solo per loro.
Non c’è nulla di cui ringraziarmi, la mia è solo rabbia nel constatare che sempre di più laddove dovrebbe trovarsi la ragione, la lettura della storia, la capacità di distinguere durante eventi che sono drammatici e caotici, sono invece di casa i censori ossequiosi, le sacerdotesse della morale, tutti quelli per i quali la codardia è la condizione esistenziale.
È solo rabbia per essermi troppe volte domandato come avevano fatto quelle certe persone, in un certo tempo e luogo, a non accorgersi di cosa era diventato il loro mondo, cosa si preparava per loro e a essermi sentito confortato dalla rassicurante normalità che vedevo intorno a me.
Ed è rabbia anche per il sapere ormai senza più alcun dubbio che i tempi drammatici che si approssimano vedranno ancora e ancora, sempre di più, questi censori ossequiosi e codardi diventare prepotenti, usare il loro potere e le istituzioni per mantenere lo status quo, congelare la situazione, autoelogiarsi, scambiarsi pacche sulle spalle, ripetere formule vuote, costruire castelli burocratici, indifferenti a tutto tranne che a loro stessi.
Verrà un tempo quando si volteranno indietro e guarderanno ai colpevoli del disastro.
Io mi sento già addosso quello sguardo e provo rabbia.