2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

In vita – Haroldo Conti

IN VITA
Haroldo Conti
Traduzione di Laura Branchini
Asinelli Editori / Burritos Edizioni 2021

È stato pubblicato a gennaio del 2021, prima traduzione italiana, e io ce l’ho da allora perché l’avevo ordinato al libraio pure da prima perchè sembrava dovesse uscire a dicembre e passavo ogni settimana a chiedere se fosse arrivato e il libraio mi diceva di no, che non sapeva quando sarebbe arrivato. Poi è arrivato ed ero contento, l’ho poggiato su uno scaffale in modo da vederlo facilmente e là l’ho lasciato fino a che qualche l’altra settimana ho ricevuto un messaggio che diceva che In vita di Haroldo Conti era stato pubblicato a gennaio 2021. Diceva soltanto questo, non chiedeva nulla, solo mi ricordava che era da gennaio 2021 sul mio scaffale. Lo sapevo, era nel catalogo aperto dei miei pensieri, era un dialogo sommesso, avevo un appuntamento con lui.

Nelle note biografiche di Haroldo Conti, a margine della parte preponderante sulla sua opera e sulla tragica fine, viene quasi sempre ricordato che in vita ricevette profondo affetto dai suoi lettori. È la parte che mi commuove di più perché è il sentimento più forte che anche io mi procuro dalle sue opere, l’affetto per lui. Un affetto fraterno di amicizia sedimentata nel comune osservare il mondo e se stessi nel mondo, l’affetto pacato della presenza silenziosa e immateriale, l’affetto per quelle parole che fluiscono srotolando matasse di immagini ripetitive, quotidiani, banali, incollate in modo precario e disordinato. Faccio parte della schiera di lettori di Haroldo Conti che gli tributano un profondo e inalterabile affetto e questa è in fondo l’unica cosa dignitosa che riesco a dire della sua opera.

Per il resto di quello che si può dire e scrivere, la dignità non è un merito e tanto meno un valore. Non lo è neppure per Haroldo Conti e per In vita. Se si cerca a tutti i costi di risultare dignitosi in quello che si dice e scrive, allora tanto vale stare zitti. Non c’è banalità maggiore, conformismo più sdraiato, noia più scorticante del farsi scudo con la propria dignità. Uno scrittore questo dovrebbe saperlo. Un bravo scrittore dovrebbe avere il mestiere sufficiente per metterlo in pratica. Il grande scrittore ci vola sopra. Haroldo Conti ci vola sopra.

Discesero lungo il ponte e costeggiarono la stazione, con la stazione da una parte e i negozi dall’altra, anche se erano accese solo le vetrine dell’Internacional che fiammeggiarono come bandiere sdrucite che il vento si portò via. Si fermarono in fondo alla strada davanti al Polo Viejo.

Era un buon inizio. Se uno non ha un’idea precisa la cosa migliore è iniziare da lì. Di giorno è un posto miserabile ma di notte, una qualsiasi notte d’estate, si trasforma completamente. Solo allora diventa il Polo Viejo. A parte le ghirlande, che di giorno lo rendono ancora più miserabile, non ha nulla di speciale. Solamente la notte e la luce appiccicosa dei lampioncini e il cuore fiammante dell’estate. Quando ti domandi alla fine della domenica come siano iniziate le cose, è probabile che siano iniziate al Polo Viejo, anche se non vuol dire niente.

Pensaci un momento, non hai anche tu un tuo Polo Viejo da dove iniziare se non hai un’idea precisa – e avere un’idea precisa non è sempre la cosa migliore da augurarsi perché a forza di idee precise poi si finisce per non sapere più di preciso cosa si è diventati – ce l’hai un tuo personale Polo Viejo? Magari un tuo confuso e polveroso Polo Viejo, un tuo di giorno normalmente schifoso Polo Viejo ma che di notte diventa un cuore fiammante di luce appiccicosa, secondo me, mi permetto di usare con te questa espressione aggressiva, perdonami, è la foga verbale, secondo me, se ci pensi mentre ascolti le pulsazioni che rallentano, ce l’hai un tuo Polo Viejo da dove puoi decidere di far iniziare una qualsiasi storia tu voglia confusamente ricordare.
Secondo me ce l’hai. Io ce l’ho.
Ecco come fa Haroldo Conti a guadagnarsi profondo affetto dai suoi lettori, fa ricordare a ognuno di loro il proprio Polo Viejo, e queste sono le cose che le persone si ricordano a lungo.

Io starei ore a spostare ricordi a caso a Polo Viejo, facendoli tutti quanti partire da là. Questa è anche la storia di In vita. Sono fili che si dipanano spezzandosi in frammenti, confusi tra storie e memorie e sogni senza alcuna distinzione precisa, distinzioni irrilevanti se non per alcuni sdegnati dall’indegnità dei Polo Viejo. Haroldo Conti invece ci immerge un intero libro in quel posto di giorno miserabile e di notte fiammante di luce appiccicosa. I luoghi di Haroldo Conti sono sempre miserabili, precari, unti di normalità, impastati di tinta grigia, fino a che non inizia la notte, le luci si accendono e ansimano per gettare macchie di colore nel buio, ed è allora che cambiano anche le storie, cambiano i personaggi, cambiano le loro vite e le loro parole, cambia la musica che suona Haroldo Conti, arriva il mingherlino suonatore di bandonéon, le caraffe di vino prendono a girare, l’auto corre a rotta di collo… te lo ricordi quella volta a Bragado, a Pilar, a Las Flores… le voci si scavalcano, le mani si agitano, i compagni di storie si alternano caoticamente, e caoticamente le frasi si intrecciano… Polo Viejo, il luogo da dove se vuoi puoi far cominciare ogni ricordo.

Il vento soffiava da sud. Un foglio di carta gli si incastrò tra i piedi e sentì l’odore del fiume. E in quell’odore di fango marcio vide passare tutto affannato uno spettrale Oreste Antonelli che si portava appresso lungo un interminabile Paseo Colón qualcosa che poteva essere la sua storia, una manciata di gesti e tentativi, indumenti e gioie passeggere, affanni.
Girò in via Venezuela.

Il soggetto che vede passare uno spettrale Oreste Antonelli è Oreste Antonelli, il personaggio del libro, ma chi parla in realtà è Haroldo Conti, sempre presente, sempre interlocutore del proprio lettore, che qui sta spostando alcuni pezzi per preparare il finale del libro. Il meraviglioso finale del libro, nel quale i frammenti di storie e i frammenti di memorie e i frammenti di sogni che nelle pagine si sono aggrappati disordinatamente uno all’altro, s’incontrano in una casa ordinata e irreale, nel tepore famigliare di una famiglia che non c’è mai stata, lungo un viale nebbioso dal quale spunta un ragazzo per applaudire sarcastico e andarsene, naturalmente nemmeno questo è mai avvenuto.

Meraviglioso Haroldo Conti.

-Quel che mi succede è che penso alle notti d’estate. Ma non so cosa sia a piacermi di più, se la notte stessa o il suo ricordo.
-Tutto è ricordo, pure questa notte.
Tacquero. Sicuramente lei ci stava pensando sopra.
-Ciò che intendo è che per il resto dell’anno penso a quelle belle notti ma non saprei dirti se mi piacciano quando le vivo.
-Forse allora è ad altre notti che pensi.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 Maggio 2022 da in Asinelli, Autori, Burritos, Conti, Haroldo, Editori con tag , , , , .

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