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«Appartengo a una generazione disgraziata a cavallo fra i vecchi tempi ed i nuovi, e che si trova a disagio in tutti e due. Per di più, come lei non avrà potuto fare a meno di accorgersi, sono privo d’illusioni.» –Tomasi di Lampedusa

Teoria della Curva a Banana

curva a banana

La rinomata e celebrata Teoria della Curva a Banana fu presentata al pubblico un giorno di tarda estate del 2012, era il 1 settembre, a voler essere preciso, ed è contenuta all’interno del commento a Pulp Roma dell’ottimo Tommaso Pincio. In seguito è stata ripresa più e più volte per la sua inequivoca adattabilità a essere spiegazione ultima e definitiva di circostanze altrimenti contraddittorie e misteriose.

Viene qui riproposta a beneficio generale nella sua formulazione originale ed autentica. Diffidate delle imitazioni.

[…] vi racconto la storia della curva a banana di Via di Casaglia a Bologna, che c’entra con la faccenda di dove iniziare a leggere un autore, Tommaso Pincio, ad esempio, perché anche gli autori, magari non tutti, ma molti sì, fanno delle curve a banana.

Intanto, come tutti saprete, per fare una curva, soprattutto in discesa, ci sono due fasi fondamentali: quello che si fa prima di iniziare la curva e quello che si fa mentre si percorre la curva. E come tutti, spero, saprete, è più importante quello che si fa prima di iniziare la curva, che se si fa bene poi il resto va via liscio, altrimenti sono problemi e ci si deve affannare mentre si percorre la curva.
Questo vale in generale, ma tanto di più vale con le curve a banana.

“Che roba è una curva a banana?”, direte voi.
Una curva a banana è una di quelle curve che sembrano larghe e placide e in effetti iniziano in questo modo, poi però d’improvviso si stringono invece di aprirsi, come avevano dato a intendere, e se uno non è attento o non ha fatto le cose per bene, poi si trova a dover remare controcorrente.

Su per Via di Casaglia a Bologna, che è una delle molte strade che portano sui colli, c’è la più bella curva a banana che abbia mai visto; io la adoro, anzi la amo, ogni volta che la percorro in discesa provo un piacere meraviglioso, la guardo arrivare e penso “Eccoti qua, lo so, lo so, guarda come sembri innocente, io a te ti conosco” e a conoscerla la si percorre larghi all’inizio, poi appena si stringe ci si infila dentro che è una bellezza.

È la curva più bella del mondo, secondo me.

Ma non tutti stanno attenti e allora per loro diventa fetente.
Fu quello che successe al mio amico Giulio, che quando eravamo ragazzini andavamo su per Via di Casaglia con le biciclette. Avevamo tutti degli scassoni infernali o delle grazielle con la sella da motorino (io ne avevo una così e all’epoca era cosa sciccosissima, come saper fare le impennate); Giulio invece aveva una bici da corsa, che poi non era proprio una vera bici da corsa, ma una normale bici da uomo che aveva mezzo trasformato in una tipo-da-corsa.

Quindi, quel giorno stavamo scendendo e si andava forte e Giulio con la sua bici tipo-da-corsa andava molto più forte di noi altri del gruppetto degli scassoni e delle grazielle e ci aveva distanziato di parecchio lanciato a razzo tutto incuneato sul manubrio basso.

Fin quando non siamo arrivati alla curva a banana e abbiamo trovato la bici tipo-da-corsa di Giulio in mezzo alla strada. Ci fermiamo e qualcuno dice: “Eh, ma Giulio dov’è andato?”
Allora guardiamo e lo troviamo steso a pelle d’orso nel fosso dietro il guard-rail.
Non si era fatto niente, si era solo schiantato quando la curva a banana aveva stretto ed era rimbalzato contro la siepe della casa e poi rotolato nel fosso.

Ecco, questo per dire che, probabilmente (ma la prossima volta che lo incrocio glielo chiedo), al mio amico Giulio la curva a banana di Via di Casaglia non deve aver lasciato un buon ricordo, mentre per me è la curva più bella del mondo.

Per certi autori vale la stessa cosa, se ci si infila in una curva a banana dei loro libri senza preparare bene la curva, si rischia di finire stesi dietro al guard-rail, al contrario, invece, sembrerà come una lunga chiacchierata bellissima con un amico.

4 commenti su “Teoria della Curva a Banana

  1. laura
    18 dicembre 2021

    appena finisco Gao Xingjian (La Montagna dell’anima) prendo Onetti, non si può resistere a questo consiglio passionale [chissà se anche in Gao Xingjian c’è una velata curva (non lo vedo nell’eccezionale elenco di autori e sarei curiosa di sapere la sua opinione], con cosa parto : Gli addii o La vita breve ? Grazie!!

    • 2000battute
      18 dicembre 2021

      La vita breve poi Raccattacadaveri poi Il cantiere. È un unico libro ma sono anche tre libri diversi. Se non molla tutto prima e ha ancora voglia, gli altri. Gao Xingjian non lo conosco, me lo segno.

  2. laura
    13 dicembre 2021

    buongiorno, sono finita nel suo blog seguendo Onetti, che ancora non ho letto, portata a Onetti da Piglia. Leggerò Onetti,
    ma vorrei capire meglio la teoria della curva a Banana, che essendo ciclista, mi piace tantissimo: potrei avere un esempio ? probabilemente facendo tanta “strada” lo sguardo non riesce ad alzarsi più di tanto e la metafora non mi si svela
    garzie mille, anche a Cornelio

    • 2000battute
      16 dicembre 2021

      Ah la curva a banana! Uno dei ricordi più belli che conservo e la teoria tra le tante che ho di cui vado più fiero.
      Visto che si appresta a leggere Onetti, allora l’esempio è fatto: Onetti è una curva a banana delle più meravigliose, per conto mio la più meravigliosa della letteratura. Perché fa apposta a esserlo. In molti casi la curva a banana può essere solo uno sbaglio di chi ha disegnato la strada o magari non si poteva fare diversamente, ma in alcuni casi penso sia fatto apposta proprio da quelli che amano la insidiosa bellezza delle curve a banana che, in fondo, non fanno altro che ricordare che la vita non può che essere imprevedibile, nel suo fondo, almeno. Onetti non le disegnerà mai una curva da percorrere con tutta tranquillità sapendo che è fatta per tenerla in strada, non per sbatterla contro il guardrail, ma le racconterà una storia che non è la vera storia che vuole raccontare e nemmeno la scena che le descriverà non è la vera scena che sta descrivendo, tutto sembra qualcosa di famigliare eppure straniante. Onetti è fondamentalmente disinteressato al fatto che i suoi lettori capiscano quello che dicono i suoi libri e vi arrivino in fondo con soddisfazione di tutti. Come a una curva a banana non interessa che tutti quelli che la percorrono ne escano senza danni e senza sforzarsi, eppure c’è una bellezza in certe curve a banana che nessuna curva placida e innocua potrà mai eguagliare. Sono curve che hanno qualcosa in più, come un livello superiore di curvità.
      Lo stesso certi libri e certi autori hanno un livello in più di scrittura che esula dalla narrazione, dalla lettura da parte di un certo pubblico, da quelle che un lettore normalmente ritiene siano le sue giuste aspettative per il fatto di dedicare tempo ed energie alla lettura di quel particolare libro e autore, ad esempio che ci sia un fondo di onestà nei suoi confronti, che alla fine lo si aiuti a comprendere, che le parole siano parole, non altro. Alcuni autori, e Onetti certamente è uno di questi, non promettono di portare a destinazione i lettori, non sono complici, non sono amici, non sono nemmeno maestri, non sono prove da superare. Non sono niente di predefinito, non fanno patti impliciti, non considerano l’onestà autoriale un valore, non hanno il minimo interesse a ciò che uno farà con i loro libri. Quindi, in sostanza, uno è per forza da solo con un autore come Onetti, come è da solo quando percorre una curva a banana, soprattutto se non ci si vuole privare del piacere di sentire l’aria scorrere veloce. Vale tutto su Onetti, il meglio e il peggio, gli apprezzamenti convenzionali da antologia o da lezione accademica e l’impressione di avere davanti un mondo che a ognuno apparirà in modi e forme diverse, c’è chi ci vedrà senz’altro il mare e chi negherà assolutamente che ci sia, chi capirà i fatti secondo una certa sequenza e chi li vedrà in un’altra, chi dirà di aver sentito sempre una musica di fondo e chi invece continuava a prestare attenzione alle grida dei gabbiani.

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