2000battute

«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Senza respiro – David Quammen

SENZA RESPIRO
David Quammen
Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra
Adelphi 2022

Commento di Cornelio Nepote

… infine Quammen scrisse lo Spiegone, come era pure logico che facesse per capitalizzare il lavoro fatto da una quindicina d’anni a questa parte e sfruttare le occasioni che il mondo covidizzato e socialmediatico ha mostrato in modo tanto chiaro con la psicopolarizzazione estrema tra l’essere alla canna del gas o succhiare a tutta forza dal respiratore con l’ossigeno.

Il fatto è che non è più possibile sfuggire agli estremi psicopatologicamente dominanti: il complottista antiscientifico e il crociato della scienza, una sfida tra chi è più ignorante e più incline alla propaganda, ma che altro sono gli estremi psicopatologicamente dominanti se non tragiche caricature?

Se tu pensi di essere né l’uno né l’altro, allora sei destinata a mangiarti il fegato, un po’ come Prometeo e l’aquila mandata da Giove, e magari avessimo ancora la lucidità mentale dei Classici che creavano miti didascalici con ruoli ben distinti, da noi è tutto mescolato, tu ti alzi la mattina, scendi dal letto con il piede che ti pare, che ormai a quelle idiozie non ci crede più nessuno, e ti domandi: ma io sono l’aquila o sono Prometeo? Sono l’aquila o sono Giove? Sono l’aquila, Giove o Prometeo? La tua giornata inizia con questa domanda, tutte le giornate iniziano con questa domanda, poi la domanda si ripete per tutto il giorno e la risposta cambia ogni volta.

Questa è la condizione di chi pensa di essere ragionevole, informato, educato, razionale e tutte le altre belle qualità che si attribuisce chi non è stato risucchiato nei vortici cospirazionisti o fideistici. Io dico che vivere la condizione di persona ragionevole nel 2022 sia psicologicamente faticoso e porti inevitabilmente all’usura mentale, con conseguenze varie che ora non è il caso di discutere.

Chiarito questo punto essenziale, torniamo al libro di Quammen, manuale di self-help, grande spiegone per persone ragionevoli nel mondo covidizzato, era ovvio che Quammen avrebbe scritto quel libro, se una adesso alza la mano e dice Ma no dai, chi lo avrebbe mai pensato… a me sta subito simpatica per lo spirito ironico che dimostra.

Ricevere conforto è esattamente quello di cui hanno bisogno le persone ragionevoli, il libro di Quammen è un genere di conforto, come lo shopping, la torta Sacher, le serie tv o il porno su internet, piaceri effimeri che servono ad alleviare per poco il tormento prometeico quotidiano e la costante rottura di palle dei cospirazionisti e dei fideisti amplificati dalla cassa di risonanza della stampa e dei media.

Prendiamo ora in considerazione il sostantivo “spiegone” che ho usato per definire il libro. È termine di origine colloquiale recente, non credo abbia radici antiche dialettali o folkloriche, e come spesso capita con i termini colloquiali, è allo stesso tempo grossolano e ricco di sfumature semantiche. Uno “spiegone” non equivale a “lunga spiegazione”, espressione troppo asettica, nemmeno a “spiegazione pedante”, troppo connotata negativamente, non è neppure “spiegazione noiosa” che marca una caratteristica del tutto diversa.

Uno spiegone è una spiegazione troppo lunga, dal tono tendenzialmente paternalistico e offerta con l’intento di rassicurare informando. Il libro di Quammen è assolutamente uno spiegone.

In quanto spiegone che arriva al momento giusto viene giustamente celebrato come ottimo libro, lo è, viene celebrato come una voce di ragionevolezza, lo è, viene celebrato come una spiegazione scientificamente corretta ma allo stesso tempo comprensibile al pubblico di non specialisti, e lo è. È tutte le belle cose che si dicono di lui, tranne l’ultrafesseria che qualcuno ancora va ripetendo che è il libro di colui “che ha previsto il Covid”.

Quammen non ha previsto il Covid e in generale non ha previsto niente e nemmeno fa previsioni, per cui non è colpa sua se in giro c’è gente che dice delle fesserie perché non sa di cosa parla.

Correva l’anno 2014 quando lessi Spillover appena uscito per Adelphi (Adelphi dovrebbe scrivere un libro per raccontare come è avvenuto il colpo di culo o di genio che l’ha portata a scegliere di pubblicare Spillover) e già allora facevo notare che Quammen non aveva affatto predetto l’epidemia di Ebola in corso in quei giorni, e che per la prima volta si era estesa oltre una zona limitata del centro Africa, perché scritto in precedenza e senza alcuna previsione per il futuro. Quindi, aver assistito, come è in effetti avvenuto, alla celebrazione di Spillover nel 2020 come il libro che aveva previsto il Covid e ancora oggi sentirlo ripetere, potete capire che da un lato induce un certo sconforto generazionale, dall’altro mi aiuta a chiarire il pensiero sui generi di conforto per la classe media, una volta si diceva borghese, oggi si dice ragionevole, la classe media ragionevole, che come era quella borghese, ci tiene particolarmente alle apparenze, ieri borghesi, oggi ragionevoli, ma dietro la facciata c’è, ieri come oggi, l’inferno di psicosi esistenziali.

Quindi, l’arrivo dello spiegone una volta calmate le acque della pandemia nel psicotico e opulento mondo occidentale era ovvio, come lo sono sempre le analisi storiche dei vincitori nei giorni successivi la fine di un conflitto. La prima esigenza che c’è sempre dopo un armistizio è scrivere la storia dei vincitori. Questa è la prima esigenza, poi vengono le altre, ricostruire, riunificare, comprendere, analizzare etc.

Quammen scrive la prima storia dei vincitori e il tono è esattamente quello tipico delle storie dei vincitori raccontate nell’immediato dopoguerra, elegiaco, soddisfatto, positivo, sicuro anche nel definire le incertezze, sceglie strategicamente cosa citare e cosa ignorare, si dimostra democratico nel celebrare le figure minori come gli eroi della vittoria (con qualche cedimento di troppo, a mio parere, un paio di pessime figure del teatrino quotidiano di virologi/epidemiologi/veterinari/matematici con le quali i quotidiani e i media hanno intossicato l’Italia per due anni le poteva ignorare). Ricordate, è una storia scritta per le persone ragionevoli, quindi è scritta bene, documentata, equilibrata, senza derive cospirazioniste o fideiste, è una bella narrazione. Se pensate che lo stia criticando vi sbagliate, è assolutamente il libro perfetto per il momento e per il Natale.

In Senza respiro Quammen entra nella disputa sull’origine del Covid pretendendo di assumere esclusivamente il punto di vista scientifico, quando però la disputa è sì scientifica, come avviene sempre per la ricerca delle origini di un nuovo agente patogeno, ma nei fatti guidata e sostenuta da ragioni puramente politiche e di peso degli schieramenti polarizzati, ovvero ragioni completamente antiscientifiche. È il problema dell’elefante nella stanza che possiamo pure supporre che stia perfettamente immobile e silenzioso, ipotizziamo anche di essere bendati e quindi non vedere che nella stanza c’è un elefante, rimane il fatto che l’elefante puzza parecchio, e allora per tenere in piedi la pretesa di avere unicamente un punto di vista scientifico si deve pure ricoprire l’elefante di deodorante. Nei fatti non esiste una disputa sull’origine del Covid scissa dalle considerazioni politiche e culturali, così come non esiste una scienza scissa da considerazioni politiche e sociali. Se ti sembra che esista, tu non ci vedi bene. È un genere di semplificazioni che sono proprie delle storie piene di positività dei vincitori, e questo nonostante Quammen, meritoriamente, si impegni nell’evitare le semplificazioni scientiste che immaginano il metodo scientifico come le istruzioni per montare il premio dell’ovetto Kinder, invece di un lento e faticoso avanzare nel buio della non conoscenza.

Questa pretesa di isolare il discorso scientifico da tutto il resto porta Quammen in zone pericolose che a tratti sfiorano la narrazione agiografica, la ricerca a tutti i costi di eroi ed eroismi, una scelta di ricerche da citare o da ignorare che sembra talvolta parecchio soggettiva, e qualche pedanteria eccessiva a proposito delle pratiche accademiche come l’ordine degli autori o i rapporti tra editor e autori (dettagli per i quali sarebbe il caso di praticare più liberamente un classico menefreghismo, che sono consapevole avere origine nel fascistissimo “me ne frego”, ma pure i fascisti qualcosa di buono l’hanno fatto, ad esempio inventare il “me ne frego” e poi… ehm… e poi… hmmm.. boh!… adesso non mi viene in mente niente altro di buono che abbiano fatto… ci penso dopo quando sono al mercato e se mi viene in mente lo aggiungo).

Per tutto questo, una ricostruzione completa ed affidabile delle ricerche sull’origine del Covid (si chiama SARS-COV-2 il virus, lo so, ma chissenefrega non sono Quammen, io dico Covid) e delle conclusioni che al momento si possono trarre emerge chiaramente e rappresenta il valore scientifico del libro. Questa ricostruzione sta in 50 pagine al massimo. È il resto il valore sociale del libro, la narrazione consolatoria e positiva, il genere di conforto per la classe media ragionevole che sopravvive nel mondo covidizzato e iperpolarizzato e ha bisogno di storie di vincitori ragionevoli in cui identificarsi per non finire schiacciata dal tormento prometico della perdita di identità e dalla melma delle stories degli influencer di vario genere e natura.

Difficilmente una storia dei vincitori scritta in un tempo vicino agli eventi resiste alla prova del tempo e temo che così sarà per Senza respiro, che da un punto di vista letterario e di divulgazione scientifica non regge il confronto con i suoi precedenti libri, Spillover, un ottimo libro, e L’albero intricato secondo me il suo migliore e in assoluto uno dei migliori testi divulgativi sull’evoluzione umana (sfortunatamente oscurato dalla celebrazione del mediocre Harari e in Italia dal pieroangelismo). Ha dei difetti certi, ma in un clima di armistizio si possono anche non enfatizzare troppo, in fondo è il libro adatto al tempo attuale, serve confortare le persone ragionevoli in modi ragionevoli perché stanno soffrendo, quindi ben venga, molto consigliato come regalo di Natale, garantita la bella figura.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 dicembre 2022 da in Adelphi, Autori, Editori, Quammen, David con tag , , , , .

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